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Dopo lo shock, la correzione
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Global Fixed Income Bulletin
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aprile 20, 2026
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aprile 20, 2026
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Dopo lo shock, la correzione |
Rassegna mensile
l mese di marzo è stato caratterizzato da una forte escalation dei rischi geopolitici e da una conseguente nuova valutazione dei mercati dei tassi, dell’energia e del credito. Il perdurare del conflitto in Iran è rimasto il fattore più determinante a livello macro e ha spostato l’attenzione degli investitori dai temi precedenti, come gli effetti destabilizzanti dell’AI, il rischio di inflazione, le implicazioni per la crescita e i potenziali shock dell’offerta nei mercati globali dell’energia.
Il canale di trasmissione più immediato è stato l’energia. I prezzi del petrolio sono aumentati in modo significativo nel corso del mese, raggiungendo livelli intorno ai 110 dollari al barile, con picchi intramensili anche superiori, mentre i mercati hanno prezzato il rischio di interruzioni delle principali rotte di trasporto, come lo Stretto di Hormuz, e di potenziali danni alle infrastrutture energetiche del Golfo. Tali correzioni hanno scontato un premio rilevante per il rischio geopolitico nei mercati dell’energia e l’acuirsi dei timori di effetti secondari in termini di inflazione e crescita.
I mercati dei tassi hanno subito una correzione significativa e generalizzata. I rendimenti decennali globali sono aumentati bruscamente, con il Treasury statunitense a 10 anni in rialzo di 38 punti base (pb) al 4,32%, il Gilt britannico in aumento di 68 pb al 4,92% e il decennale tedesco in crescita di 36 pb al 3,00%. Questo movimento è stato accompagnato da un bear flattening delle curve dei rendimenti, con il differenziale 2–10 anni statunitense che si è appiattito di 4 punti base e il 5–30 anni di 14 punti base, riflettendo un cambiamento delle aspettative verso una politica monetaria più restrittiva e premi a termine più elevati. Anche le aspettative di inflazione sono state riviste al rialzo: i breakeven decennali statunitensi sono saliti di 5 pb al 2,31%, ribadendo gli effetti inflazionistici degli elevati prezzi energetici.
Queste correzioni sono espressione di un brusco cambiamento nelle aspettative riguardanti le banche centrali. Il mercato ha eliminato dalle valutazioni le aspettative di numerosi tagli dei tassi da parte della Fed, mentre in Europa le aspettative di politica monetaria si sono orientate in senso più restrittivo: la Banca Centrale Europea sta ora prezzando una postura più rigorosa e la Bank of England è nuovamente sotto pressione, alla luce del contesto inflazionistico e dell’esposizione ai prezzi dell’energia. Di conseguenza, il posizionamento basato su curve ripide e strategie di carry è stato stravolto, imponendo aggiustamenti in tutti i portfolio.
Nel complesso, i mercati del credito hanno mantenuto una certa resilienza, nonostante l’ampliamento degli spread e l’aumento della dispersione. Gli spread dell’investment grade statunitense, misurati in termini di spread rettificati per le opzioni (OAS), hanno subito un modesto allargamento di 5 pb a 89 pb, favoriti da solidi fattori tecnici, come gli afflussi di capitali e le scorte ridotte presso i dealer. Al contrario, l’investment grade europeo ha sottoperformato in misura più significativa, con un allargamento di 14 pb a 97 pb in termini di OAS, rispecchiando una maggiore sensibilità macro e dinamiche di offerta più deboli. Nell’IG, l’allargamento è stato più pronunciato nei segmenti di qualità inferiore, con un ampliamento di 6 pb degli spread BBB negli Stati Uniti e di 17 pb in Europa.
Allo stesso tempo, la dispersione all’interno dell’investment grade (IG) è rimasta elevata. Le operazioni di M&A in settori come generi come alimentare e bevande e sanità/farmaceutico ha contribuito a movimenti idiosincratici degli spread, mentre le preoccupazioni legate all’intelligenza artificiale hanno continuato a pesare su alcune aree del mercato. Nel corso di marzo, alcuni singoli emittenti hanno registrato un restringimento degli spread di 10–20 punti base; tuttavia, tali nomi rimangono generalmente più ampi di 20–40 punti base su base da inizio anno, a conferma del fatto che i miglioramenti sono stati selettivi e non diffusi su tutto il mercato.
I mercati high yield hanno mostrato una maggiore volatilità. Gli spread dell’high yield statunitense si sono ampliati di 26 pb, a 317 pb, mentre per l’high yield europeo si sono allargati di 53 pb, a 332 pb, con una dispersione settoriale determinata sia da fattori macro che idiosincratici. Il settore energetico ha sovraperformato in un contesto dominato dal rincaro dei prezzi del petrolio, mentre i settori più ciclici, come le compagnie aeree, sono stati i fanalini di coda. I segmenti di qualità inferiore hanno abbondantemente sottoperformato, con un allargamento degli spread dei titoli con rating CCC superiore a 100 pb in entrambe le regioni.
Nel segmento dei leveraged loan, la performance si è stabilizzata dopo i precedenti periodi di debolezza, in particolare nel software, che aveva subito pressioni per via di timori legati all’IA. Le emissioni di CLO sono rimaste solide, con i volumi del primo trimestre in avvicinamento a livelli annualizzati in linea con quelli dell’anno precedente, nonostante i persistenti deflussi dal canale retail e la riduzione dell’esposizione da parte dei gestori verso i settori più vulnerabili.
Sui mercati cartolarizzati abbiamo osservato una certa volatilità, determinata principalmente dai tassi. I rendimenti delle MBS agency sono aumentati bruscamente (circa +56 punti base), mentre gli spread si sono ampliati in misura contenuta prima di ritracciare parzialmente. I settori cartolarizzati più sensibili al credito hanno registrato movimenti più contenuti, con gli spread AAA in ampliamento di soli 4–6 punti base, tornando nel complesso su livelli simili a quelli di inizio anno. Nonostante la volatilità generata dai tassi, le condizioni di finanziamento sono rimaste ordinate.
I mercati emergenti hanno mostrato una più ampia correzione macro. Gli spread del debito estero dei mercati emergenti (EM), denominato in valuta forte, si sono ampliati del ~25bps, with larger moves in high yield (+42bps) and regional dispersion across Africa (+55bps) and Europe (+44bps). Local rates also sold off meaningfully, with front-end yields in some markets rising 75–150bps, while currencies broadly weakened against the U.S. dollar, which appreciated ~2,4% nel corso del mese
Anche i mercati delle emissioni municipali si sono adeguati al contesto di tassi più elevati. I rendimenti a medio termine si sono avvicinati alle medie storiche, mentre quelli a lungo termine sono rimasti relativamente ben sostenuti.
Mercati obbligazionari globali – Asset allocation e prospettive.
Tassi di interesse/Tassi di cambio dei mercati sviluppati
(duration lunga, steepener della curva)
Il rally sulla duration osservato a febbraio si è rivelato di breve durata, poiché a marzo si è assistito a una brusca inversione, trainata da una nuova valutazione delle aspettative su inflazione e politica monetaria a seguito dell’escalation del conflitto in Medio Oriente. I prezzi energetici costantemente elevati hanno spinto i mercati – che in un primo momento avevano reagito in modo difensivo – a concentrare l’attenzione sul rischio di stagflazione, causando un generalizzato ribasso nei tassi. Nonostante il picco di volatilità, i mercati del funding, il basis cross‑currency e la profondità di mercato sono rimasti ordinati.
Riteniamo che il mercato abbia esagerato nello scontare lo shock inflazionistico e la svolta restrittiva delle banche centrali e, al contempo, sottovalutato i rischi di crescita. Abbiamo sfruttato il picco della volatilità e dei rendimenti per allungare la duration in specifici mercati dei titoli di Stato dei mercati sviluppati ed emergenti e attualmente abbiamo un posizionamento di duration lunga nei nostri portafogli. I rendimenti globali sono aumentati in modo significativo, con il Treasury statunitense a 10 anni che ha superato i recenti intervalli di oscillazione e i rendimenti reali che si sono avvicinati al 2%. Le aspettative di tagli dei tassi sono state significativamente ridimensionate, mentre in Europa il mercato sconta attualmente una svolta restrittiva da parte della BCE. I prezzi elevati del petrolio e il rischio di un’inflazione sostenuta trainata dall’energia restano tra i principali fattori di rischio per le prospettive sulla duration globale; tuttavia, i mercati dell’inflazione continuano a indicare che eventuali aumenti nel breve termine sarebbero probabilmente transitori.
Anche le dinamiche di curva hanno subito un cambiamento, con i movimenti più recenti caratterizzati da un bear flattening, dopo le precedenti fasi di
irripidimento. Attualmente manteniamo un posizionamento neutrale sulle curve, dopo aver liquidato le posizioni in steepener.
Il posizionamento riflette una preferenza per strategie di valore relativo tra le diverse regioni. Le nostre posizioni long sui rendimenti reali USA e sul Canada sono bilanciate da posizioni short sul Giappone, che continua a distinguersi per le dinamiche di normalizzazione e per tecnici più deboli. Il posizionamento in Giappone rimane contenuto, ma riflette rischi asimmetrici sui rendimenti rispetto agli altri mercati sviluppati.
Nel mercato valutario manteniamo un orientamento prudentemente ottimista per le valute di Paesi non importatori di petrolio a elevato carry. Benché le tensioni geopolitiche e l’aumento dei prezzi del petrolio abbiano sostenuto il dollaro statunitense nel breve termine, ci aspettiamo che tale forza sia transitoria anziché strutturale. Continuiamo a esprimere una visione positiva su alcune valute ad alto beta, in particolare nei mercati che risultano maggiormente isolati dagli effetti sui termini di scambio e sulle prospettive di crescita derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia. Tali posizioni vengono espresse principalmente contro l’euro e il dollaro statunitense.
Debito dei mercati emergenti
(Sovrappeso)
Il debito sovrano e corporate dei mercati emergenti (EM) continua a rappresentare un’opportunità interessante per il 2026, anche se i recenti sviluppi geopolitici e il conseguente aumento dei prezzi dell’energia hanno introdotto un contesto macroeconomico più volatile. Il picco di volatilità di mercato generato dalle tensioni geopolitiche ha nuovamente ricordato che l’universo emergente non costituisce un’allocazione monolitica, ma richiede un’attenta selezione a livello di singoli Paesi. Sebbene la dispersione tra i diversi Paesi sia aumentata, le condizioni di finanziamento complessive dei mercati emergenti sono rimaste ordinate e i flussi di capitale continuano a differenziare tra i vari emittenti, piuttosto che ritirarsi in modo indiscriminato. In questo contesto, il carry e il reddito restano i principali motori di rendimento atteso, sebbene gli sviluppi macroeconomici stiano assumendo un ruolo più rilevante nella performance di breve termine.
L’aumento dei rendimenti reali e la credibilità delle riforme in atto in diversi Paesi restano alla base di un contesto favorevole. Le valutazioni rimangano interessanti, in particolare nei mercati locali, e numerose valute emergenti sono tuttora relativamente sottovalutate rispetto al dollaro statunitense. Tuttavia, i recenti movimenti di mercato hanno evidenziato una maggiore sensibilità ai tassi globali e alle dinamiche energetiche, con un aumento dei rendimenti sulla parte a breve della curva in diversi mercati e le valute che hanno attraversato fasi di volatilità e interventi.
Il rincaro del prezzo del petrolio ha ulteriormente ampliato la divergenza all’interno della classe di attivo, favorendo gli esportatori di materie prime e mettendo in difficoltà gli importatori netti. Di conseguenza, la dispersione a livello geografico rimane elevata, ribadendo l’importanza della scelta dei singoli Paesi e di una politica disciplinata. Continuiamo a privilegiare i mercati con politiche monetarie credibili, fondamentali in miglioramento e differenziali di rendimento reale interessanti rispetto ai mercati sviluppati, senza tuttavia ignorare i rischi geopolitici, la sensibilità alle materie prime e le aspettative sul versante delle politiche globali.
Credito societario
(Maggiore sottopeso nell’IG, leggero sovrappeso nell’HY)
Il nostro scenario base per il credito rimane cautamente ottimista nonostante le incertezze siano aumentate in seguito all’escalation del conflitto in Medio Oriente. Questa visione è supportata da valutazioni più interessanti, con gli spread che si sono ampliati rispetto ai minimi da inizio anno, insieme a aspettative di crescita economica contenuta ma positiva e a un contesto di default complessivamente benigno. I rischi geopolitici rimangono elevati, ma i primi indicatori di un impegno degli Stati Uniti verso la de-escalation, unitamente a una politica economica e finanziaria favorevole, continuano a sostenere la crescita, l’occupazione e i consumi.
Nell’investment grade gli spread si sono leggermente ampliati nel mese di marzo. L’investment grade statunitense si è spostato verso la fascia attorno agli 88 punti base mentre l’investment grade europeo verso la fascia attorno ai 95-97 punti base. Sebbene gli spread rimangano inferiori alle medie di lungo periodo, il recente ampliamento ha migliorato i punti di ingresso e le valutazioni attuali sono in ampia misura corroborate dalla solidità dei fondamentali societari e dalla resilienza della domanda di rendimento. Allo stesso tempo, permangono evidenze limitate di una reazione della politica monetaria volta a compensare i rischi inflazionistici derivanti dal Medio Oriente, nonostante i mercati stiano prezzando un percorso di politica monetaria più restrittivo per il 2026.
I bilanci societari rimangono in salute mentre ci addentriamo ulteriormente in una fase di fine ciclo, caratterizzata dalla crescita delle operazioni di M&A, dalla spesa per investimenti legata all’IA e alle infrastrutture e dalle distribuzioni agli azionisti. Questo contesto sottolinea l’importanza della selezione a livello settoriale e di singoli titoli. La solida domanda per i rendimenti “all‑in” offerti dal credito investment grade dovrebbe contribuire ad assorbire l’aumento atteso delle emissioni — in particolare da parte delle società non finanziarie che finanziano operazioni di M&A e investimenti in conto capitale (capex) — sebbene ciò contribuisca anche a una maggiore dispersione tra gli emittenti
Davanti all’elevata incertezza geopolitica, ai probabili sviluppi sul versante delle politiche e all’aumento dei rischi idiosincratici, in particolare nei settori esposti agli effetti destabilizzanti dell’IA, siamo meno convinti che gli spread possano restringersi in misura significativa rispetto ai livelli attuali. Di conseguenza, ci aspettiamo che a trainare i rendimenti saranno soprattutto il carry e la selezione dei titoli più che un’espansione generalizzata dei multipli. A livello geografico, preferiamo l’Europa agli Stati Uniti, in virtù delle dinamiche di offerta relativamente più bilanciate e delle politiche economiche più favorevoli.
Manteniamo un modesto sovrappeso in alcuni emittenti high yield sia negli Stati Uniti che in Europa. I fondamentali restano favorevoli, grazie al miglioramento della qualità media del credito, ai tassi d’insolvenza ridotti e alla leva finanziaria gestibile. Nonostante il modesto allargamento degli spread e l’aumento della volatilità, il maggiore carry, la spread duration e la persistente dispersione settoriale creano interessanti opportunità per un posizionamento selettivo. I recenti movimenti di mercato hanno rafforzato l’importanza di un orientamento verso la qualità e di una selezione disciplinata del rischio; tuttavia, i default sono ancora attesi rimanere contenuti, a supporto di una domanda degli investitori che resta solida
Leveraged loan
(Sottopeso)
Nei leveraged loan ci aspettiamo un aumento dell’offerta netta e una crescente dispersione. Sebbene la domanda di CLO continui a rappresentare un importante fattore tecnico di supporto, questa asset class è sempre più caratterizzata da una maggiore selettività, con gestori che adeguano le allocazioni per rispondere agli sviluppi macroeconomici e a specifici rischi settoriali. Allo stesso tempo, i flussi retail sono stati più eterogenei, contribuendo a tracciare un contesto tecnico meno uniforme.
La dispersione settoriale rimane elevata. Sebbene gli emittenti del settore software e dei settori legati alla tecnologia abbiano evidenziato segnali di stabilizzazione dopo la precedente fase di debolezza, i timori strutturali legati agli effetti destabilizzanti dell’IA continuano a influenzare il posizionamento e hanno spinto i gestori di CLO a ridurre l’esposizione a tali settori. I settori più sensibili al ciclo economico stanno evidenziando segnali di difficoltà, in particolare nel contesto attuale che vede un aumento dei costi dei fattori produttivi e delle incertezze macro.
Alla luce del recente repricing delle aspettative sulle banche centrali e della maggiore volatilità dei tassi, l’attrattività relativa degli asset a tasso variabile si è ridotta. Di conseguenza, manteniamo una posizione di sottopeso nell’asset class, prediligendo un’esposizione selettiva laddove i fondamentali restino resilienti e le valutazioni remunerino adeguatamente la maggiore dispersione e il rischio macro.
Prodotti cartolarizzati
(Sovrappeso)
I titoli garantiti da ipoteche (MBS) di agenzia e i titoli garantiti da ipoteche residenziali non emessi da agenzie (RMBS) restano un sovrappeso ad alta convinzione per il 2026. Nel mese di marzo, in risposta alla diffusa fase di sell-off dei tassi, i titoli garantiti da ipoteche emessi da agenzia hanno registrato un allargamento degli spread. Ciò nonostante, gli spread dei titoli cartolarizzati hanno dimostrato nel complesso una relativa resilienza, dando prova di stabilità anche a fronte di un aumento della volatilità nei mercati dei tassi. Gli MBS di agenzia continuano a offrire un interessante incremento degli spread sia rispetto ai livelli storici sia rispetto ad altri settori core del reddito fisso, presentando un valore relativo convincente rispetto al credito investment grade corporate e alle alternative di liquidità.
I recenti movimenti di mercato sono stati determinati più dai tassi che non dai fondamentali del credito. I rendimenti degli MBS emessi da agenzia sono aumentati in modo significativo insieme ai rendimenti dei Treasury, mentre l’allargamento degli spread è rimasto contenuto e si è in parte riassorbito. Più in generale, i mercati di finanziamento dei settori cartolarizzati sono rimasti ordinati, rafforzando le caratteristiche difensive del comparto all’interno dei prodotti a spread, nonostante l’elevata volatilità macroeconomica.
I fattori tecnici continuano a svolgere un ruolo importante nella performance. La domanda di garanzie di alta qualità continua a essere sostenuta dal forte interesse dei gestori nel carry e dal ritmo misurato e prevedibile della riduzione del bilancio della Federal Reserve, che ha limitato le pressioni sull’offerta netta. Il recente aumento dei rendimenti ha inoltre migliorato i punti di ingresso, consentendo di aggiungere il rischio in modo selettivo laddove le valutazioni sono diventate più interessanti.
I titoli garantiti da ipoteche residenziali non emessi da agenzie continuano a offrire un ventaglio di opportunità interessanti, sostenuti dalla stabilità dei prezzi delle abitazioni, da rapporti loan-to-value contenuti e da tassi di morosità ai minimi storici. Le dinamiche domanda-offerta rimangono favorevoli, con poche nuove emissioni e un rischio di rifinanziamento minimo, data l’elevata percentuale di debitori bloccati in tassi ipotecari bassi.
Nell’ambito dei CMBS, i fondamentali si confermano resilienti, in particolare nei segmenti di qualità superiore. Il miglioramento del sentiment e la solidità delle performance a livello di singolo immobile supportano opportunità selettive nei settori dell’ospitalità, della logistica, dello storage e negli asset multifamily di alta qualità. La dispersione tra le diverse tipologie di immobilipesi e le varie aree geografiche continua ad aumentare, sottolineando sempre più l’importanza della selettività e aumentando la priorità delle strutture single-asset, single-borrower (SASB).
Confermiamo il nostro ottimismo per i covered bond danesi, dove le caratteristiche difensive, il solido quadro normativo e gli interessanti rendimenti con copertura in USD continuano a favorire il valore relativo.