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Articolo di approfondimento
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maggio 19, 2026

Il debito dei mercati emergenti dimostra una buona capacità di tenuta in un contesto segnato dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche

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maggio 19, 2026

Il debito dei mercati emergenti dimostra una buona capacità di tenuta in un contesto segnato dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche


Articolo di approfondimento

Il debito dei mercati emergenti dimostra una buona capacità di tenuta in un contesto segnato dall’acuirsi delle tensioni geopolitiche

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maggio 19, 2026

 
 

Il debito dei mercati emergenti ha iniziato il 2026 con uno slancio solido, sostenuto da condizioni macroeconomiche favorevoli e da solidi fondamentali dei Paesi – temi che si sono protratti dal 2025. I risultati di gennaio e febbraio sono stati guidati da un dollaro statunitense (USD) più debole, da rendimenti reali elevati, dalla compressione degli spread e da fondamentali resilienti a livello dei singoli Paesi.

Tuttavia, questi guadagni iniziali si sono invertiti a marzo (Grafico 1), dopo che gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran a fine febbraio hanno innescato volatilità in tutto l’universo degli asset EMD. Le valute dei mercati emergenti si sono complessivamente indebolite rispetto a un dollaro USA in rafforzamento, i tassi locali sono stati sottoposti a pressioni al rialzo e gli spread creditizi si sono ampliati in diversi segmenti selezionati dei mercati sovrani e corporate.

 
 
Figura 1
 
A marzo l’EMD ha guadagnato terreno in un contesto segnato dalla volatilità per la situazione in Iran
 

Fonte: J.P. Morgan, calcoli Morgan Stanley Investment Management, al 31 marzo 2026. Le attribuzioni dei rendimenti per lo spread del credito societario e lo spread del credito sovrano sono modellizzate tramite scomposizione del rendimento complessivo dello spread nei suoi due elementi: lo spread sovrano e lo spread societario su quello sovrano. Non è possibile investire direttamente in un indice. Dati forniti a scopo puramente informativo. I rendimenti passati non sono indicativi dei risultati futuri.

 
 

I cambiamenti dello scenario geopolitico rimodellano le dinamiche di mercato
Nel primo trimestre del 2026 gli eventi in America Latina e in Medio Oriente si sono rivelati fondamentali, poiché hanno ridefinito le dinamiche di mercato sia a livello regionale sia a livello globale.

La Strategia per la Sicurezza Nazionale dell’amministrazione Trump della fine del 2025 ha rinnovato l’attenzione sull’America Latina, aprendo la strada a una postura regionale più assertiva e a una maggiore presenza militare nei Caraibi.. All’inizio del 2026, un’operazione statunitense ad alto profilo ha estratto il Presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie, rimuovendolo dal potere, con l’ex Vicepresidente Delcy Rodríguez che ha assunto la leadership. Il nuovo governo ha rapidamente varato riforme economiche di ampia portata, tra cui una nuova legge sugli idrocarburi che consente una maggiore partecipazione privata alla produzione di petrolio e prevede un tetto alle royalty statali. Questi cambiamenti sono stati accolti positivamente dai mercati. Queste riforme hanno contribuito a sostenere un rally degli asset venezuelani nel corso del primo trimestre.

A fine febbraio, attacchi coordinati statunitensi e israeliani contro siti militari iraniani e figure di vertice della leadership del Paese hanno innescato una rapida escalation del conflitto. L’Iran ha risposto in tutto il Golfo, danneggiando infrastrutture energetiche di importanza critica. La chiusura effettiva dello Stretto di Hormuz ha contribuito a spingere i prezzi del petrolio greggio oltre i 100 dollari al barile in più occasioni nel corso del trimestre. Il conflitto si è ulteriormente intensificato quando Israele ha ampliato le operazioni contro Hezbollah spingendosi nel sud del Libano.

Impatti divergenti tra Paesi e risposte di politica economica
Il conseguente shock energetico ha introdotto un ulteriore livello di complessità per le economie dei mercati emergenti, con effetti disomogenei tra le diverse regioni. Fuori del Medio Oriente, i Paesi esportatori netti di petrolio come Kazakistan, Nigeria e Colombia, hanno beneficiato del rincaro del greggio. Al contrario, i Paesi importatori netti di energia come Corea del Sud, Sudafrica e India hanno dovuto far fronte al peggioramento delle ragioni di scambio, a crescenti pressioni inflazionistiche e al rischio di un rallentamento della crescita.

Poco dopo l’inizio del conflitto, diversi Paesi del Sud-Est asiatico hanno adottato misure di politica economica per affrontare la possibile interruzione delle forniture di petrolio. Ad esempio, l’Indonesia ha mantenuto prezzi al dettaglio dei carburanti fissi, aumentando la pressione su un tetto al deficit fiscale già sotto stress. Lo Sir Lanka ha imposto limitazioni di ampia scala sui carburanti e il Pakistan ha adottato una politica di smart working. Da marzo in poi, le risposte in termini di politiche economiche sono andate aumentando a livello globale, spaziando dagli appelli delle autorità a risparmiare elettricità a misure più incisive, come la riduzione o sospensione delle imposte sui carburanti, le limitazioni ai viaggi e la dichiarazione dello stato di emergenza.

Man mano che ci allontaniamo dalla fase iniziale di volatilità dei mercati e valutiamo i potenziali effetti nel medio-lungo periodo dei prezzi elevati del petrolio, la sostenibilità di queste politiche a livello di singolo Paese — e le pressioni fiscali che potrebbero generare — sarà fondamentale da monitorare.

Prospettive: un momento favorevole per il debito dei mercati emergenti, con particolare attenzione ai fondamentali
II rischi geopolitici hanno introdotto volatilità in alcuni Paesi selezionati, rafforzando la convinzione che l’universo investibile dell’EMD sia ampio e altamente differenziato. Anziché concentrarsi esclusivamente sulle ripercussioni che la guerra in Iran ha sui mercati più in generale, gli investitori possono valutare in che modo la situazione geopolitica stia influenzando il ventaglio delle opportunità nei singoli Paesi ed emittenti. Le rotte commerciali e di trasporto marittimo hanno subito interruzioni, in particolare per il petrolio, e questo probabilmente manterrà i prezzi del greggio a livelli elevati per diverso tempo. I conseguenti cambiamenti nei termini di scambio potrebbero favorire gli esportatori di petrolio al di fuori del Medio Oriente, rafforzando i loro saldi fiscali e le posizioni in valuta estera.

Anche se a marzo alcuni segmenti del mercato hanno vissuto un breve periodo di volatilità, l’asset class è rimasta nel complesso resiliente. Il debito dei mercati emergenti ha iniziato il 2026 da una posizione di forza, con molti Paesi caratterizzati da solidi fondamentali, risultando ben posizionati per gestire le incertezze legate all’inflazione e alla crescita. In questo contesto, è probabile che le banche centrali mantengano i tassi “più alti più a lungo”, favorendo livelli di rendimento interessanti. La classe di attivo beneficia inoltre di afflussi sostenuti perché gli investitori continuano a cercare opportunità globali. Nonostante il rallentamento dei flussi osservato a marzo, la fase positiva ha ripreso vigore nel mese di aprile.

Nel complesso, riteniamo che la combinazione di resilienza, opportunità differenziate e dinamiche di rendimento favorevoli costituisca oggi un argomento convincente a favore dell’EMD. In tale contesto, una rigorosa analisi bottom-up a livello di singolo Paese da parte dei gestori attivi è essenziale per individuare valore e orientarsi in uno scenario dominato dalla dispersione.

 
 
 
The Emerging Markets Debt team looks for opportunities across a vast and differentiated investing universe, sourcing ideas from the broadest possible opportunity set.
 
 
 
 
 


Definizioni degli indici
L’indice J.P. Morgan Government Bond Emerging Market (JPM GBI-EM) Global Diversified
è un indice non gestito di obbligazioni in valuta locale con scadenza superiore a un anno emesse da governi dei mercati emergenti. La data di lancio dell’indice è il 31/12/2002.

L’indice J.P. Morgan Emerging Market Bond Index Global Diversified replica i rendimenti totali degli strumenti di debito in valuta estera negoziati nei Mercati Emergenti ed è una versione ampliata dell’EMBI+. Come l’EMBI+, l’Indice EMBI Global include obbligazioni Brady denominate in dollari USA, prestiti ed Eurobond con valore nominale in circolazione minimo di USD 500 milioni.

L’indice J.P. Morgan CEMBI Broad Diversified è un benchmark globale del debito societario liquido dei mercati emergenti che replica l’andamento delle obbligazioni societarie denominate in USD emesse da società dei mercati emergenti.

 
Salvo diversa indicazione, i rendimenti dell’indice non tengono conto di eventuali oneri di vendita, commissioni, spese, o imposte, a seconda dei casi, né della leva finanziaria. Non è possibile investire direttamente in un indice. La performance storica dell’indice illustra gli andamenti di mercato e non è indicativa del rendimento passato o futuro del Comparto. le informazioni sono state ottenute da fonti ritenute attendibili, ma J.P. Morgan non ne garantisce la completezza né l’accuratezza. L’indice viene utilizzato con l’autorizzazione. L’Indice non può essere copiato, utilizzato o distribuito senza la previa autorizzazione scritta di J.P. Morgan. Copyright © 2026, J.P. Morgan Chase & Co. Tutti i diritti riservati.

 

CONSIDERAZIONI SUI RISCHI –  Il valore degli investimenti nella Strategia può aumentare o diminuire in funzione di eventi economici e finanziari (reali, attesi o percepiti) nei mercati statunitensi e globali. Gli investimenti in strumenti o valute esteri possono comportare livelli superiori di rischio e volatilità rispetto agli investimenti statunitensi a causa di condizioni di mercato, economiche, politiche, normative, geopolitiche o di altro tipo sfavorevoli. Nei Paesi emergenti, tali rischi possono essere più significativi. Gli investimenti in strumenti di debito possono essere influenzati dalle variazioni del merito di credito dell’emittente e sono esposti al rischio di mancato pagamento del capitale e degli interessi. Il valore dei titoli obbligazionari può inoltre diminuire a causa di timori reali o percepiti in merito alla capacità dell’emittente di onorare i pagamenti del capitale e degli interessi. L’esposizione alla Strategia comporta rischi diversi, o potenzialmente maggiori, rispetto ai rischi associati all’investimento diretto in titoli e altri investimenti. Gli strumenti derivati possono essere altamente volatili, comportare una leva finanziaria (che può amplificare sia il rischio che il potenziale rendimento della Strategia) e comportare rischi che si aggiungono a quelli dello strumento sottostante su cui si basano, come il rischio di controparte, di correlazione e di liquidità. Se una controparte non è in grado di far fronte ai propri impegni, il valore delle azioni della Strategia potrebbe diminuire e/o la Strategia potrebbe subire ritardi nel rendimento delle garanzie o di altri attivi detenuti dalla controparte.

Con l’aumento dei tassi di interesse, è probabile che il valore di alcuni investimenti obbligazionari subisca una flessione. Poiché la Strategia può investire in misura significativa in una area geografica specifica o un Paese specifico, il valore delle quote può registrare fluttuazioni superiori rispetto a un fondo con un’esposizione minore a tali aree. Un portafoglio non diversificato può essere soggetto a maggiori rischi investendo in un numero inferiore di investimenti rispetto a un portafoglio diversificato. Gli investimenti in titoli con rating inferiore a investment grade (a volte indicati con il termine "junk bond") sono solitamente soggetti a maggiore volatilità dei prezzi e a illiquidità rispetto agli investimenti in titoli con rating maggiore. La Strategia è esposta al rischio di liquidità quando il volume di negoziazione, l’assenza di un market-maker o di una controparte, una posizione particolarmente ampia, le condizioni di mercato o restrizioni legali ne limitano la capacità di vendere determinati investimenti o di venderli a un prezzo di mercato vantaggioso. L’impatto del coronavirus sui mercati globali potrebbe durare per un periodo prolungato e influenzare negativamente la performance della Strategia.

NOTA INFORMATIVA
Poiché non è possibile garantire che le strategie d’investimento risultino efficaci in tutte le condizioni di mercato, ciascun investitore deve valutare la propria capacità di mantenere l’investimento nel lungo termine e in particolare durante le fasi di ribasso dei mercati.

I conti a gestione separata potrebbero non essere adatti a tutti gli investitori. I conti separati gestiti in base alla Strategia illustrata comprendono diversi valori mobiliari e potrebbero non replicare la performance di un indice. Si raccomanda di valutare attentamente gli obiettivi d’investimento, i rischi e i costi della Strategia prima di effettuare un investimento. È richiesto un livello patrimoniale minimo.

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