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The BEAT
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febbraio 20, 2026

The BEAT: dal caos alla chiarezza – temi di investimento

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The BEAT: dal caos alla chiarezza – temi di investimento


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The BEAT: dal caos alla chiarezza – temi di investimento

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febbraio 20, 2026

 
 

I mercati possono sembrare caotici in questo momento, ma noi non li vediamo così. Riteniamo di trovarci di fronte a un cambiamento strutturale di grande portata, di quelli che si manifestano tipicamente una volta ogni 100 anni. Questo tipo di cambiamento strutturale mette in movimento i capitali e crea un’opportunità di investimento per posizionarsi in anticipo su questi flussi, anziché limitarsi a seguirli.

Ma per comprendere tutto ciò è necessario disporre di un quadro concettuale adeguato. Provo a spiegarmi.

Le ultime generazioni hanno vissuto un’era finanziaria figlia degli Accordi di Bretton Woods. Chiunque abbia seguito un corso di economia, avrà probabilmente sentito parlare di Bretton Woods, una regione del New Hampshire dove nel 1944 i Paesi alleati si riunirono per decidere l’ordine post-bellico destinato a ricostruire le economie globali. Poiché gli Stati Uniti sarebbero chiaramente emersi come l’economia più forte di tutte, il dollaro statunitense (USD) avrebbe dovuto essere altrettanto solido e fu così designato come valuta di riserva pienamente convertibile in oro. Ciò implicava che le altre valute sarebbero rimaste più deboli, consentendo a questi Paesi di ricostruire molto più agevolmente la propria base di esportazioni, il settore manifatturiero e, più in generale, le loro economie.

L’accordo era necessario e ben concepito, ma presentava un limite importante: implicava che gli Stati Uniti avrebbero con ogni probabilità accumulato un deficit, qualcosa che doveva essere gestito con competenza nel periodo successivo agli accordi Bretton Woods. Di fatto, la gestione di quel deficit è stata il punto cruciale dei principali eventi geo-economici dalla fine della seconda guerra mondiale (Figura 1).

 
 
Figura 1
 
Post-neoliberismo: le ricadute di disavanzi, valute e dazi
 

Fonte: MSIM Portfolio Solutions Group al 15 febbraio 2026

 
 

Alla fine degli anni ‘60, gli Stati Uniti erano coinvolti nella guerra del Vietnam e si trovavano ad affrontare un deficit in crescita. Molti Paesi videro ciò come un’opportunità per convertire i propri dollari in oro e questo determinò un brusco calo delle riserve auree statunitensi. All’inizio degli anni ’70 l’allora presidente statunitense Nixon considerò questa situazione una grave minaccia per la sicurezza nazionale e pose termine all’accordo di Bretton Woods e alle conversioni. Si trattò di un evento economico di grande portata e inaugurò l’epoca della “fiat money” (ovvero la moneta cartacea inconvertibile, creata e sostenuta da un governo), nota come l’era di Bretton Woods II.

La misura, tuttavia, era solo una misura temporanea che si proponeva di affrontare il problema del deficit statunitense. All’inizio degli anni ’80 gli Stati Uniti si ritrovarono ancora una volta con un deficit in aumento e convocarono un incontro con le principali economie e partner commerciali presso il Plaza Hotel di New York City. Nel 1985 si giunse poi ad un altro accordo che prevedeva l’utilizzo di interventi valutari per ridurre il valore del dollaro e rafforzare quello delle valute estere. Tale accordo divenne noto come Plaza Accord.

Il Plaza Accord scatenò una volatilità economica debilitante in tutti i mercati finanziari e fu infine considerato un grave fallimento di politica economica. La situazione divenne così caotica che due anni dopo i Paesi si incontrarono di nuovo, questa volta al Louvre di Parigi, per revocare il Plaza Accord e impegnarsi a non ricorrere mai più a massicci interventi valutari per affrontare il problema del deficit statunitense. L’accordo del Louvre vide la luce nel 1987.

Nonostante il nuovo approccio, il disavanzo statunitense rimase un rischio endemico per le politiche monetarie post-Bretton Woods. Nel 2001 la Cina aderì all’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e il deficit continuò a crescere. Oltre a ciò, i problemi demografici di una popolazione sempre più vecchia peggiorarono significativamente la traiettoria del deficit.

Quindi, come affrontare il rischio generato dal deficit se si sceglie di non ricorrere alle politiche valutarie?

Con i dazi.

L’uso dei dazi rappresenta un ritorno al periodo pre-Bretton Woods e al metodo usato per molti secoli dai diversi Paesi per interagire tra loro. La politica tariffaria degli Stati Uniti è stata introdotta dal presidente Trump durante il suo primo mandato, è stata mantenuta dal presidente Biden e successivamente riaccelerata nel secondo mandato di Trump. Di fatto, è probabile che anche i presidenti successivi continueranno a mantenere in vigore i dazi. Perché? Perché con l’invecchiamento dei Baby Boomers e degli ancor più numerosi Millenial che li seguiranno, il disavanzo statunitense rimarrà un problema per le prossime generazioni. Gli Stati Uniti non sono i soli a dover affrontare questo problema demografico: si tratta infatti di un fenomeno globale.

Sicuramente quella che abbiamo appena fatto è una sintesi estremamente semplificata degli ultimi 80 anni. E ovviamente non ci sono solo i dazi per affrontare un deficit. Si può fare in molti modi, in primis attraverso una spesa pubblica responsabile. Ma siccome i dazi danno meno noie ai leader eletti, riteniamo che rimarranno la prima scelta. Dopo tutto, a certificarne l’efficacia vi sono secoli di storia economica prima di Bretton Woods.

Un quadro concettuale per investire in anticipo rispetto ai flussi di capitale
Oltre che con i dazi (e con una spesa responsabile), i deficit possono essere affrontati anche in un altro modo, ovvero adottando politiche di crescita economica. Questa è la situazione odierna: i capi di governo hanno capito che la struttura degli scambi commerciali e della crescita economica è destinata a cambiare in futuro. È una gara che è già iniziata e, come accade in ogni gara, tutti vogliono partire in pole position. È per questo che sia la politica estera sia la politica commerciale sono attualmente in fase di cambiamento.

Come si evince in Figura 2, abbiamo tracciato un quadro di riferimento concettuale di quelli che, secondo noi, saranno i prossimi sviluppi. Il quadro si suddivide in quattro temi investibili:

  1. Deglobalizzazione. Il mondo non si è ancora deglobalizzato, ma prevede di farlo nel decennio a venire. Il capitale viene investito già oggi per assicurarsi una posizione di testa nella competizione per la crescita futura. Questo crea tensioni geopolitiche e una frammentazione dei mercati.
  2. Reindustrializzazione. Se un paese si accinge a deglobalizzare, ha bisogno di produrre internamente ciò che gli serve. Questo crea opportunità lungo tutta la catena degli investimenti in conto capitale (capex) e degli investimenti manifatturieri.
  3. Innovazione tecnologica. Con la reindustrializzazione, le principali economie dovranno utilizzare sistemi di produzione avanzata. Questo crea opportunità lungo tutta la catena degli investimenti in conto capitale (capex) e degli investimenti manifatturieri. Non tutte le società saranno ugualmente in grado di sfruttare la tecnologia e ciò creerà opportunità d’investimento che starà a noi individuare (ad esempio l’utilizzo della tecnologia per liberare valore economico).
  4. Finanziamenti. Questo cambiamento strutturale sarà molto costoso e dovrà essere finanziato. A questo scopo, sarà certamente impiegato capitale azionario, obbligazionario e dei mercati privati. Ma anche i governi finanzieranno il cambiamento tramite spesa pubblica, politiche fiscali e deregolamentazione, tutti mezzi ideati per incentivare le società del mercato privato al cambiamento. Definiamo questo fenomeno capitalismo di Stato. Intendiamoci: si tratta di un’iniziativa sul versante dell’offerta, che non può essere finanziata direttamente dai governi perché peggiorerebbe i loro disavanzi.  Toccherà al settore privato, più produttivo, farsi carico del grosso di questo onere.
 
 
Figura 2
 
I cambiamenti strutturali stanno mettendo il capitale in movimento
 

Fonte: MSIM Portfolio Solutions Group al 15 febbraio 2026

 
 

In cerca di chiarezza in mezzo al caos:
utilizzo del nostro quadro di riferimento concettuale per individuare le opportunità d’investimento
Se riteniamo che le politiche di governo siano destinate a sostenere questi cambiamenti strutturali, possiamo utilizzare modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) per comprendere l’andamento delle politiche globali e individuare i settori e le industrie che ne saranno i principali beneficiari. Possiamo affrontare in modo analogo l’aspetto della deregolamentazione.

Esistono molti modi in cui utilizziamo questo quadro concettuale per orientare il nostro processo decisionale, attraverso la selezione degli investimenti in gestori, ETF e panieri azionari. Sia gli investimenti passivi che quelli attivi svolgono un loro ruolo. Utilizziamo questo approccio allo stesso modo per comprendere meglio le dinamiche della crescita e dell’inflazione, che incidono sulla gestione degli attivi obbligazionari. Per ottimizzare la costruzione del portafoglio e il dimensionamento delle posizioni, isoliamo i diversi modi di utilizzare la gestione attiva e passiva utilizzando la ricerca quantitativa e le nostre scelte di investimento. Ecco cosa stiamo integrando nelle nostre strategie.

Cambiamenti strutturali di questa portata mettono il capitale in movimento, e la nostra strategia è posizionarci in anticipo rispetto a questi flussi, non limitarci a seguirli.

 
 
 
Portfolio Solutions Group è un team multi-asset completo, che investe in tutte le strategie e tipologie di attivi (tradizionali e alternativi), attraverso soluzioni che coprono portafogli liquidi (public assets), completi (public e private assets) e soltanto privati.
 
 
 
 
 

CONSIDERAZIONI SUI RISCHI
La diversificazione
non elimina il rischio di perdite.  Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo d’investimento della Strategia venga raggiunto. I portafogli sono esposti al rischio di mercato, ovvero alla possibilità che il valore di mercato dei titoli detenuti dal portafoglio diminuisca e che il valore delle azioni del portafoglio sia conseguentemente inferiore all’importo pagato dall’investitore per acquistarle.  I valori di mercato possono cambiare quotidianamente a causa di eventi economici e di altro tipo (ad es. catastrofi naturali, crisi sanitarie, atti terroristici, conflitti e disordini sociali) che influenzano i mercati, i Paesi, le aziende o i governi. È  difficile prevedere le tempistiche, la durata e i potenziali effetti negativi (ad es. la liquidità del portafoglio) degli eventi. Di conseguenza, l’investimento in questo portafoglio può comportare una perdita per l’investitore. Inoltre, la strategia può essere esposta ad alcuni rischi aggiuntivi. L’esito più o meno positivo di tali decisioni inciderà sulla performance del Comparto. Gestione attiva – Nel perseguire l’obiettivo di investimento del Comparto, il Consulente ha un notevole margine di manovra nel decidere quali investimenti acquistare, detenere o vendere su base giornaliera e quali strategie di trading perseguire. Esiste il rischio che, in base alle effettive condizioni di mercato,  la metodologia e le ipotesi di asset allocation elaborate dal Consulente per i portafogli sottostanti si rivelino errate e che il portafoglio non raggiunga il suo obiettivo d’investimento. I corsi azionari tendono inoltre a essere volatili e la possibilità di subire perdite è significativa. Gli investimenti del portafoglio in certificati legati alle materie prime comportano rischi notevoli, ivi compreso il rischio di un sensibile deprezzamento del capitale investito. In aggiunta ai rischi inerenti alle materie prime, tali investimenti sono esposti a rischi specifici, quali il rischio di perdita di capitale e interessi, l’assenza di un mercato secondario e il rischio di livelli superiori di volatilità, che non interessano i tradizionali titoli azionari e di debito. Le oscillazioni dei cambi potrebbero annullare i guadagni generati dagli investimenti o accentuare le perdite. I titoli obbligazionari sono soggetti alla capacità dell’emittente di rimborsare puntualmente capitale e interessi (rischio di credito), alle variazioni dei tassi d’interesse (rischio di tasso d’interesse), al merito di credito dell’emittente e alle condizioni generali di liquidità del mercato (rischio di mercato). In un contesto di tassi d’interesse in rialzo, i corsi obbligazionari possono calare e dar luogo a periodi di volatilità e a maggiori richieste di rimborso. In un contesto di tassi d’interesse al ribasso, il portafoglio potrebbe generare un reddito inferiore. I titoli con scadenze più lunghe possono essere maggiormente sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse. Le azioni e i titoli esteri risentono in genere di una maggiore volatilità rispetto agli strumenti obbligazionari e sono soggetti a rischi di cambio, politici, economici e di mercato. Le quotazioni tendono a oscillare in risposta a eventi specifici in seno a una determinata società. I titoli delle società a bassa capitalizzazione comportano rischi particolari, come l’esiguità delle linee di prodotto, dei mercati e delle risorse finanziarie, e possono registrare una maggiore volatilità di mercato rispetto a quelli di società più consolidate di dimensioni maggiori. I rischi associati agli investimenti nei mercati emergenti sono maggiori di quelli associati agli investimenti nei mercati sviluppati esteri. Le azioni degli exchange traded funds (ETF) comportano molti dei rischi associati agli investimenti diretti in azioni ordinarie od obbligazioni e il loro valore di mercato oscilla al variare del valore dell’indice sottostante. Investendo in ETF e in altri Fondi d’investimento, il portafoglio assorbe sia le proprie spese che quelle degli ETF e dei Fondi d’investimento nei quali investe. La domanda e l’offerta di ETF e dei Fondi d’investimento potrebbero non essere correlate a quelle dei titoli sottostanti. Gli strumenti derivati possono essere illiquidi, possono amplificare le perdite in maniera sproporzionata e incidere negativamente sulla performance del portafoglio. Un contratto a termine su valute è uno strumento di copertura che non implica alcun pagamento anticipato. L’uso della leva finanziaria può accentuare la volatilità del Portafoglio.

INFORMAZIONI IMPORTANTI –
La performance passata non è garanzia di risultati futuri.
I rendimenti di cui si parla nell’audio sono quelli degli indici di riferimento e non intendono rappresentare la performance di alcun investimento specifico.

Poiché non è possibile garantire che le strategie d’investimento risultino efficaci in tutte le condizioni di mercato, ciascun investitore deve valutare la propria capacità di mantenere l’investimento nel lungo termine e in particolare durante le fasi di ribasso dei mercati.

I conti a gestione separata potrebbero non essere adatti a tutti gli investitori. Nei conti separati gestiti in base a una determinata strategia possono essere inseriti valori mobiliari che non replicano la performance di un particolare indice. Si raccomanda di valutare attentamente gli obiettivi d’investimento, i rischi e i costi della Strategia prima di effettuare un investimento. È richiesto un livello patrimoniale minimo.

Il modulo ADV, Parte 2, contiene informazioni importanti sui gestori degli investimenti.

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