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Global Fixed Income Bulletin
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marzo 16, 2026

Gestire l’escalation

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marzo 16, 2026

Gestire l’escalation


Global Fixed Income Bulletin

Gestire l’escalation

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marzo 16, 2026

 
 

Trattandosi di un bollettino mensile, l’analisi fornita rispecchia gli sviluppi di febbraio, tenendo conto anche dei significativi movimenti di mercato verificatisi dall’inizio di marzo in seguito all’escalation del coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto con l’Iran. Iniziamo passando in rassegna i recenti sviluppi geopolitici e il loro impatto sui mercati, per poi allargare lo sguardo al contesto più ampio che ha caratterizzato la maggior parte del mese di febbraio.

La brusca escalation geopolitica di fine periodo ha cambiato radicalmente l’umore del mercato. I raid statunitensi e israeliani contro l’Iran hanno innescato un confronto regionale più ampio, che si è protratto fino a fine mese e nei primi giorni di marzo. Le rappresaglie iraniane hanno preso di mira le infrastrutture regionali, mentre gli attacchi alle petroliere hanno di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz, un collo di bottiglia attraverso cui transita il 20% circa delle forniture mondiali di petrolio.

In passato, l’impatto degli shock geopolitici sui mercati ha avuto la tendenza ad attenuarsi nel giro di alcuni giorni o settimane, a meno che ci siano state interruzioni prolungate degli approvvigionamenti energetici. Di conseguenza, il petrolio resta il principale fattore in grado di influenzare l’andamento dei mercati. Il brusco movimento dei prezzi del greggio negli ultimi giorni riflette non solo il rischio di interruzioni lungo rotte marittime chiave come lo Stretto di Hormuz, ma anche gli attacchi alle infrastrutture energetiche in Arabia Saudita e Qatar. Ciò pone un rischio aggiuntivo rispetto a quello delle interruzioni del trasporto marittimo e cioè il rischio di un allargamento geografico del conflitto con danni alle infrastrutture, un aspetto che potrebbe avere ricadute più durature e quindi più rilevanti per i mercati.

In un simile contesto, le implicazioni macroeconomiche dipendono in misura significativa dalla durata del conflitto. Due scenari di base aiutano a delineare i possibili esiti.

1) In uno scenario di rapida de‑escalation, in cui le tensioni si attenuano nell’arco di pochi giorni o settimane e i flussi energetici tornano alla normalità, il premio al rischio geopolitico incorporato nei prezzi del petrolio tende verosimilmente a riassorbirsi. In tale scenario, gli effetti inflazionistici si rivelerebbero probabilmente temporanei, consentendo alle banche centrali di ignorare in larga misura lo shock. I titoli di Stato probabilmente tornerebbero a essere considerati un bene rifugio, come da tradizione, i breakeven e i premi a termine potrebbero ridursi e la volatilità dei tassi probabilmente diminuirebbe con il graduale riavvicinamento tra mercati e politiche monetarie in atto.

2) Al contrario, qualora il conflitto dovesse protrarsi e interferire con le rotte di navigazione o l’operatività delle infrastrutture regionali, i prezzi dell’energia probabilmente rimarrebbero elevati e continuerebbero a sostenere le aspettative di inflazione. In tale contesto, le banche centrali potrebbero rinviare il taglio dei tassi o adottare una politica monetaria più prudente, mentre i titoli di Stato potrebbero perdere parte delle loro tradizionali caratteristiche di copertura. Breakeven più elevati, un aumento dei premi a termine e una maggiore volatilità nei mercati dei tassi probabilmente si accompagnerebbero all’allargamento dei premi al rischio nel credito e nei mercati emergenti.

Per la maggior parte dei portafogli, i principali canali di trasmissione probabilmente resterebbero indiretti:

  • Petrolio → aspettative di inflazione → maggiore volatilità dei tassi e condizioni finanziarie più rigide
  • Fuga verso valute rifugio, inclusi i periodici rafforzamenti del dollaro USA nelle fasi di stress
  • Allargamento dei premi al rischio nel credito e nei mercati emergenti durante periodi di elevata incertezza

Poiché abbiamo una bassa esposizione diretta alla regione, non ci aspettiamo che i movimenti idiosincratici dei paesi del Medio Oriente abbiano sufficiente capacità di determinare un ribasso del portafoglio.

Guardando al futuro, i segnali più importanti restano chiari: la traiettoria dei prezzi del petrolio, il funzionamento delle principali rotte marittime e l’eventuale aumento dei danni infrastrutturali o l’allargamento geografico del conflitto. Il perdurare dei prezzi energetici a livelli elevati sarà probabilmente l’indizio più chiaro per stabilire se la spinta verso la crescita e l’inflazione resterà contenuta o si intensificherà.

Per la gestione del portafoglio, continuiamo a monitorare da vicino gli sviluppi, mantenendo al tempo stesso disciplina nella dimensione delle posizioni e nella gestione della liquidità. I rischi macroeconomici saranno esaminati insieme all’andamento delle valutazioni di mercato, coerentemente con il nostro processo di investimento attivo e orientato al valore, e il posizionamento di rischio del portafoglio verrà adeguato man mano che si presenteranno opportunità.

Rassegna di febbraio
Se si osservano gli sviluppi più recenti dall’esterno, è utile considerare il contesto di mercato nel mese di febbraio, prima dell’escalation geopolitica.

Prima del brusco shock geopolitico a fine mese, il contesto di mercato di febbraio era caratterizzato da un modesto ampliamento degli spread e da un graduale indebolimento dei fattori tecnici all’interno dei mercati del credito.

Nel mese gli spread dell’investment grade si sono ampliati in misura significativa. Le obbligazioni societarie investment grade hanno visto un ampliamento dell’OAS di 11 pb, a +84 pb, che ha ripercorso a ritroso il restringimento di gennaio. Gli spread BBB in particolare si sono ampliati di 13 pb, a +104 pb. I titoli finanziari hanno registrato un ampliamento di 13 pb, a +87 pb, mentre i titoli investment grade con scadenza più lunga hanno sottoperformato. Anche gli spread dell’high yield si sono ampliati, aumentando di 26 pb, a +291 pb. La debolezza ha interessato particolarmente i crediti di qualità inferiore e legati al software. I rendimenti dei Treasury USA sono calati in misura significativa nel corso del mese quando gli investitori si sono mossi all ricerca della sicurezza, contribuendo a neutralizzare in parte le ricadute dell’ampliamento degli spread nelle obbligazioni societarie.1

Nel mese, il quadro tecnico di mercato è leggermente peggiorato. Il calo dei rendimenti dei titoli di Stato ha abbassato i rendimenti all-in, frenando la domanda da parte di compagnie assicurative e fondi pensione e rallentando anche gli afflussi da parte della clientela retail e dei fondi comuni. La domanda primaria è rimasta nel complesso vigorosa, nonostante la maggiore sensibilità ai prezzi esibita dagli investitori, sottolineata dal significativo calo degli ordini man mano che alcune operazioni si avvicinavano al prezzo finale. L’emissione lorda ha totalizzato circa 73 miliardi di euro, all’interno del range atteso di 70–80 miliardi, ripartiti tra 37 miliardi di euro nel comparto finanziario (sostanzialmente in linea con l’anno precedente) e 36 miliardi di euro nel comparto non finanziario, risultato più debole del previsto. Il basis swap valutario EUR/USD ha continuato a favorire le emissioni in dollari per i debitori europei. Allo stesso tempo, il mercato ha monitorato con attenzione l’elevata quantità di emissioni legate a operazioni di M&A e agli investimenti in beni strumentali, in particolare da parte di emittenti non finanziari, aumentando la sensibilità all’aumento di offerta in un contesto segnato da una crescente volatilità.2

La dispersione si è intensificata anche nei settori esposti all’IA. Nel segmento dei leveraged loan, il settore software, che rappresenta circa il 13% dell’indice, ha nettamente sottoperformato, come evidenzia il calo delle proposte di acquisto a livelli medi attorno a  85 USD. Le vendite sono state in larga misura indiscriminate e dettate più da iniziative di rifinanziamento a più lungo termine e timori legati alla competitività che non da un peggioramento degli utili nell’immediato.

Per buona parte del mese i mercati cartolarizzati sono rimasti relativamente stabili. I settori a spread si sono mantenuti complessivamente stabili o in lieve restringimento, sostenuti da fattori tecnici equilibrati, mentre gli MBS agency hanno registrato un modesto ampliamento dopo che il precedente sostegno legato a notizie di policy si è attenuato. Verso la fine del mese, in concomitanza con i lavori dell’ABS West Converence l’attività è andata calando, contribuendo a una maggiore tranquillità delle condizioni di negoziazione sul mercato secondario. Nonostante la volatilità generata dalla situazione geopolitica a fine mese, i mercati dei finanziamenti cartolarizzati si sono mantenuti ordinati, senza segnali significativi di tensione.

 
 
FIGURA 1
 
Performance degli attivi da inizio anno
 

Nota: performance espresse in USD. Fonte: Bloomberg. Dati al 28 febbraio 2026. Gli indici riportati hanno scopo puramente illustrativo e non intendono rappresentare la performance di un investimento specifico. I rendimenti passati non sono indicativi dei risultati futuri. Per le definizioni degli indici si rimanda alla sezione successiva

 
 
FIGURA 2
 
Variazioni mensili delle valute rispetto al dollaro USA
 

Nota: per variazione positiva si intende l’apprezzamento della valuta nei confronti del dollaro USA. Fonte: Bloomberg. Dati al 28 febbraio 2026.

 
 
FIGURA 3
 
Principali variazioni mensili dei rendimenti e degli spread dei titoli decennali
 

Fonte: Bloomberg, JPMorgan. Dati al 28 febbraio 2026.

 
 

Mercati obbligazionari globali – Asset allocation e prospettive.

Tassi d’interesse/Tassi di cambio dei mercati sviluppati
(Duration neutrale, steepener della curva)
Febbraio si è concluso con un forte shock geopolitico che ha innescato una significativa fuga verso la qualità, causando un’inversione della precedente traiettoria dei tassi e spingendo il rendimento del Treasury decennale statunitense a scendere di quasi 30 punti base verso fine mese. Nonostante la consistenza della variazione – e un’importante correzione sui mercati dell’energia – i mercati dei finanziamenti e il basis swap valutario si sono mantenuti ordinati, lasciando intendere che i mercati si stiano adeguando a un aumento del rischio geopolitico più che a tensioni finanziarie sistemiche. Di conseguenza, pur essendo aumentata la volatilità, il quadro generale dei tassi rimane caratterizzato da dinamiche in un intervallo definito e da rendimenti guidati principalmente dal carry.

Confermiamo il nostro posizionamento neutrale sulla duration direzionale nei Treasury statunitensi. l nostro intervallo di riferimento per il Treasury decennale statunitense resta compreso tra 3,95% e 4,25%. Sebbene prezzi del petrolio più elevati introducano un rischio inflazionistico al rialzo, forze strutturali — tra cui i disavanzi fiscali e la persistente crescita dell’offerta di titoli — continuano a sostenere i premi a termine nel tempo. Manteniamo un posizionamento neutrale nella curva statunitense, poiché gran parte dell’irripidimento precedente è stato scontato e il rapporto rischio-rendimento appare bilanciato nel breve termine.

Uscendo dagli Stati Uniti, continuiamo a privilegiare strategie selettive sugli steepener della curva in Europa, dove le dinamiche strutturali delle emissioni e i profili di carry e roll più interessanti offrono un valore relativo migliore rispetto ai tassi statunitensi. In Giappone manteniamo un posizionamento di duration neutrale dopo la rivalutazione delle aspettative di normalizzazione delle politiche monetarie, avvenuta all’inizio dell’anno.

Nei mercati indicizzati all’inflazione, manteniamo una posizione lunga sui breakeven statunitensi, poiché riteniamo che i rischi inflazionistici al rialzo siano ancora sottostimati, alla luce sia dei recenti movimenti dei prezzi dell’energia sia delle pressioni più ampie che continuano a emergere (ad esempio dai sondaggi ISM).

Nel mercato dei cambi, manteniamo un orientamento tatticamente neutrale nel dollaro statunitense (USD). Anche se da sempre le tensioni geopolitiche favoriscono un temporaneo aumento dei flussi verso beni sicuri, riteniamo la forza del dollaro statunitense (USD) più episodica che strutturale. Continuiamo a esprimere un giudizio positivo sulle valute dei mercati emergenti a carry più elevato, con posizioni principalmente nel real brasiliano e, in modo selettivo, nel peso messicano, dove il carry rimane interessante in un contesto di finanziamento globale che si mantiene ancora favorevole. Utilizziamo EUR e GBP in chiave tattica come valute di finanziamento per evitare la volatilità del dollaro statunitense.

Debito dei mercati emergenti
(Sovrappeso)
Il debito sovrano e societario dei mercati emergenti (ME) rimane un’opportunità interessante per il 2026, anche se l’escalation e il quadro geopolitico di fine febbraio ha riacceso la volatilità nei mercati globali. Sebbene i prezzi del petrolio più elevati e le tensioni regionali abbiano aumentato la dispersione tra Paesi, le condizioni di finanziamento complessive nei mercati emergenti sono rimaste ordinate e i flussi di capitale hanno continuato a differenziarsi tra gli emittenti, evitando una fuga indiscriminata. In tale contesto, il carry e il reddito restano i principali fattori di spinta dei rendimenti attesi.

Il calo dell’inflazione, l’aumento dei rendimenti reali e la credibile fase di riforma in atto in diversi paesi restano alla base di un contesto favorevole. Le valutazioni, in particolare quelle dei mercati locali, restano interessanti e molte valute dei mercati emergenti sono ancora sottovalutate rispetto al dollaro statunitense, rafforzando la tesi in favore di un’esposizione selettiva nonostante flussi episodici verso beni sicuri. Il recente aumento dei prezzi dell’energia potrebbe avvantaggiare gli esportatori di materie prime, mentre rappresenterebbe un ostacolo per i Paesi importatori, aumentando ulteriormente la dispersione tra le diverse economie.

La dispersione tra Paesi rimane elevata, rendendo la disciplina di politica economica e la selezione dei Paesi elementi ancora più determinanti. Continuiamo a privilegiare i mercati con politiche monetarie credibili, fondamentali in miglioramento e differenziali di rendimento reale interessanti rispetto ai mercati sviluppati, senza tuttavia ignorare i rischi geopolitici e la sensibilità alle materie prime.

Credito societario
(Sottopeso nell’IG, leggero sovrappeso nell’HY)
Il nostro scenario base continua a esprimere ottimismo per il credito, supportato dalle aspettative di una crescita contenuta ma positiva e, conseguentemente, da un rischio di insolvenza ridotto. L’allargamento degli spread a febbraio, quando i differenziali dell’investment grade si sono ampliati di 11 pb fino a circa +84 pb di OAS, ha alleggerito solo in misura modesta le valutazioni. Gli spread restano tuttavia inferiori alle medie di lungo periodo. A nostro avviso, le valutazioni attuali sono in ampia misura corroborate dalla solidità dei fondamentali societari e dalla resiliente domanda per i rendimenti.3

I bilanci societari restano solidi mentre entriamo in una fase in cui è probabile un aumento di comportamenti tipici del fine ciclo, tra cui operazioni di M&A, investimenti legati all’intelligenza artificiale e alle infrastrutture, e distribuzioni elevate agli azionisti. Questo contesto sottolinea l’importanza della selezione a livello settoriale e di singoli titoli. In particolare, la forte domanda di credito investment grade denominato in euro dovrebbe contribuire a limitare il previsto aumento delle emissioni di strumenti non finanziari legato alle operazioni di M&A e alla spesa per investimenti nel prossimo anno.

Allo stesso tempo, le tensioni geopolitiche, l’incertezza delle politiche statunitensi, un’inflazione negli Stati Uniti ancora superiore all’obiettivo e l’aumento di fattori idiosincratici — in particolare nei settori tecnologia, software e assicurazioni — riducono la convinzione in un significativo restringimento degli spread rispetto ai livelli attuali. Di conseguenza, pur continuando a nutrire fiducia nei fondamentali, ci aspettiamo che a trainare i rendimenti saranno soprattutto il carry e la selezione dei titoli più che un’espansione generalizzata dei multipli. A livello geografico, preferiamo l’Europa agli Stati Uniti, in virtù delle dinamiche di offerta più bilanciate e di politiche economiche relativamente più favorevoli.

Manteniamo un modesto sovrappeso in alcuni emittenti high yield sia negli Stati Uniti che in Europa. I fondamentali restano favorevoli, grazie al miglioramento della qualità media del credito, ai tassi d’insolvenza ridotti e alla leva finanziaria gestibile. Sebbene gli spread si trovino su livelli prossimi ai minimi post‑crisi, il carry più elevato, la minore duration degli spread e la maggiore dispersione tra gli emittenti continuano a creare opportunità di posizionamento a livello di singolo titolo. I recenti episodi di volatilità idiosincratica sottolineano l’importanza della selettività, ma le insolvenze dovrebbero aumentare solo in misura modesta e rimanere contenute, continuando a sostenere la domanda degli investitori.

Leveraged loan
(Sottopeso)
Nei leveraged loan ci aspettiamo un aumento dell’offerta netta e una crescente dispersione. Sebbene la domanda di CLO rimanga un fattore tecnico favorevole rilevante, i settori economicamente sensibili stanno dando segnali di tensione, in contrasto con la solidità degli emittenti legati al software e alla tecnologia. Viste le aspettative di tagli dei tassi da parte della Fed, preferiamo esporci ad asset a tasso fisso rispetto a quelli a tasso variabile e manteniamo un sottopeso nella asset class.

Prodotti cartolarizzati
(Sovrappeso)
I titoli garantiti da ipoteche (MBS) di agenzia e i titoli garantiti da ipoteche residenziali non emessi da agenzie (RMBS) restano un sovrappeso ad alta convinzione per il 2026. Sebbene gli MBS di agenzia abbiano evidenziato un moderato ampliamento degli spread con il venir meno degli effetti positivi prodotti dalle politiche monetarie, tra i titoli cartolarizzati con spread più ampi abbiamo osservato una generale stabilità dei differenziali, se non addirittura un restringimento, per tutto febbraio, a riprova della resilienza di questa classe di attivo anche di fronte a un aumento della volatilità geopolitica sul finire del mese. Gli MBS di agenzia continuano a offrire un interessante premio di spread rispetto sia ai livelli storici sia ad altri segmenti core dell’obbligazionario, presentando un valore relativo particolarmente attraente rispetto alle obbligazioni societarie investment grade e alle alternative di liquidità.

I fattori tecnici restano un importante fattore di spinta della performance. La domanda di MBS di agenzia continua a essere sostenuta dal forte interesse dei gestori per collaterali di elevata qualità con carry interessante, e dal ritmo misurato e prevedibile della riduzione del bilancio della Federal Reserve, che ha limitato le pressioni sull’offerta netta. Nonostante alcuni episodi di volatilità, i mercati dei finanziamenti cartolarizzati sono rimasti ordinati, confermando le caratteristiche difensive del settore nell’ambito dei prodotti a spread.

I titoli garantiti da ipoteche residenziali non emessi da agenzie continuano a offrire un ventaglio di opportunità interessante, sostenuti dalla stabilità dei prezzi delle abitazioni, da rapporti loan-to-value contenuti e da tassi di morosità storicamente ridotti. Le dinamiche domanda-offerta rimangono favorevoli, con poche nuove emissioni e un rischio di rifinanziamento minimo, data l’elevata percentuale di debitori bloccati in tassi ipotecari bassi.

Nell’ambito dei CMBS, i fondamentali si confermano resilienti, in particolare nei segmenti di qualità superiore. Il miglioramento del clima di fiducia e la stabilità delle performance a livello di singolo immobile creano opportunità specifiche nel settore alberghiero, nella logistica, negli immobili adibiti a deposito e stoccaggio e in abitazioni plurifamiliari di alta qualità. La dispersione tra le diverse tipologie di immobile e le varie aree geografiche continua ad aumentare, sottolineando sempre più l’importanza della selettività e aumentando la priorità delle strutture single-asset, single-borrower (SASB).

Confermiamo il nostro ottimismo per i covered bond danesi, dove le caratteristiche difensive, il solido quadro normativo e gli interessanti rendimenti con copertura in USD continuano a favorire il valore relativo.

 
 

Bloomberg, 28 febbraio 2026
Bloomberg, 28 feb. 2026
Bloomberg, 28 feb. 2026

 
 
 
The Broad Markets Fixed Income team unites the expertise of single-sector research and trading teams across the Morgan Stanley Investment Management fixed income platform to identify what they believe are the best opportunities in fixed income.
 
 
 
 
 

CONSIDERAZIONI SUI RISCHI
La diversificazione
non garantisce che verranno generati utili e non protegge dalle perdite in una fase di rallentamento del mercato.

Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo d’investimento del portafoglio sarà raggiunto. I portafogli sono esposti al rischio di mercato, ovvero alla possibilità che il valore di mercato dei titoli detenuti dal portafoglio diminuisca e che il valore delle azioni del portafoglio sia conseguentemente inferiore all’importo pagato dall’investitore per acquistarle. I valori di mercato possono cambiare quotidianamente a causa di eventi economici e di altro tipo (ad es. catastrofi naturali, crisi sanitarie,  È difficile prevedere le tempistiche, la durata e i potenziali effetti negativi (ad esempio la liquidità del portafoglio) degli eventi. Di conseguenza, l’investimento in un portafoglio può comportare una perdita per l’investitore. I titoli obbligazionari sono soggetti alla capacità dell’emittente di rimborsare puntualmente capitale e interessi (rischio di credito), alle variazioni dei tassi d’interesse (rischio di tasso d’interesse), al merito di credito dell’emittente e alle condizioni generali di liquidità del mercato (rischio di mercato). In un contesto di tassi d’interesse in rialzo, i prezzi obbligazionari possono calare e dar luogo a periodi di volatilità e a maggiori richieste di rimborso. In un contesto di calo dei tassi d’interesse, il portafoglio potrebbe generare un reddito inferiore. I titoli con scadenze più lunghe possono essere maggiormente sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse. Determinati titoli di Stato americani acquistati dalla strategia, come quelli emessi da Fannie Mae e Freddie Mac, non sono garantiti dal “full faith and credit” (piena fiducia e credito) degli Stati Uniti. È possibile che in futuro questi emittenti non dispongano dei fondi per onorare i propri obblighi di pagamento. I prestiti bancari quotati sono soggetti al rischio di liquidità e ai rischi di credito tipici dei titoli con rating inferiori. Le obbligazioni high yield (dette anche “junk bonds”) sono titoli con rating inferiori che possono comportare livelli più elevati di rischio di credito e di liquidità. I titoli di debito sovrani sono soggetti al rischio di insolvenza. I titoli garantiti da ipoteche e da collaterale sono esposti al rischio di rimborso anticipato e a un più elevato rischio d’insolvenza e possono essere difficili da valutare e vendere (rischio di liquidità). Sono altresì soggetti ai rischi di credito, di mercato e di tasso d’interesse. Il mercato valutario è estremamente volatile e i suoi prezzi sono influenzati da diversi fattori, tra cui la dinamica della domanda e dell’offerta di una determinata valuta, il commercio, i programmi e le politiche fiscali, monetarie e di controllo della valuta nazionale o estera e le variazioni dei tassi d’interesse nazionali ed esteri. Gli investimenti nei mercati esteri comportano rischi specifici, quali rischi di cambio, politici, economici e di mercato. Investire nei mercati emergenti comporta rischi maggiori che investire nei mercati esteri in generale. Gli strumenti derivati possono amplificare le perdite in maniera sproporzionata e incidere significativamente sulla performance. Inoltre possono essere soggetti a rischi di controparte, di liquidità, di valutazione, di correlazione e di mercato. I titoli vincolati e illiquidi possono essere più difficili da vendere e valutare rispetto a quelli quotati in borsa (rischio di liquidità). A causa della possibilità che i rimborsi anticipati alterino i flussi di cassa sulle collateralized mortgage obligation (CMO), non è possibile determinare in anticipo la relativa data di scadenza finale o la vita media. Inoltre, il portafoglio potrebbe subire perdite qualora le garanzie collaterali sulle CMO o eventuali garanzie di terzi fossero insufficienti per onorare i pagamenti.

DEFINIZIONI
Punto base (pb): un punto base = 0,01%.

DEFINIZIONI DEGLI INDICI
Gli indici utilizzati nel presente rapporto non rappresentano la performance di un investimento specifico e non comprendono spese, commissioni o oneri di vendita, che ridurrebbero la performance. Gli indici riportati non sono gestiti e non sono strumenti investibili. Non è possibile investire direttamente in un indice.

Il marchio “Bloomberg®” e l’indice o gli indici Bloomberg utilizzati sono marchi di servizio di Bloomberg Finance L.P. e relative consociate concessi in licenza a Morgan Stanley Investment Management (MSIM) per determinati scopi. Bloomberg non è una consociata di MSIM, non approva, appoggia, valuta o raccomanda alcun prodotto e non garantisce la tempestività, correttezza o esaustività dei dati e delle informazioni in relazione ad alcun prodotto.

L’indice Bloomberg Euro Aggregate Corporate (Bloomberg Euro IG Corporate) è costruito per replicare l’andamento del mercato delle obbligazioni societarie investment grade denominate in euro.

L’indice Bloomberg Global Aggregate Corporate è la componente societaria dell’indice Bloomberg Global Aggregate, un indice ad ampia base rappresentativo dei mercati obbligazionari investment grade globali.

L’indice Bloomberg U.S. Corporate High Yield misura l’andamento del mercato delle obbligazioni societarie non investment grade a tasso fisso denominate in dollari e fiscalmente imponibili. I titoli sono classificati high yield se il rating medio di Moody’s, Fitch e S&P è pari o inferiore a Ba1/BB+/BB+. L’indice non comprende le obbligazioni dei mercati emergenti.

L’indice Bloomberg U.S. Corporate è un benchmark ad ampia rappresentatività che misura l’andamento delle obbligazioni societarie investment grade a tasso fisso fiscalmente imponibili.

L’indice Bloomberg US Mortgage-Backed Securities (MBS) replica l’andamento dei titoli pass-through di agenzia garantiti da ipoteche (sia ARM a tasso fisso che ibridi), garantiti da Ginnie Mae (GNMA), Fannie Mae (FNMA) e Freddie Mac (FHLMC). L’indice è costruito aggregando vari gruppi di titoli MBS con regolamento futuro in data da definirsi all’interno di portafogli generali sulla base delle condizioni di rimborso, delle cedole e dell’anno di emissione. Introdotti nel 1985, gli indici a tasso fisso GNMA, FHLMC e FNMA per i titoli a 30 e 15 anni sono stati rispettivamente retrodatati a gennaio 1976, maggio 1977 e novembre 1982. Nell’aprile del 2007 sono entrati a far parte dell’indice anche i titoli ipotecari pass-through ibridi di agenzia a tasso variabile (ARM).

L’indice dei prezzi al consumo (IPC) è una misura che esamina la media ponderata dei prezzi di un paniere di beni e servizi di consumo, come trasporti, generi alimentari e assistenza medica.

Euro vs. USD – rendimento totale dell’euro rispetto al dollaro USA.

Titoli di Stato tedeschi a 10 anni – Germany Benchmark 10-Year Datastream Government Index, titoli di Stato giapponesi a 10 anni – Japan Benchmark 10-Year Datastream Government Index e titoli di Stato USA a 10 anni – U.S. Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

L’indice ICE BofAML European Currency High-Yield Constrained (ICE BofAML Euro HY constrained) è concepito per replicare la performance delle obbligazioni societarie in euro e sterline di qualità inferiore a investment grade quotate nei mercati Eurobond o in sterline.

L’indice ICE BofAML U.S. Mortgage-Backed Securities (ICE BofAML U.S. Mortgage Master) replica la performance dei titoli pass-through garantiti da ipoteche residenziali a tasso fisso e ibridi denominati in dollari, emessi da agenzie statunitensi nel mercato interno USA.

L’indice ICE BofAML U.S. High Yield Master II Constrained (ICE BofAML U.S. High Yield) è un indice ponderato per il valore di mercato di tutte le obbligazioni high yield domestiche e “Yankee”, comprese le obbligazioni a interesse posticipato e i titoli con pagamento “in natura”. I titoli che lo compongono hanno scadenze di almeno un anno e un rating di credito inferiore a BBB-/Baa3, ma non sono insolventi.

L’indice ISM del settore manifatturiero è basato su indagini condotte presso oltre 300 aziende manifatturiere dall’Institute of Supply Management. L’indice ISM del settore manifatturiero monitora i livelli di occupazione, le scorte di produzione, i nuovi ordini e le consegne dei fornitori. L’indice di diffusione composito è stato creato al fine di monitorare le condizioni del settore manifatturiero nazionale sulla base dei dati risultanti da tali indagini.

Titoli di Stato italiani a 10 anni – Italy Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

L’indice JP Morgan CEMBI Broad Diversified è un benchmark globale del debito societario liquido dei mercati emergenti che replica l’andamento delle obbligazioni societarie denominate in USD emesse da società dei mercati emergenti.

L’indice JPMorgan Government Bond– Emerging Markets (JPM local EM debt) replica l’andamento delle obbligazioni in valuta locale emesse dai governi dei paesi emergenti. L’indice è posizionato come benchmark investibile che comprende soltanto quei Paesi accessibili da gran parte della base di investitori internazionali (escluse Cina e India al settembre 2013).

L’indice JPMorgan Government Bond Emerging Markets (JPM External EM Debt) replica l’andamento delle obbligazioni in valuta locale emesse dai governi dei paesi emergenti. L’indice è posizionato come benchmark investibile che comprende soltanto quei Paesi accessibili da gran parte della base di investitori internazionali (escluse Cina e India al settembre 2013).

L’indice JP Morgan Emerging Markets Bond Global (EMBI Global) replica i rendimenti totali di strumenti di debito in valuta estera negoziati nei mercati emergenti ed è una versione ampliata del JPMorgan EMBI+. Come l’EMBI+, l’Indice EMBI Global include obbligazioni Brady denominate in dollari USA, prestiti ed Eurobond con valore nominale in circolazione minimo di USD 500 milioni.

L’indice JP Morgan GBI-EM Global Diversified è un benchmark globale liquido, ponderato per la capitalizzazione di mercato, delle obbligazioni societarie dei mercati emergenti denominate in dollari USA, rappresentativo delle regioni Asia, America Latina, Europa e Medio Oriente/Africa.

JPY vs. USD – rendimento totale dello yen giapponese rispetto al dollaro USA.

L’indice Markit ITraxx Europe è composto da 125 credit default swap equiponderati su entità societarie europee investment grade, distribuiti su 4 sottoindici: finanza (senior & subordinati), non finanziari e “HiVol”.

L’indice Nikkei 225 Index (Japan Nikkei 225) è un indice ponderato per il prezzo che segue l’andamento delle 225 maggiori società nipponiche quotate alla Borsa di Tokyo.

L’indice MSCI AC Asia ex-Japan (MSCI Asia ex-Japan) replica l’andamento delle società large e mid cap di due di tre mercati sviluppati asiatici (Giappone escluso) e di otto mercati emergenti della regione.

L’indice MSCI All Country World (ACWI, MSCI global equities) è un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato corretta per il flottante che misura la performance dei listini azionari dei mercati sviluppati ed emergenti. Il termine "flottante" è riferito alla quota di azioni in circolazione considerate disponibili per l’acquisto da parte degli investitori sui mercati azionari pubblici. La performance dell’indice è espressa in dollari USA e prevede il reinvestimento dei dividendi netti.

L’indice MSCI Emerging Markets (MSCI emerging equities) raggruppa titoli rappresentativi di società a media e alta capitalizzazione di 23 mercati emergenti.

L’indice MSCI World (MSCI developed equities) raggruppa titoli rappresentativi di società a media e alta capitalizzazione di 23 mercati sviluppati.

L’indice dei direttori degli acquisti (PMI) è un indicatore dello stato di salute economica del settore manifatturiero.

L’indice Refinitiv Convertible Global Focus USD Hedged è un indice di mercato ponderato con dimensioni minime per l’inclusione di USD 500 milioni (USA), EUR 200 milioni (Europa), JPY 22 miliardi e USD 275 milioni (altri paesi) di obbligazioni convertibili equity-linked.

L’indice Russell 2000® è un indice che misura la performance delle 2.000 società di minori dimensioni dell’indice Russell 3000.

L’indice S&P 500® (U.S. S&P 500) misura la performance del segmento delle large cap nel mercato azionario statunitense e copre all’incirca il 75% di tale mercato. L’indice comprende 500 tra le principali società che operano nei settori di punta dell’economia statunitense.

L’indice S&P CoreLogic Case-Shiller U.S. National Home Price NSA si propone di misurare il valore degli immobili residenziali nelle 20 principali aree metropolitane statunitensi: Atlanta, Boston, Charlotte, Chicago, Cleveland, Dallas, Denver, Detroit, Las Vegas, Los Angeles, Miami, Minneapolis, New York, Phoenix, Portland, San Diego, San Francisco, Seattle, Tampa e Washington, D.C.

L’indice S&P/LSTA U.S. Leveraged Loan 100 (S&P/LSTA Leveraged Loan Index) è costruito per replicare l’andamento dei prestiti di maggiore entità del mercato dei prestiti con leva.

L’indice S&P GSCI Copper (Copper) è un sottoindice dell’S&P GSCI che costituisce un benchmark affidabile e pubblicamente disponibile della performance del mercato del rame.

L’indice S&P GSCI Softs (GSCI soft commodities) è un sottoindice dell’S&P GSCI che misura la performance delle soft commodity ponderata per la produzione mondiale. Nel 2012 l’indice S&P GSCI Softs comprendeva le seguenti materie prime: caffè, zucchero, cacao e cotone.

Titoli di Stato spagnoli a 10 anni – Spain Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

L’indice Thomson Reuters Convertible Global Focus USD Hedged è un indice di mercato ponderato con una dimensione minima di inclusione di USD 500 milioni (USA), EUR 200 milioni (Europa), JPY 22 miliardi e USD 275 milioni (altri paesi) di obbligazioni convertibili equity-linked.

Titoli di Stato britannici a 10 anni – U.K. Benchmark 10-Year Datastream Government Index. Gli indici di riferimento Datastream per i seguenti titoli di Stato si basano su singole emissioni. L’emissione scelta per ciascuna serie è la più rappresentativa disponibile per una data scadenza in ciascun momento. I titoli di riferimento sono selezionati sulla base delle convenzioni prevalenti all’interno di ciascun mercato. In generale il titolo di riferimento è sempre l’ultima emissione di una data fascia di scadenze, tuttavia vengono considerati anche i rendimenti, la liquidità, le dimensioni dell’emissione e le cedole.

L’indice U.S. Dollar (DXY) è un indice che misura il valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di valute estere, generalmente quelle dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti.

L’indice Chicago Board Options Exchange (CBOE) Market Volatility (VIX) mostra le aspettative del mercato per la volatilità a 30 giorni.

Poiché non è possibile garantire che le strategie d’investimento risultino efficaci in tutte le condizioni di mercato, ciascun investitore deve valutare la propria capacità di mantenere l’investimento nel lungo termine e in particolare durante le fasi di ribasso dei mercati.

I conti a gestione separata potrebbero non essere adatti a tutti gli investitori. Nei conti separati gestiti in base a una determinata strategia possono essere inseriti valori mobiliari che non replicano la performance di un particolare indice. Si raccomanda di valutare attentamente gli obiettivi d’investimento, i rischi e i costi della Strategia prima di effettuare un investimento. È richiesto un livello patrimoniale minimo. Il modulo ADV, Parte 2, contiene informazioni importanti sui gestori degli investimenti.

Le opinioni e/o analisi espresse sono quelle dell’autore o del team d’investimento alla data di redazione del presente materiale, possono variare in qualsiasi momento senza preavviso a causa di cambiamenti delle condizioni economiche o di mercato e potrebbero non realizzarsi. Inoltre, le opinioni non saranno aggiornate né altrimenti riviste per riflettere informazioni resesi disponibili in seguito, circostanze esistenti o modifiche verificatesi dopo la data di pubblicazione. Le tesi espresse non riflettono i giudizi di tutto il personale di investimento in forza presso Morgan Stanley Investment Management (MSIM) e relative controllate e consociate (collettivamente, la “Società”) e potrebbero non trovare riscontro in tutte le strategie e in tutti i prodotti offerti dalla Società.

Le previsioni e/o stime fornite sono soggette a variazioni e potrebbero non realizzarsi. Le informazioni concernenti i rendimenti attesi e le prospettive di mercato si basano sulla ricerca, sull’analisi e sulle opinioni degli autori o del team di investimento. Tali conclusioni sono di natura speculativa, potrebbero non realizzarsi e non intendono prevedere la performance futura di alcuna strategia o prodotto specifico offerto dalla Società. I risultati futuri possono divergere in misura rilevante sulla scia di sviluppi riguardanti i titoli, i mercati finanziari o le condizioni economiche generali.

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America Latina (Brasile, Cile, Colombia, Messico, Perù e Uruguay)
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Hong Kong –
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La presente comunicazione ha carattere promozionale.

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