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Global Fixed Income Bulletin
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aprile 27, 2022

Un piccolo passo per i tassi di interesse, ma un grande balzo per le politiche monetarie

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aprile 27, 2022

Un piccolo passo per i tassi di interesse, ma un grande balzo per le politiche monetarie


Global Fixed Income Bulletin

Un piccolo passo per i tassi di interesse, ma un grande balzo per le politiche monetarie

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aprile 27, 2022

 
 

Marzo è stato un altro mese difficile per i mercati finanziari, a conclusione di uno dei peggiori trimestri registrati dagli anni ’80 del secolo scorso.  Lo status di “bene rifugio” dei titoli di Stato che risultava molto marcato durante l’invasione russa dell’Ucraina, ha iniziato a indebolirsi quando il rally di febbraio ha invertito la sua tendenza, evolvendosi in un forte ribasso nel mese di Marzo.  Di fatto, i mercati non ci hanno messo molto a comprendere le implicazioni inflazionistiche/stagflazionistiche della guerra e le conseguenti sanzioni contro la Russia.

 
 

Le implicazioni negative sulla crescita sono state ignorate poiché il nuovo shock avrebbe esacerbato le condizioni inflazionistiche già in atto in un’economia globale in via di surriscaldamento e afflitta dai problemi delle filiere produttive.  Le aspettative dei mercati relative agli aumenti dei tassi da parte delle banche centrali sono cresciute, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari globali: il rendimento dei Treasury USA a 2 anni è salito di 90 punti base (pb), mentre quello dei titoli di Stato tedeschi a 2 anni è passato in territorio positivo per la prima volta dal 2014.  La riunione di Marzo della Federal Reserve (Fed) è stata significativa per la forte revisione al rialzo delle aspettative riguardanti l’inflazione e l’aumento tassi che ha giustificato il sentiment negativo dei mercati.

Il cambio di direzione delle politiche monetarie nel 2022 risulta eccezionale se osservato in termini storici.  Contrariamente a quanto accaduto a febbraio, nel mese di Marzo i mercati creditizi hanno inaspettatamente sovraperformato quelli dei titoli di Stato, con una significativa compressione dei differenziali delle obbligazioni high yield (HY) e del debito estero dei mercati emergenti (ME), che ha corretto buona parte della sottoperformance di febbraio.  I titoli High Yield e il debito dei Mercati Emergenti in valuta estera si sono particolarmente distinti, sovraperformando con una compressione degli spread di 30-64 pb.   Malgrado le implicazioni negative della guerra per l’economia globale, l’andamento del dollaro statunitense è risultato disomogeneo.  Le valute europee hanno subito una leggera flessione mentre lo yen giapponese è stato il fanalino di coda (la Banca del Giappone, o BoJ, ha chiarito di non avere intenzione di seguire le altre banche centrali nell’adozione di una politica restrittiva).  Le valute dei mercati emergenti hanno continuato a registrare buone performance, con l’America Latina in testa.  Anche la ridotta liquidità dei mercati finanziari è stata rilevante, portando a forti oscillazioni dei prezzi, soprattutto su base giornaliera.

 
 
 
Figura 1: Performance degli attivi da inizio anno
 

Nota: performance in USD. Fonte: Bloomberg. Dati al 31 Marzo 2022. Gli indici riportati hanno scopo puramente illustrativo e non intendono rappresentare la performance di un investimento specifico. La performance passata non è garanzia di risultati futuri. Per le definizioni degli indici si rimanda alle pagg. 10-16.

 
 
Figura 2: Variazioni valutarie mensili rispetto all’USD
 

Nota: per variazione positiva si intende l’apprezzamento della valuta nei confronti dell’USD. Fonte: Bloomberg. Dati al 31 Marzo 2022.

 
 
Figura 3: Principali variazioni mensili dei rendimenti e degli spread decennali
 

Fonte: Bloomberg, JPMorgan. Dati al 31 Marzo 2022.

 
 

Prospettive per il mercato obbligazionario

L’invasione russa dell’Ucraina ha ulteriormente aggravato gli squilibri esistenti nell’economia globale. L’impatto sarà probabilmente avvertito sotto forma di prolungamento e intensificazione del ciclo d’inflazione e di un calo dei tassi di crescita (pur non sconfinando nella recessione). L’inflazione si è mossa al rialzo, al pari delle aspettative di inflazione per il 2023. È probabile che i prezzi delle materie prime e dei generi alimentari aumentino ancora, aggravando ulteriormente l’inflazione e inducendo le banche centrali a mantenere un orientamento restrittivo, sia a parole che nei fatti. Sotto questo aspetto, spicca la condotta della Fed.  È molto probabile che quest’anno la banca centrale degli Stati Uniti alzi i tassi di 250 pb per concentrare le misure di inasprimento monetario all’inizio del ciclo, quando l’economia è ancora solida, e dimostrare così il suo impegno a perseguire una strategia antinflazionistica credibile. Non abbiamo alcun dubbio che la politica sia rimasta troppo espansiva troppo a lungo (soprattutto alla luce delle politiche fiscali adottate in risposta al Covid) e che la Fed debba “recuperare il terreno perduto” riportando la politica monetaria alla neutralità il più rapidamente possibile. Ciò potrebbe persino rendere necessario sia aumentare i tassi con più rialzi mensili consecutivi di 50 pb, sia operare un ridimensionamento del bilancio più rapido del previsto. Finora, i mercati hanno metabolizzato bene questo sviluppo, come evidenziato dall’ampliamento relativamente modesto degli spread creditizi e un apprezzamento solo marginale del dollaro. Tuttavia, se l’inflazione non dovesse frenare sufficientemente (quanto precisamente è ancora da vedere, ma il probabile limite sono i valori previsti per la fine dell’anno della Fed), ci sarebbe da aspettarsi un ulteriore e inatteso inasprimento l’anno prossimo, ossia un tasso terminale dei Fed Fund molto più elevato. Ciò farebbe aumentare le probabilità di una recessione nel 2023 e comprometterebbe gli attivi creditizi.

La svolta restrittiva della Fed fa scuola nel resto del mondo. Di fatto, le banche centrali dei paesi emergenti sono in lotta con l’inflazione da più di un anno. Nel caso dell’Europa dell’Est, i rialzi dei tassi hanno si sono fatti più frequenti nelle ultime settimane, tanto quanto le dichiarazioni della BCE su una svolta restrittiva. Questo coordinamento globale delle politiche monetarie (ad eccezione di Cina e Giappone), unitamente al perdurare dell’inflazione, spingerà, a nostro avviso, al rialzo i rendimenti a livello globale. Anche paesi come l’Australia, dove le banche centrali hanno opposto resistenza al rialzo dei tassi, stanno registrando incrementi molto marcati dei rendimenti a più lunga scadenza. Fino a quando l’inflazione non avrà raggiunto il picco (o si prevedrà una recessione), cosa che non è data di sapere ancora per diversi mesi, ci aspettiamo che i rendimenti continueranno a subire pressioni al rialzo.

Uno dei motivi per cui le banche centrali possono assumere toni così restrittivi è che la crescita è robusta. Sebbene l’inflazione stia operando come un’imposta sulle famiglie e sulle imprese e i rendimenti si stiano muovendo al rialzo, il mercato del lavoro e la redditività aziendale stanno supportando energicamente la spesa. Pertanto, considerati i livelli e le traiettorie attuali dei rendimenti, non prevediamo una recessione né quest’anno né il prossimo. In base alla nostra analisi, se una recessione dovesse verificarsi, non accadrebbe prima del 2024. Si tratta di un futuro molto lontano e supporta piuttosto un’interpretazione “stile 1994” del ciclo di rialzi dei tassi d’interesse di quest’anno, che produrrà un rallentamento sufficiente da contenere l’inflazione senza gettare l’economia statunitense o quella mondiale in una recessione. Dobbiamo tenere presente che l’economia globale sta decelerando, scendendo da livelli molto elevati. Ciò detto, a livello geografico si presenteranno problematiche locali. Le probabilità di una sottoperformance economica sono maggiori in Europa e in Cina/ASEAN. Gli Stati Uniti continueranno probabilmente a trainare la crescita.

Pertanto l’impatto sulla redditività delle aziende sarà probabilmente differenziato. I settori dell’energia, delle materie prime e della difesa saranno con ogni probabilità avvantaggiati, i settori della salute e delle telecomunicazioni saranno i meno colpiti, mentre per le utility l’impatto dipenderà dalla precisa esposizione al quadro normativo e alle materie prime. I settori industria e beni di consumo verranno entrambi penalizzati, ma quantomeno prima della crisi stavano registrando una domanda molto forte. Tuttavia, non vi è dubbio sul fatto che l’impatto sarà negativo e che le obbligazioni societarie europee saranno le più colpite. Ciò detto, gli spread si sono ampliati rispetto a quelli di inizio anno e in questo spicca la sottoperformance dell’Europa.

I fondamentali creditizi si presentano contrastanti. La qualità creditizia è contrastante in termini di redditività, gli utili hanno verosimilmente raggiunto il picco e sia l’indebitamento che i margini sono in via di stabilizzazione. Tuttavia i bilanci, la liquidità e la capacità di servire il debito restano eccezionalmente robusti. E soprattutto continuiamo a prevedere tassi d’insolvenza ancora molto bassi e un aumento delle revisioni al rialzo rispetto ai declassamenti. Pertanto, riteniamo ancora valide le obbligazioni societarie e potremmo prendere in considerazione un rafforzamento delle posizioni in caso di ribasso. A parte questo, visto il rinnovato impegno delle banche centrali a contenere e ridurre l’inflazione nei 18 mesi a venire, la crescita si indebolirà e sarà importante individuare le società che possono continuare a prosperare in un simile contesto. Molto probabilmente la gestione attiva si rivelerà fondamentale per la performance. Confermiamo una leggera preferenza per il segmento high yield rispetto a quello investment grade, ma si tratta di un orientamento molto idiosincratico e specifico a livello settoriale. Di recente, i mercati emergenti hanno sovraperformato. Ciò è dovuto alle valutazioni (i mercati emergenti hanno sottoperformato per gran parte degli ultimi 12 mesi), alle notevole differenze a livello regionale (l’America Latina sta marginalmente beneficiando, sul versante economico, dell’andamento della guerra, anche se il ciclo dell’inflazione si dovesse protrarre per qualche tempo) e al fatto che i paesi esportatori di materie prime, come il Brasile e il Sudafrica, stanno traendo vantaggi dal conflitto. Riteniamo probabile una prosecuzione di questa tendenza. Le analisi a livello geografico saranno indispensabili per individuare valore. Ci attendiamo infatti che i mercati porranno l’accento sulla differenziazione tra i vari paesi e titoli di credito

Tassi d’interesse e di cambio dei mercati sviluppati

Analisi mensile

A Marzo, le mutate aspettative nei confronti delle politiche delle banche centrali ha determinato un cedimento generalizzato dei tassi nei mercati sviluppati. La variazione si è palesata sotto forma di uno storico passaggio dei rendimenti tedeschi a 2 anni in territorio positivo, per la prima volta dal 2014, e di un’inversione delle curve di rendimento ne segmenti dei Treasury USA a 2-10 e 5-30 anni. A fronte dell’aumento dei prezzi energetici dovuto alla guerra in Ucraina, l’inflazione si è mantenuta elevata e ha sorpreso al rialzo in molte regioni. Ancora una volta le politiche delle banche centrali sono state il tema dominante. Gli istituti centrali hanno comunicato ai mercati che, nonostante gli eventi in corso nel mondo, dalla guerra alla recrudescenza dei contagi da Covid, c’è l’intenzione di affrontare seriamente le incombenti pressioni inflazionistiche e di adottare drastiche misure per contrastarle.1

Prospettive

Siamo dell’avviso che l’inflazione continuerà a sorprendere al ribalzo. La guerra continua a minacciare i prezzi dell’energia e le difficoltà delle filiere produttive non solo permangono, ma rischiano anche di peggiorare, viste le misure di lockdown adottate in Cina per contrastare la nuova impennata di contagi da coronavirus.  Gli spazi di manovra a disposizione delle banche centrali per contrastare direttamente l’inflazione sono relativamente limitati al momento. Ci aspettiamo tuttavia che gli istituti centrali proseguiranno il percorso di normalizzazione delle politiche, anche se potrebbero essere costretti ad adottare un approccio più prudente rispetto a quello attuale se la guerra in Ucraina dovesse intensificarsi o se il mercato dovesse iniziare a scontare aspettative di recessione. Nutriamo tuttora convinzioni limitate sull’andamento del mercato valutario.

Tassi d’interesse e di cambio dei mercati emergenti     

Analisi mensile

Gli indici del debito dei mercati emergenti (EMD) hanno registrato perdite generalizzate ovunque durante il mese mentre i mercati cercavano di metabolizzare l’invasione russa dell’Ucraina, l’aumento delle tensioni nel mercato immobiliare cinese e lo sconto di una svolta restrittiva da parte della Federal Reserve statunitense (Fed). Le pressioni inflazionistiche rimangono elevate nella maggior parte dei paesi emergenti con effetti canale sui prezzi delle materie prime dovuti al conflitto tra Russia e Ucraina. Le banche centrali dei mercati emergenti hanno continuato ad affrontare la situazione adottando politiche monetarie tradizionali. Anche il debito societario in dollari2, il debito sovrano in valuta locale3 e il debito sovrano in dollari hanno registrato rendimenti negativi.4

Prospettive

Siamo ottimisti in relazione al debito dei mercati emergenti, poiché le valutazioni sembrano compensare più che adeguatamente gli investitori per il rischio assunto. Il conflitto russo-ucraino continua a occupare le prime pagine dei notiziari e potrebbe continuare a farlo ancora a lungo. I fondamentali sono contrastanti, mentre la svolta restrittiva della Fed suscita preoccupazioni, ma i mercati sembrano già scontare questo sviluppo in modo piuttosto aggressivo. Le dinamiche dell’inflazione e della crescita rimangono di importanza critica. Le analisi a livello geografico saranno indispensabili per individuare valore. Ci attendiamo infatti che i mercati porranno l’accento sulla differenziazione tra i vari paesi e titoli di credito.

Credito societario

Analisi mensile

Dopo un mese di febbraio piuttosto burrascoso, a Marzo i differenziali creditizi si sono ristretti grazie al calo della volatilità dei mercati. Nel corso del mese, i mercati hanno ridimensionato le aspettative secondo cui l’impatto sarebbe stato sistemico per i mercati esterni alla regione colpita. Nel mese, le notizie sul versante settoriale/societario si sono limitate ad alcune notizie idiosincratiche e a speculazioni sull’impatto che la maggiore inflazione dei costi potrebbe avere sulle filiere produttive.5

Nella prima metà di Marzo il mercato high yield ha esibito una certa debolezza, per poi rafforzarsi nelle ultime due settimane. Nel mese, i rendimenti sono aumentati e gli spread si sono compressi. La classe di attivo è stata per breve tempo interessata da afflussi, fenomeno assai raro nel contesto attuale.6

Le obbligazioni convertibili globali sono rimaste in bilico tra il peggioramento del clima di fiducia del mercato obbligazionario, dovuto all’aumento dei tassi, e il miglioramento di quello azionario, alimentato dalle speranze che il conflitto russo-ucraino potesse attenuarsi. Le nuove emissioni del trimestre sono state le seconde più basse per un primo trimestre, dietro solo a quelle del primo trimestre 2009, a causa principalmente dell’indebolimento del mercato azionario.7

Prospettive

Se guardiamo al futuro, i differenziali continueranno probabilmente il loro movimento laterale.  I mercati beneficiano del sostegno fornito dalla domanda tecnica, dalle valutazioni interessanti rispetto ai recenti livelli e dalle aspettative che il conflitto tra Russia e Ucraina non avrà impatti sistemici al di fuori della regione, per cui i tassi d’insolvenza globali rimarranno bassi. Su queste previsioni pesano le aspettative circa la situazione dell’offerta e l’irrigidimento delle condizioni finanziarie che stanno provocando un appiattimento della curva dei rendimenti e segnalando la possibilità di un futuro rallentamento dell’economia.

Titoli a tasso variabile

Analisi mensile

Nel panorama del reddito fisso, il mercato dei prestiti societari a tasso variabile ha esibito un andamento più fluido rispetto alla maggior parte delle controparti dell’indice. Il quadro tecnico del mercato dei prestiti si è mantenuto relativamente bilanciato nel corso del mese. Per tutto il periodo, i fondamentali hanno continuato a evidenziare le buone condizioni dei mercati del credito societario.8

Prospettive

Confermiamo le nostre aspettative di un anno positivo per i prestiti, dato che in passato l’aumento dei tassi di interesse ha avuto effetti rialzisti per questa classe di attivo. Inoltre, il contesto creditizio attuale rimane interessante. Come per tutte le crisi, ci vorrà del tempo prima che le incertezze si riducano.  Tuttavia, questa classe di attivo ha dimostrato ancora una volta la sua solidità.

Prodotti cartolarizzati

Analisi mensile

Nel mese di Marzo, gli MBS di agenzia hanno sottoperformato ancora una volta. Gli spread si sono notevolmente allargati rispetto ai livelli precedenti alla crisi sanitaria, poiché il mercato prevede la fine del quantitative easing e il probabile inizio del quantitative tightening. Tuttavia, il fatto che la Fed stia proseguendo con il ridimensionamento del programma di acquisti potrebbe ulteriormente ampliare gli spread degli MBS di agenzia. Nel mese, gli spread degli RMBS non di agenzia statunitensi si sono notevolmente allargati in tutti i settori residenziali, poiché quasi tutte classi di attivo rischiose si sono svalutate a fronte dei timori per l’inflazione, le politiche della banca centrale e gli sviluppi geopolitici. A Marzo, i differenziali degli ABS statunitensi si sono ampliati, ma la performance dei fondamentali rimane stabile.9

Prospettive

Riteniamo che il mercato delle cartolarizzazioni offra tuttora una combinazione unica di bassa duration, rendimenti interessanti e solidi fondamentali creditizi. Restiamo ottimisti sui prodotti cartolarizzati, ma siamo prudenti nei confronti degli MBS di agenzia e rischio di tasso di interesse.

 
 

I pareri e le opinioni espressi sono quelli del team di Gestione del portafoglio a Marzo 2022 e possono variare in base alle condizioni economiche, di mercato e di altra natura. I rendimenti passati non sono indicativi dei risultati futuri.

1 Fonte: Bloomberg. Dati al 31 Marzo 2022.

2 Fonte: Indice J.P. Morgan CEMBI Broad Diversified.  Dati al 31 Marzo 2022.

3 Fonte: Indice JPM EMBI Global Diversified.  Dati al 31 Marzo 2022.

4 Fonte: Indice J.P. Morgan GBI-EM Global Diversified.  Dati al 31 Marzo 2022.

5 Fonte: Bloomberg. Dati al 31 Marzo 2022.

6 Fonte: Bloomberg U.S. Corporate High Yield Index. Dati al 31 Marzo 2022.

7 Fonte: Refinitiv Global Convertibles Focus Index. Dati al 31 Marzo 2022.

8 Fonte: S&P/LSTA Leveraged Loan Index.  Dati al 31 Marzo 2022. 

9 Fonte: Bloomberg, dati al 31 Marzo 2022.

 
 

CONSIDERAZIONI SUI RISCHI

La diversificazione non garantisce che verranno generati utili e non protegge dalle perdite in una fase di rallentamento del mercato.

Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo d’investimento del portafoglio sarà raggiunto. I portafogli sono esposti al rischio di mercato, ovvero alla possibilità che il valore di mercato dei titoli detenuti dal portafoglio diminuisca e che il valore delle azioni del portafoglio sia conseguentemente inferiore all’importo pagato dall’investitore per acquistarle. I valori di mercato possono cambiare quotidianamente a causa di eventi economici e di altro tipo (ad es. catastrofi naturali, crisi sanitarie, terrorismo, conflitti e disordini sociali) che influenzano i mercati, i Paesi, le aziende o i governi. È difficile prevedere le tempistiche, la durata e i potenziali effetti negativi (ad esempio la liquidità del portafoglio) degli eventi. Di conseguenza, l’investimento in un portafoglio può comportare una perdita per l’investitore. I titoli obbligazionari sono soggetti alla capacità dell’emittente di rimborsare puntualmente capitale e interessi (rischio di credito), alle variazioni dei tassi d’interesse (rischio di tasso d’interesse), al merito di credito dell’emittente e alle condizioni generali di liquidità del mercato (rischio di mercato). In un contesto di tassi d’interesse in rialzo, i corsi obbligazionari possono calare e dar luogo a periodi di volatilità e a maggiori richieste di rimborso. In un contesto di calo dei tassi d’interesse, il portafoglio potrebbe generare un reddito inferiore. I titoli con scadenze più lunghe possono essere maggiormente sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse. Determinati titoli di Stato americani acquistati dalla strategia, come quelli emessi da Fannie Mae e Freddie Mac, non sono garantiti dal “full faith and credit” (piena fiducia e credito) degli Stati Uniti. È possibile che in futuro questi emittenti non dispongano dei fondi per onorare i propri obblighi di pagamento. I prestiti bancari quotati sono soggetti al rischio di liquidità e ai rischi di credito tipici dei titoli con rating inferiori. Le obbligazioni high yield (dette anche “junk bonds”) sono titoli con rating inferiori che possono comportare livelli più elevati di rischio di credito e di liquidità. I titoli di debito sovrani sono soggetti al rischio di insolvenza. I titoli garantiti da ipoteche e da collaterale sono esposti al rischio di rimborso anticipato e a un più elevato rischio d’insolvenza e possono essere difficili da valutare e vendere (rischio di liquidità). Essi sono altresì soggetti ai rischi di credito, di mercato e di tasso d’interesse. Il mercato valutario è altamente volatile e i suoi prezzi sono influenzati da diversi fattori, tra cui la dinamica della domanda e dell’offerta di una determinata valuta, il commercio, i programmi e le politiche fiscali, monetarie e di controllo della valuta nazionale o estera e le variazioni dei tassi d’interesse nazionali o esteri. Gli investimenti nei mercati esteri comportano rischi specifici, quali rischi di cambio, politici, economici e di mercato. Investire nei paesi emergenti comporta rischi maggiori che investire nei mercati esteri in generale. Gli strumenti derivati possono amplificare le perdite in maniera sproporzionata e incidere significativamente sulla performance. Inoltre possono essere soggetti a rischi di controparte, di liquidità, di valutazione, di correlazione e di mercato. I titoli vincolati e illiquidi possono essere più difficili da vendere e valutare rispetto a quelli quotati in borsa (rischio di liquidità). A causa della possibilità che i rimborsi anticipati alterino i flussi di cassa sulle collateralized mortgage obligation (CMO), non è possibile determinare in anticipo la relativa data di scadenza finale o la vita media. Inoltre, il portafoglio potrebbe subire perdite qualora le garanzie collaterali sulle CMO o eventuali garanzie di terzi fossero insufficienti per onorare i pagamenti.

 
 
 
The Global Fixed Income team follows a seamless process with a global outlook. They seek to identify and capture the potential value in situations where the market's implied forecasts are extreme.
 
 
 
Featured Fund
 
 
 
 
 

DEFINIZIONI

Punto base: un punto base = 0,01%.

DEFINIZIONI DEGLI INDICI

Gli indici utilizzati nel presente rapporto non rappresentano la performance di un investimento specifico e non comprendono spese, commissioni od oneri di vendita, che ridurrebbero la performance. Gli indici riportati non sono gestiti e non sono strumenti investibili. Non è possibile investire direttamente in un indice.

Il marchio “Bloomberg®” e l’indice o indici Bloomberg utilizzati sono marchi di servizio di Bloomberg Finance L.P. e relative consociate concessi in licenza a Morgan Stanley Investment Management (MSIM) per determinati scopi. Bloomberg non è una consociata di MSIM, non approva, appoggia, valuta o raccomanda alcun prodotto e non garantisce la tempestività, correttezza o esaustività dei dati e delle informazioni in relazione ad alcun prodotto.

L’indice Bloomberg Euro Aggregate Corporate (Bloomberg Euro IG Corporate) è costruito per replicare l’andamento del mercato delle obbligazioni societarie investment grade denominate in euro.

L’indice Bloomberg Global Aggregate Corporate è la componente societaria del Bloomberg Global Aggregate Index, un indice ad ampia base rappresentativo dei mercati obbligazionari investment grade globali.

L’indice Bloomberg U.S. Corporate High Yield misura l’andamento del mercato statunitense delle obbligazioni societarie non investment grade a tasso fisso denominate in dollari e fiscalmente imponibili. I titoli sono classificati high yield se il rating medio di Moody’s, Fitch e S&P è pari o inferiore a Ba1/BB+/BB+. L’indice non comprende le obbligazioni dei mercati emergenti.

L’indice Bloomberg U.S. Corporate è un benchmark ad ampia rappresentatività che misura l’andamento delle obbligazioni societarie investment grade a tasso fisso fiscalmente imponibili.

L’indice Bloomberg U.S. Mortgage Backed Securities (MBS) replica l’andamento dei titoli pass-through di agenzia garantiti da ipoteche (sia ARM a tasso fisso che ibridi), garantiti da Ginnie Mae (GNMA), Fannie Mae (FNMA) e Freddie Mac (FHLMC). L’indice è costruito aggregando vari gruppi di titoli MBS con regolamento futuro in data da definirsi all’interno di portafogli generali sulla base delle condizioni di rimborso, cedole e anno di emissione. Introdotti nel 1985, gli indici a tasso fisso GNMA, FHLMC e FNMA per i titoli a 30 e 15 anni sono stati rispettivamente retrodatati a gennaio 1976, maggio 1977 e novembre 1982. Nell’aprile del 2007 sono entrati a far parte dell’indice anche i titoli ipotecari pass-through ibridi di agenzia a tasso variabile (ARM).

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è una misura che esamina la media ponderata dei prezzi di un paniere di beni e servizi di consumo, come trasporti, alimenti e assistenza medica.

Euro vs. USD – rendimento totale dell’euro rispetto al dollaro USA.

Titoli di Stato tedeschi a 10 anni – Germany Benchmark 10-Year Datastream Government Index; titoli di Stato giapponesi a 10 anni – Japan Benchmark 10-Year Datastream Government Index; titoli di Stato USA a 10 anni – U.S. Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

L’indice ICE BofAML European Currency High-Yield Constrained (ICE BofAML Euro HY constrained) è concepito per replicare la performance delle obbligazioni societarie in euro e sterline di qualità inferiore a investment grade emesse da emittenti internazionali nei mercati eurobond o in sterline ed euro locali.

L’indice ICE BofAML U.S. Mortgage-Backed Securities (ICE BofAML U.S. Mortgage Master) replica la performance dei titoli pass-through garantiti da ipoteche residenziali a tasso fisso e ibridi denominati in dollari, emessi da agenzie statunitensi nel mercato interno USA.

L’indice ICE BofAML U.S. High Yield Master II Constrained (ICE BofAML U.S. High Yield) è un indice ponderato per il valore di mercato di tutte le obbligazioni high yield domestiche e “Yankee”, comprese le obbligazioni a interesse posticipato e i titoli con pagamento “in natura”. I titoli che lo compongono hanno scadenze di almeno un anno e un rating di credito inferiore a BBB-/Baa3, ma non sono insolventi.

L’indice ISM del settore manifatturiero è basato su indagini condotte presso oltre 300 aziende manifatturiere dall’Institute of Supply Management. L’indice ISM del settore manifatturiero monitora i livelli di occupazione, le scorte di produzione, i nuovi ordini e le consegne dei fornitori. L’indice di diffusione composito è stato creato al fine di monitorare le condizioni del settore manifatturiero nazionale sulla base dei dati risultanti da tali indagini.

Titoli di Stato italiani a 10 anni – Italy Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

L’indice JP Morgan CEMBI Broad Diversified è un benchmark globale del debito societario liquido dei mercati emergenti che replica l’andamento delle obbligazioni societarie denominate in USD emesse da società dei mercati emergenti.

L’indice JPMorgan Government Bond Index – Emerging Markets (JPM local EM debt) replica l’andamento delle obbligazioni in valuta locale emesse da paesi emergenti. L’indice è posizionato come benchmark investibile che comprende soltanto quei Paesi accessibili da gran parte del parterre di investitori internazionali (escluse Cina e India dal settembre 2013).

L’indice JPMorgan Government Bond Index Emerging Markets (JPM External EM Debt) replica l’andamento delle obbligazioni in valuta locale emesse dai governi dei paesi emergenti. L’indice è posizionato come benchmark investibile che comprende soltanto quei Paesi accessibili da gran parte del parterre di investitori internazionali (escluse Cina e India dal settembre 2013).

L’indice JP Morgan Emerging Markets Bond Index Global (EMBI Global) replica i rendimenti totali di strumenti di debito in valuta estera negoziati nei mercati emergenti ed è una versione ampliata del JPMorgan EMBI+. Come per l’EMBI+, l’indice EMBI Global include obbligazioni Brady denominate in dollari statunitensi, prestiti ed eurobond con valore nominale in circolazione minimo di USD 500 milioni.

L’indice JP Morgan GBI-EM Global Diversified è un benchmark globale liquido, ponderato per la capitalizzazione di mercato, delle obbligazioni societarie dei mercati emergenti denominate in dollari USA, rappresentativo delle regioni Asia, America Latina, Europa e Medio Oriente/Africa.

JPY vs. USD – rendimento totale dello yen giapponese rispetto al dollaro USA.

L’indice Nikkei 225 (Japan Nikkei 225) è un indice ponderato per il prezzo che segue l’andamento delle 225 maggiori società nipponiche quotate alla Borsa di Tokyo.

L’indice MSCI AC Asia ex-Japan Index (MSCI Asia ex-Japan) replica l’andamento delle società large e mid cap di due di tre mercati sviluppati asiatici (Giappone escluso) e di otto mercati emergenti della regione.

L’indice MSCI All Country World (ACWI, MSCI global equities) è un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato corretta per il flottante che misura la performance dei listini azionari dei mercati sviluppati ed emergenti. Il termine “flottante” è riferito alla quota di azioni in circolazione considerate disponibili per l’acquisto da parte degli investitori sui mercati azionari quotati. La performance dell’indice è espressa in dollari USA e prevede il reinvestimento dei dividendi netti.

L’indice MSCI Emerging Markets (MSCI emerging equities) raggruppa titoli rappresentativi di società a media e alta capitalizzazione di 23 mercati emergenti.

L’indice MSCI World (MSCI developed equities) raggruppa titoli rappresentativi di società a media e alta capitalizzazione di 23 mercati sviluppati.

L’indice dei direttori degli acquisti (PMI) è un indicatore dello stato di salute economica del settore manifatturiero.

L’indice Refinitiv Convertible Global Focus USD Hedged è un indice di mercato ponderato con una dimensione minima di inclusione di USD 500 milioni (USA), EUR 200 milioni (Europa), YEN 22 miliardi e USD 275 milioni (altri paesi) di obbligazioni convertibili equity-linked.

L’indice Russell 2000® è un indice che misura la performance delle 2.000 società di più piccole dimensioni dell’indice Russell 3000.

L’indice S&P 500® (U.S. S&P 500) misura la performance del segmento delle large cap nel mercato azionario statunitense e copre all’incirca il 75% di tale mercato. L’indice comprende 500 tra le principali società che operano nei settori di punta dell’economia statunitense.

L’indice S&P CoreLogic Case-Shiller U.S. National Home Price NSA Index si propone di misurare il valore degli immobili residenziali nelle 20 principali aree metropolitane statunitensi: Atlanta, Boston, Charlotte, Chicago, Cleveland, Dallas, Denver, Detroit, Las Vegas, Los Angeles, Miami, Minneapolis, New York, Phoenix, Portland, San Diego, San Francisco, Seattle, Tampa e Washington, D.C.

L’indice S&P/LSTA U.S. Leveraged Loan 100 (S&P/LSTA Leveraged Loan Index) è costruito per replicare l’andamento dei prestiti di maggiore entità del mercato dei prestiti con leva.

L’indice S&P GSCI Copper Index (Copper) è un sottoindice dell’S&P GSCI che costituisce un benchmark affidabile e pubblicamente disponibile della performance del mercato del rame.

L’indice S&P GSCI Softs (GSCI soft commodities) è un sottoindice dell’S&P GSCI che misura la performance delle soft commodity ponderata per la produzione mondiale. Nel 2012 l’indice S&P GSCI Softs comprendeva le seguenti materie prime: caffè, zucchero, cacao e cotone.

Titoli di Stato spagnoli a 10 anni – Spain Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

Il Thomson Reuters Convertible Global Focus USD Hedged Index è un indice di mercato ponderato con una dimensione minima di inclusione di USD 500 milioni (USA), EUR 200 milioni (Europa), JPY 22 miliardi e USD 275 milioni (altri paesi) di obbligazioni convertibili equity-linked.

Titoli di Stato britannici a 10 anni – U.K. Benchmark 10-Year Datastream Government Index. Gli indici di riferimento Datastream per i seguenti titoli di Stato si basano su singole emissioni. L’emissione scelta per ciascuna serie è la più rappresentativa disponibile per una data scadenza in ciascun momento. I titoli di riferimento sono selezionati sulla base delle convenzioni prevalenti all’interno di ciascun mercato. In generale il titolo di riferimento è sempre l’ultima emissione di una data fascia di scadenze, tuttavia vengono considerati anche i rendimenti, la liquidità, le dimensioni dell’emissione e le cedole.

L’indice U.S. Dollar (DXY) è un indice che misura il valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di valute estere, generalmente quelle dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti.

L’indice Chicago Board Options Exchange (CBOE) Market Volatility (VIX) mostra le aspettative del mercato per la volatilità a 30 giorni.

Poiché non è possibile garantire che le strategie d’investimento risultino efficaci in tutte le condizioni di mercato, ciascun investitore deve valutare la propria capacità di mantenere l’investimento nel lungo termine e in particolare durante le fasi di ribasso dei mercati.

I conti a gestione separata potrebbero non essere adatti a tutti gli investitori. Nei conti separati gestiti in base a una determinata strategia possono essere inseriti valori mobiliari che non replicano la performance di un particolare indice. È richiesto un livello patrimoniale minimo.

Il modulo ADV, Parte 2, contiene informazioni importanti sui gestori degli investimenti.

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EMEA –

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MEDIO ORIENTE

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Stati Uniti

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