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Global Fixed Income Bulletin
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maggio 30, 2022

Annus horribilis

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maggio 30, 2022

Annus horribilis


Global Fixed Income Bulletin

Annus horribilis

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maggio 30, 2022

 
 

Se marzo era stato un mese difficile, aprile è stato letteralmente da incubo! I rendimenti registrati sull’intero spettro degli asset sono stati disastrosi, ad eccezione di quelli legati alle materie prime. Gli eventi salienti sono stati l’aumento dei tassi d’interesse e l’allargamento degli spread. Aprile è stato anche il mese in cui l’azionario ha raggiunto l’obbligazionario, arrivando a registrare la performance peggiore da inizio anno (evidenziata dalla flessione del 13,3% dell’S&P 500). Sebbene numerosi problemi a livello mondiale possano essere imputati al conflitto tra Russia e Ucraina, questa crisi non rappresenta più la determinante principale dei rendimenti di mercato. Il motivo dello sfacelo? Inflazione, inflazione e inflazione! E, ovviamente, le azioni intraprese e pianificate dalle banche centrali per risolvere il problema.

 
 

L’inflazione non accenna ad attenuarsi in modo significativo. Negli Stati Uniti è possibile che abbia raggiunto il picco, ma si tratta di una vittoria di Pirro dal momento che l’inflazione complessiva è all’8,5% (il valore più alto dal 1982 a questa parte). Le banche centrali, in particolare la Federal Reserve statunitense (Fed), sono scese in campo e intendono procedere velocemente con il rialzo dei tassi (o “speditamente”, per usare le parole del presidente Powell). I mercati hanno scontato un rapido aumento dei tassi più o meno ovunque, ma in particolare negli Stati Uniti dove l’economia sembra surriscaldarsi maggiormente, oltre che in Europa orientale. A fronte della perdurante stabilità dei mercati del lavoro (se non addirittura eccessiva), le banche centrali non saranno molto propense ad accelerare la manovra di irrigidimento, se non altro fino a quando le politiche monetarie non raggiungeranno almeno la neutralità. È interessante notare che per la prima volta dopo diverso tempo la curva dei rendimenti statunitense si è irripidita: se i rendimenti dei Treasury USA a 2 anni sono cresciuti di appena 38 punti base (pb), i rendimenti dei Treasury USA a 10 anni hanno guadagnato 60 pb, indicando che la Fed non sta facendo abbastanza per contenere i rischi di inflazione, nonostante il fatto che le aspettative dei tassi a 3 mesi di fine anno siano salite a 45 pb.

L’effetto combinato dell’aumento dei rendimenti, dell’acuirsi dei timori di un irrigidimento delle politiche monetarie e della pessima performance dei titoli azionari ha compromesso i mercati delle obbligazioni societarie e quelli emergenti. Ad aprile, i Treasury statunitensi hanno registrato un rendimento del -3,1%, i titoli societari investment grade del -5%, i titoli high yield del -3,6% e i mercati emergenti del -5,9%. La netta flessione dell’azionario è di cattivo auspicio per l’high yield, il segmento dell’obbligazionario più sensibile alle azioni. Un'ulteriore spinta al dollaro statunitense è stata determinata dal prevalente clima di avversione al rischio. Il dollaro statunitense è cresciuto contro tutte le valute, a partire dal 2% se comparato al dollaro di Singapore fino al 6,5% se comparato allo yen giapponese e di oltre il 7% rispetto al rand sudafricano, uno sviluppo negativo per l’economia globale.

 
 
 
FIGURA 1 - Andamento dei diversi segmenti da inizio anno
 

Nota: performance in USD. Fonte: Bloomberg. Dati al 30 aprile 2022. Gli indici riportati hanno scopo puramente illustrativo e non intendono rappresentare la performance di un investimento specifico. La performance passata non è garanzia di risultati futuri. Per le definizioni degli indici si rimanda alla sezione successiva

 
 
FIGURA 2 - Variazioni valutarie mensili rispetto al dollaro USA
 

Nota: per variazione positiva si intende l’apprezzamento della valuta nei confronti dell’USD. Fonte: Bloomberg. Dati al 30 aprile 2022.

 
 
FIGURA 3 - Principali variazioni mensili dei rendimenti e degli spread decennali
 

Fonte: Bloomberg, JPMorgan. Dati al 30 aprile 2022.

 
 

Prospettive per il mercato obbligazionario

Gli sviluppi di aprile non hanno evidenziato un significativo scostamento dalla traiettoria che ha caratterizzato l’inizio dell’anno. L’inflazione resta una fonte di preoccupazione che, sommata alla saturazione dei mercati del lavoro, costringerà – a nostro avviso – le banche centrali a proseguire il percorso di inasprimento. I prezzi delle materie prime, in particolare quelli delle derrate alimentari, resteranno con ogni probabilità elevati, aggravando il problema dell’inflazione per le banche centrali. La Fed intende proseguire con la manovra di inasprimento perlomeno fino a quando le politiche monetarie non si riporteranno a un livello neutrale, cioè un intervallo del 2-3%, stando a quanto dichiarato dal presidente dell’istituto Jerome Powell. Questa posizione lascia un ampio margine di manovra per un’eventuale accelerazione della stretta nel corso dell’anno qualora l’inflazione non dovesse dar segni di miglioramento. Rialzi di altri 150 pb di qui a fine anno collocherebbero i Fed Fund al centro dell’intervallo neutrale. I rendimenti globali sono destinati a salire ulteriormente.

Con il passare del tempo, diventa sempre più chiaro che la politica monetaria è rimasta troppo accomodante troppo a lungo. Parliamo di TUTTE le banche centrali, ad eccezione di quelle di Cina e Giappone. In tutto il mondo, non solo negli Stati Uniti, le politiche monetarie stanno affannosamente cercando di raggiungere la “neutralità” o di prendere un orientamento restrittivo. Tuttavia, nella maggior parte dei paesi il divario tra inflazione e tassi d’interesse rimane ampio, sottolineando che salvo un calo significativo dell’inflazione o delle aspettative inflazionistiche nei prossimi mesi, nuovi rialzi dei tassi sono imminenti. Se l’inflazione non dovesse frenare sufficientemente (quanto precisamente è ancora da vedere, ma il probabile limite sono i valori previsti per la fine dell’anno della Fed), ci sarebbe da aspettarsi un ulteriore e inatteso inasprimento l’anno prossimo, ossia un tasso terminale dei Fed Fund più elevato. Ciò farebbe aumentare le probabilità di una recessione nel 2023 e comprometterebbe gli asset creditizi.

Il motivo principale per cui le banche centrali mantengono un orientamento restrittivo è che la crescita perdura, malgrado tutte le difficoltà incontrate quest’anno. Sebbene l’inflazione stia operando come un’imposta sulle famiglie e sulle imprese e i rendimenti si stiano muovendo al rialzo, il mercato del lavoro e la redditività aziendale stanno supportando energicamente la spesa. Ad esempio, i saldi finanziari delle famiglie e delle imprese (piccole e grandi) sono abbondantemente in attivo. Si stima che a livello nazionale le famiglie non solo detengano un surplus pari allo 0,8% del PIL, vale a dire superiore ai livelli pre-pandemia, ma abbiano anche accumulato circa 3.000 miliardi di dollari in risparmi aggiuntivi. Anche i risparmi delle aziende sull’intero spettro societario sono elevati, pari cioè al 3% circa del PIL. Ciò significa che le probabilità di un atterraggio morbido e di una riduzione dell’inflazione senza incorrere in una recessione sono molto più elevate.

L’aspetto negativo è rappresentato dal fatto che un’economia dove il settore privato presenta bilanci robusti e una forte capacità di generare reddito sarà più difficile da rallentare. Pertanto la Fed potrebbe trovarsi nella posizione di dover aumentare i tassi più del previsto per ottenere il rallentamento della domanda necessario a riportare l’inflazione ai livelli obiettivo. Considerati i livelli e le traiettorie attuali dei rendimenti, non prevediamo una recessione né quest’anno né il prossimo. In base alla nostra analisi, qualora dovesse verificarsi, una recessione non accadrebbe prima del 2024. Si tratta di un futuro molto lontano e supporta piuttosto un’interpretazione “stile 1994” del ciclo di rialzi dei tassi d’interesse di quest’anno, che produrrà un rallentamento sufficiente per contenere l’inflazione senza gettare l’economia statunitense o quella mondiale in una recessione. Dobbiamo tenere presente che l’economia globale sta decelerando, scendendo da livelli molto elevati e che il rischio di una crisi economica nel breve termine è ancora ridotto.

L’impatto sulla redditività aziendale varia da settore a settore. I settori dell’energia, delle materie prime e della difesa saranno con ogni probabilità avvantaggiati, i settori della salute e delle telecomunicazioni saranno i meno colpiti, mentre per le utility l’impatto dipenderà dall’esposizione di ogni società al quadro normativo e alle materie prime. I settori industriale e dei beni di consumo verranno entrambi penalizzati, ma quantomeno prima della crisi stavano registrando una domanda molto forte. Tuttavia, non vi è dubbio sul fatto che l’impatto sarà negativo e che le obbligazioni societarie europee saranno le più colpite. Gli spread si sono considerevolmente ampliati rispetto a quelli di inizio anno e in questo spicca la sottoperformance dell’Europa.

I fondamentali creditizi si presentano contrastanti. La qualità creditizia è contrastante in termini di redditività, la crescita degli utili ha verosimilmente raggiunto il picco e sia l’indebitamento che i margini sono in via di stabilizzazione. A nostro avviso, però, i bilanci, la liquidità e la capacità di servire il debito restano eccezionalmente robusti. Ma soprattutto, gli spread si stanno ampliando a fronte dell’aumento dei rendimenti nominali e reali e dei dati economici. Sarà quindi importante individuare le società in grado di continuare a prosperare in un simile contesto. Molto probabilmente la gestione attiva si rivelerà fondamentale per la performance. Confermiamo una leggera preferenza per il segmento high yield rispetto a quello investment grade, ma si tratta di un orientamento molto idiosincratico e specifico a livello settoriale e ultimamente abbiamo ridotto il rischio di credito in generale.

La sovraperformance dei mercati emergenti è giunta al capolinea quando i rendimenti globali hanno cominciato a crescere. I problemi legati all’inflazione dovuti alle derrate alimentari e ad altre materie prime spingono numerose banche centrali dei mercati emergenti a proseguire con gli aumenti dei tassi a ritmi maggiori o perlomeno analoghi a quelli dei paesi sviluppati. I rischi permangono anche nel segmento delle economie di frontiera dove diversi paesi sono in procinto di avviare un processo di ristrutturazione. L’analisi dei singoli paesi sarà essenziale per scovare le opportunità di valore, poiché ci aspettiamo che i mercati si concentreranno sulla differenziazione tra i vari paesi e titoli. È probabile che i mercati emergenti continuino a soffrire fintanto che le banche centrali dei paesi sviluppati manterranno l’attuale orientamento restrittivo e la Cina non uscirà dalla sua fase difficile. Un segnale di cambiamento sarà rappresentato dall’indebolimento del dollaro statunitense. Sebbene dopo il forte apprezzamento di aprile il dollaro sia destinato a consolidare le posizioni acquisite, nessun segnale sembra ancora indicare che il suo ciclo di rialzo stia volgendo al termine.

Tassi d’interesse/tassi di cambio dei mercati sviluppati

ANALISI MENSILE

Ad aprile, la tendenza al rialzo dei rendimenti è proseguita poiché i mercati hanno scontato un ulteriore irrigidimento delle politiche delle banche centrali. Per quanto contrastanti, i dati economici sono rimasti generalmente solidi e mediamente migliori di quelli previsti dagli economisti, consentendo alle banche centrali di concentrarsi sul contenimento dell’inflazione anziché sul sostegno alla crescita. Gli asset rischiosi hanno registrato una performance complessivamente negativa, penalizzati dai timori degli investitori per le conseguenze di politiche monetarie più restrittive e per l’aumento dei costi.1

PROSPETTIVE

Le banche centrali si trovano ad affrontare un compito impegnativo: contenere l’inflazione senza danneggiare troppo la crescita. Le pressioni inflazionistiche rimangono assai elevate, ma sono aumentati anche i rischi relativi alla crescita. La guerra in Ucraina prosegue, provocando un aumento dei prezzi dell’energia e delle materie prime, che sta già erodendo la fiducia dei consumatori e il potere di spesa discrezionale. Il Covid continua a influenzare la scena, con focolai in Cina che determinano difficoltà nelle filiere produttive. Sebbene molti rialzi siano già stati scontati, le aspettative relative al raggiungimento della neutralità per i tassi di riferimento sono ancora modeste se esaminate in chiave storica, indicando che i rendimenti potrebbero aumentare ulteriormente. Per quanto riguarda i mercati valutari, è probabile che il dollaro statunitense continui a beneficiare della svolta restrittiva della Fed e dei crescenti timori per la crescita globale, mentre lo yen potrebbe indebolirsi ulteriormente a causa della politica monetaria giapponese, più accomodante che altrove.

Tassi d’interesse/tassi di cambio dei mercati emergenti

ANALISI MENSILE

Ad aprile sono proseguite le difficoltà per il debito dei mercati emergenti così come per gli asset rischiosi più in generale. L’invasione russa dell’Ucraina è proseguita, continuando a catalizzare l’attenzione sulle regioni orientali. A Washington si sono tenute le riunioni annuali di primavera del Fondo Monetario Internazionale (FMI), a cui i partecipanti hanno presenziato di persona per la prima volta dal 2019. Il tono generale è stato alquanto pessimistico: la crescita globale è stata rivista al ribasso per il 2022 e il 2023, mentre le previsioni di inflazione sono aumentate.2 Nel mese, i tre principali indici del debito emergente (debito societario in dollari statunitensi,3 debito sovrano in valuta locale,4 e debito sovrano in dollari statunitensi)5 hanno registrato rendimenti negativi.

PROSPETTIVE

Siamo ottimisti in relazione al debito emergente, poiché le valutazioni sembrano compensare più che adeguatamente gli investitori per il rischio assunto. Il conflitto russo-ucraino continua a occupare le prime pagine dei quotidiani e potrebbe continuare a farlo ancora a lungo. I fondamentali sono contrastanti, sebbene la svolta restrittiva della Fed susciti preoccupazioni, i mercati sembrano già scontare questo sviluppo in modo piuttosto aggressivo. Le dinamiche dell’inflazione e della crescita rimangono di importanza critica. L’analisi dei singoli paesi sarà essenziale per scovare le opportunità di valore, poiché ci aspettiamo che i mercati si concentreranno sulla differenziazione tra i vari paesi e titoli.

Credito societario

ANALISI MENSILE

Ad aprile gli spread creditizi si sono ampliati ancora una volta sotto l’effetto della protratta volatilità del mercato e dell’aggravarsi delle incertezze sul versante macro. Nel mese in esame, la scena è stata dominata dal conflitto russo-ucraino per la cui risoluzione non è stato fatto alcun progresso. I fattori tecnici dei mercati del credito hanno esibito una certa debolezza: la flessione dei prezzi dell’obbligazionario, causata dall’aumento dei rendimenti degli strumenti privi di rischio, ha infatti frenato la domanda. Ad aprile l’offerta è stata notevolmente inferiore.6

Nel mese, una particolare debolezza è stata registrata sul segmento high yield. Nel periodo, il rendimento medio è salito e lo spread medio è cresciuto in misura significativa, a fronte del forte rialzo dei rendimenti dei Treasury e della debolezza dei fattori tecnici. Le crescenti preoccupazioni sulle ricadute finali dell’aggressivo inasprimento delle condizioni monetarie e sulla possibilità di un “atterraggio duro” hanno indotto gli investitori a rivalutare l’esposizione ai segmenti del mercato high yield con il rating più basso. Nel mese, i settori con le migliori performance sono stati i trasporti, altre industrie e industria di base.7

Le obbligazioni convertibili globali hanno accusato la flessione più forte degli ultimi due anni risentendo dei timori suscitati dall’andamento dell’inflazione, dei tassi d’interesse e degli utili societari. Tuttavia, le obbligazioni convertibili hanno sovraperformato entrambe le loro componenti sottostanti. Il mercato di questa asset class ha attualmente prezzi molto più simili a quelli delle obbligazioni che a quelli delle azioni, in quanto molti titoli vengono scambiati al disotto del valore nominale, con un delta azionario inferiore e un rendimento a scadenza più elevato.8

PROSPETTIVE

Riteniamo probabile che gli spread si mantengano relativamente stabili. I mercati sono supportati da valutazioni più interessanti e da solidi risultati aziendali, ma rimangono vincolati dalle incertezze macroeconomiche e dall’indebolimento dei fattori tecnici, dovuti alla mancanza di domanda e al perdurare della volatilità del mercato. Per quanto riguarda il mercato high yield, che quest’anno ha registrato significative fasi di volatilità, manteniamo un orientamento prudente. Poco o nulla lascia sperare in una svolta significativamente favorevole per questo segmento nel breve termine.

Cartolarizzazioni

ANALISI MENSILE

Aprile è stato un altro mese difficile per i mercati delle cartolarizzazioni. Nel mese, gli MBS di agenzia hanno sottoperformato ancora una volta. Gli spread degli MBS di agenzia a cedola corrente si sono ampliati poiché il mercato sta scontando la fine del quantitative easing (QE) e il probabile l’inizio del quantitative tightening (QT). Gli spread degli MBS di agenzia potrebbero ampliarsi ulteriormente, a fronte del progressivo rallentamento degli acquisti da parte della Fed e della possibile vendita di questi titoli da parte della banca centrale. Nel mese, gli spread degli RMBS non di agenzia statunitensi si sono notevolmente allargati in tutti i settori residenziali, poiché quasi tutte le classi di attivo rischiose si sono svalutate a fronte dei timori per l’inflazione, le politiche delle banca centrale e gli sviluppi geopolitici. Ad aprile, gli spread degli ABS statunitensi si sono ampliati, ma la performance dei fondamentali creditizi rimane robusta.

PROSPETTIVE

Riteniamo che il mercato delle cartolarizzazioni offra tuttora una combinazione unica di bassa duration, rendimenti interessanti e solidi fondamentali creditizi. Rimaniamo ottimisti nei confronti del credito cartolarizzato. Restiamo prudenti nei confronti degli MBS di agenzia e del rischio di tasso di interesse.

 
 

I pareri e le opinioni espressi sono quelli del team di gestione del portafoglio a maggio 2022 e possono variare in base alle condizioni economiche, di mercato e di altra natura. I rendimenti passati non sono indicativi dei risultati futuri.

1 Fonte: Bloomberg. Dati al 30 aprile 2022.

2 Fonte: Bloomberg. Dati al 30 aprile 2022.

3 Fonte: Indice JPM CEMBI Global Diversified. Dati al 30 aprile 2022.

4 Fonte: Indice JPM EMBI Global Diversified. Dati al 30 aprile 2022.

5 Fonte: Indice J.P. Morgan GBI-EM Global Diversified. Dati al 30 aprile 2022.

6 Fonte: Bloomberg. Dati al 30 aprile 2022.

7 Indice Bloomberg U.S. Corporate High Yield. Dati al 30 aprile 2022.

8 Indice Refinitiv Global Convertibles Focus. Dati al 30 aprile 2022.

9 Bloomberg, dati al 30 aprile 2022

 
 

Considerazioni sui rischi

La diversificazione non garantisce che verranno generati utili e non protegge dalle perdite in una fase di rallentamento del mercato.

Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo d’investimento del portafoglio sarà raggiunto. I portafogli sono esposti al rischio di mercato, ovvero alla possibilità che il valore di mercato dei titoli detenuti dal portafoglio diminuisca e che il valore delle azioni del portafoglio sia conseguentemente inferiore all’importo pagato dall’investitore per acquistarle. I valori di mercato possono cambiare quotidianamente a causa di eventi economici e di altro tipo (ad es. catastrofi naturali, crisi sanitarie, terrorismo, conflitti e disordini sociali) che interessano mercati, paesi, aziende o governi. È  difficile prevedere le tempistiche, la durata e i potenziali effetti negativi (ad es. la liquidità del portafoglio) degli eventi. Di conseguenza, l’investimento in un portafoglio può comportare una perdita per l’investitore. I titoli obbligazionari sono soggetti alla capacità dell’emittente di rimborsare puntualmente capitale e interessi (rischio di credito), alle variazioni dei tassi d’interesse (rischio di tasso d’interesse), al merito di credito dell’emittente e alle condizioni generali di liquidità del mercato (rischio di mercato). In un contesto di tassi d’interesse in rialzo, i corsi obbligazionari possono calare e dar luogo a periodi di volatilità e a maggiori richieste di rimborso. In un contesto di calo dei tassi d’interesse, il portafoglio potrebbe generare un reddito inferiore. I titoli con scadenze più lunghe possono essere maggiormente sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse. Determinati titoli di Stato americani acquistati dalla strategia, come quelli emessi da Fannie Mae e Freddie Mac, non sono garantiti dal “full faith and credit” (piena fiducia e credito) degli Stati Uniti. È possibile che in futuro questi emittenti non dispongano dei fondi per onorare i propri obblighi di pagamento. I prestiti bancari quotati sono soggetti al rischio di liquidità e ai rischi di credito tipici dei titoli con rating inferiori. Le obbligazioni high yield (dette anche “junk bonds”) sono titoli con rating inferiori che possono comportare livelli più elevati di rischio di credito e di liquidità. I titoli di debito sovrani sono soggetti al rischio di insolvenza. I titoli garantiti da ipoteche e da collaterale sono esposti al rischio di rimborso anticipato e a un più elevato rischio d’insolvenza e possono essere difficili da valutare e vendere (rischio di liquidità). Essi sono altresì soggetti ai rischi di credito, di mercato e di tasso d’interesse. Il mercato valutario è estremamente volatile. e i suoi prezzi sono influenzati da diversi fattori, tra cui la dinamica della domanda e dell’offerta di una determinata valuta, il commercio, i programmi e le politiche fiscali, monetarie e di controllo della valuta nazionale o estera e le variazioni dei tassi d’interesse nazionali o esteri. Gli investimenti nei mercati esteri comportano rischi specifici, quali rischi di cambio, politici, economici e di mercato. Investire nei mercati emergenti comporta rischi maggiori che investire nei mercati esteri in generale. Gli strumenti derivati possono amplificare le perdite in maniera sproporzionata e incidere significativamente sulla performance. Inoltre possono essere soggetti a rischi di controparte, di liquidità, di valutazione, di correlazione e di mercato. I titoli vincolati e illiquidi possono essere più difficili da vendere e valutare rispetto a quelli quotati in borsa (rischio di liquidità). A causa della possibilità che i rimborsi anticipati alterino i flussi di cassa sulle collateralized mortgage obligation (CMO), non è possibile determinare in anticipo la relativa data di scadenza finale o la vita media. Inoltre, il portafoglio potrebbe subire perdite qualora le garanzie collaterali sulle CMO o eventuali garanzie di terzi fossero insufficienti per onorare i pagamenti.

 
 
 
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DEFINIZIONI
Punti base:
Un punto base = 0,01%.

DEFINIZIONI DEGLI INDICI
Gli indici utilizzati nel presente rapporto non rappresentano la performance di un investimento specifico e non comprendono spese, commissioni od oneri di vendita, che ridurrebbero la performance. Gli indici riportati non sono gestiti e non sono strumenti investibili. Non è possibile investire direttamente in un indice.

Il marchio “Bloomberg®” e l’indice o indici Bloomberg utilizzati sono marchi di servizio di Bloomberg Finance L.P. e relative consociate concessi in licenza a Morgan Stanley Investment Management (MSIM) per determinati scopi. Bloomberg non è una consociata di MSIM, non approva, appoggia, valuta o raccomanda alcun prodotto e non garantisce la tempestività, correttezza o esaustività dei dati e delle informazioni in relazione ad alcun prodotto.

L’indice Bloomberg Euro Aggregate Corporate (Bloomberg Euro IG Corporate) è costruito per replicare l’andamento del mercato delle obbligazioni societarie investment grade denominate in euro.

L’indice Bloomberg Global Aggregate Corporate è la componente societaria dell’indice Bloomberg Global Aggregate, un indice ad ampia base rappresentativo dei mercati obbligazionari investment grade globali.

L’indice Bloomberg U.S. Corporate High Yield misura l’andamento del mercato statunitense delle obbligazioni societarie non investment grade a tasso fisso denominate in dollari e fiscalmente imponibili. I titoli sono classificati high yield se il rating medio di Moody’s, Fitch e S&P è pari o inferiore a Ba1/BB+/BB+. L’indice non comprende le obbligazioni dei mercati emergenti.

L’indice Bloomberg U.S. Corporate è un benchmark ad ampia rappresentatività che misura l’andamento delle obbligazioni societarie investment grade a tasso fisso fiscalmente imponibili.

L’indice Bloomberg U.S. Mortgage Backed Securities (MBS) replica l’andamento dei titoli pass-through di agenzia garantiti da ipoteche (sia ARM a tasso fisso che ibridi), garantiti da Ginnie Mae (GNMA), Fannie Mae (FNMA) e Freddie Mac (FHLMC). L’indice è costruito aggregando vari gruppi di titoli MBS con regolamento futuro in data da definirsi all’interno di portafogli generali sulla base delle condizioni di rimborso, cedole e anno di emissione. Introdotti nel 1985, gli indici a tasso fisso GNMA, FHLMC e FNMA per i titoli a 30 e 15 anni sono stati rispettivamente retrodatati a gennaio 1976, maggio 1977 e novembre 1982. Nell’aprile del 2007 sono entrati a far parte dell’indice anche i titoli ipotecari pass-through ibridi di agenzia a tasso variabile (ARM).

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è una misura che esamina la media ponderata dei prezzi di un paniere di beni e servizi di consumo, come trasporti, alimenti e assistenza medica.

Euro vs. USD – rendimento totale dell’euro rispetto al dollaro USA.

Titoli di Stato tedeschi a 10 anni – Germany Benchmark 10-Year Datastream Government Index; titoli di Stato giapponesi a 10 anni – Japan Benchmark 10-Year Datastream Government Index e titoli di Stato USA a 10 anni – U.S. Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

L’indice ICE BofAML European Currency High-Yield Constrained (ICE BofAML Euro HY constrained) è concepito per replicare la performance delle obbligazioni societarie in euro e sterline di qualità inferiore a investment grade emesse da emittenti internazionali nei mercati eurobond o in sterline ed euro locali.

L’indice ICE BofAML U.S. Mortgage-Backed Securities (ICE BofAML U.S. Mortgage Master) replica la performance dei titoli pass-through garantiti da ipoteche residenziali a tasso fisso e ibridi denominati in dollari, emessi da agenzie statunitensi nel mercato interno USA.

L’indice ICE BofAML U.S. High Yield Master II Constrained (ICE BofAML U.S. High Yield) è un indice ponderato per il valore di mercato di tutte le obbligazioni high yield domestiche e “Yankee”, comprese le obbligazioni a interesse posticipato e i titoli con pagamento “in natura”. I titoli che lo compongono hanno scadenze di almeno un anno e un rating di credito inferiore a BBB-/Baa3, ma non sono insolventi.

L’indice ISM del settore manifatturiero è basato su indagini condotte presso oltre 300 aziende manifatturiere dall’Institute of Supply Management. L’indice ISM del settore manifatturiero monitora i livelli di occupazione, le scorte di produzione, i nuovi ordini e le consegne dei fornitori. L’indice di diffusione composito è stato creato al fine di monitorare le condizioni del settore manifatturiero nazionale sulla base dei dati risultanti da tali indagini.

Titoli di Stato italiani a 10 anni – Italy Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

L’indice JP Morgan CEMBI Broad Diversified è un benchmark globale del debito societario liquido dei mercati emergenti che replica l’andamento delle obbligazioni societarie denominate in USD emesse da società dei mercati emergenti.

L’indice JPMorgan Government Bond – Emerging Markets (JPM local EM debt) replica l’andamento delle obbligazioni in valuta locale emesse da paesi emergenti. L’indice è posizionato come benchmark investibile che comprende soltanto quei Paesi accessibili da gran parte del parterre di investitori internazionali (escluse Cina e India dal settembre 2013).

L’indice JPMorgan Government Bond Emerging Markets (JPM External EM Debt) replica l’andamento delle obbligazioni in valuta locale emesse dai governi dei paesi emergenti. L’indice è posizionato come benchmark investibile che comprende soltanto quei Paesi accessibili da gran parte del parterre di investitori internazionali (escluse Cina e India dal settembre 2013).

L’indice JP Morgan Emerging Markets Bond Global (EMBI Global) replica i rendimenti totali di strumenti di debito in valuta estera negoziati nei mercati emergenti ed è una versione ampliata del JPMorgan EMBI+. Come per l’EMBI+, l’indice EMBI Global include obbligazioni Brady denominate in dollari statunitensi, prestiti ed eurobond con valore nominale in circolazione minimo di USD 500 milioni.

L’indice JP Morgan GBI-EM Global Diversified è un benchmark globale liquido, ponderato per la capitalizzazione di mercato, delle obbligazioni societarie dei mercati emergenti denominate in dollari USA, rappresentativo delle regioni Asia, America Latina, Europa e Medio Oriente/Africa.

JPY vs. USD – Rendimento totale dello yen giapponese rispetto al dollaro USA.

L’indice Nikkei 225 Index (Japan Nikkei 225) è un indice ponderato per il prezzo che segue l’andamento delle 225 maggiori società nipponiche quotate alla Borsa di Tokyo.

L’indice MSCI AC Asia ex-Japan (MSCI Asia ex-Japan) replica l’andamento delle società large e mid cap di due di tre mercati sviluppati asiatici (Giappone escluso) e di otto mercati emergenti della regione.

L’indice MSCI All Country World (ACWI, MSCI global equities) è un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato corretta per il flottante che misura la performance dei listini azionari dei mercati sviluppati ed emergenti. Il termine “flottante” è riferito alla quota di azioni in circolazione considerate disponibili per l’acquisto da parte degli investitori sui mercati azionari pubblici. La performance dell’indice è espressa in dollari USA e prevede il reinvestimento dei dividendi netti.

L’indice MSCI Emerging Markets (MSCI emerging equities) raggruppa titoli rappresentativi di società a media e alta capitalizzazione di 23 mercati emergenti.

L’indice MSCI World (MSCI developed equities) raggruppa titoli rappresentativi di società a media e alta capitalizzazione di 23 mercati sviluppati.

L’indice dei direttori degli acquisti (PMI) è un indicatore dello stato di salute economica del settore manifatturiero.

L’indice Refinitiv Convertible Global Focus USD Hedged è un indice di mercato ponderato con una dimensione minima di inclusione di USD 500 milioni (USA), EUR 200 milioni (Europa), YEN 22 miliardi e USD 275 milioni (altri paesi) di obbligazioni convertibili equity-linked.

L’indice Russell 2000® è un indice che misura la performance delle 2.000 società di più piccole dimensioni dell’indice Russell 3000.

L’indice S&P 500® (U.S. S&P 500) misura la performance del segmento delle large cap nel mercato azionario statunitense e copre all’incirca il 75% di tale mercato. L’indice comprende 500 tra le principali società che operano nei settori di punta dell’economia statunitense.

L’indice S&P CoreLogic Case-Shiller U.S. National Home Price NSA si propone di misurare il valore degli immobili residenziali nelle 20 principali aree metropolitane statunitensi: Atlanta, Boston, Charlotte, Chicago, Cleveland, Dallas, Denver, Detroit, Las Vegas, Los Angeles, Miami, Minneapolis, New York, Phoenix, Portland, San Diego, San Francisco, Seattle, Tampa e Washington, D.C.

L’indice S&P/LSTA U.S. Leveraged Loan 100 (S&P/LSTA Leveraged Loan Index) è costruito per replicare l’andamento dei prestiti di maggiore entità del mercato dei prestiti con leva.

L’indice S&P GSCI Copper (Copper) è un sottoindice dell’S&P GSCI che costituisce un benchmark affidabile e pubblicamente disponibile della performance del mercato del rame.

L’indice S&P GSCI Softs (GSCI soft commodities) è un sottoindice dell’S&P GSCI che misura la performance delle soft commodity ponderata per la produzione mondiale. Nel 2012 l’indice S&P GSCI Softs comprendeva le seguenti materie prime: caffè, zucchero, cacao e cotone.

Titoli di Stato spagnoli a 10 anni – Spain Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

L’indice Thomson Reuters Convertible Global Focus USD Hedged è un indice di mercato ponderato con una dimensione minima di inclusione di USD 500 milioni (USA), EUR 200 milioni (Europa), JPY 22 miliardi e USD 275 milioni (altri paesi) di obbligazioni convertibili equity-linked.

Titoli di Stato britannici a 10 anni – U.K. Benchmark 10-Year Datastream Government Index. Gli indici di riferimento Datastream per i seguenti titoli di Stato si basano su singole emissioni. L’emissione scelta per ciascuna serie è la più rappresentativa disponibile per una data scadenza in ciascun momento. I titoli di riferimento sono selezionati sulla base delle convenzioni prevalenti all’interno di ciascun mercato. In generale il titolo di riferimento è sempre l’ultima emissione di una data fascia di scadenze, tuttavia vengono considerati anche i rendimenti, la liquidità, le dimensioni dell’emissione e le cedole.

L’indice U.S. Dollar Index (DXY) è un indice che misura il valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di valute estere, generalmente quelle dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti.

L’indice Chicago Board Options Exchange (CBOE) Market Volatility (VIX) mostra le aspettative del mercato per la volatilità a 30 giorni.

Poiché non è possibile garantire che le strategie d’investimento risultino efficaci in tutte le condizioni di mercato, ciascun investitore deve valutare la propria capacità di mantenere l’investimento nel lungo termine e in particolare durante le fasi di ribasso dei mercati.

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Il modulo ADV, Parte 2, contiene informazioni importanti sui gestori degli investimenti.

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EMEA
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Italia – MSIM FMIL (Sede Secondaria di Milano) con sede in Palazzo Serbelloni, Corso Venezia 16, 20121 Milano, Italia. Paesi Bassi – MSIM FMIL (filiale di Amsterdam), Rembrandt Tower, 11th Floor Amstelplein 1 1096HA, Paesi Bassi. Francia – MSIM FMIL (filiale di Parigi), 61 rue Monceau, 75008 Parigi, Francia. Spagna – MSIM FMIL (filiale di Madrid), Calle Serrano 55, 28006, Madrid, Spagna. Germania – MSIM Fund Management (Ireland) Limited Niederlassung Deutschland Junghofstrasse 13-15, 60311 Frankfurt, Germania (Gattung: Zweigniederlassung (FDI) gem. § 53b KWG).

MEDIO ORIENTE
Dubai
– MSIM Ltd (ufficio di rappresentanza, Unit Precinct 3-7th Floor-Unit 701 and 702, Level 7, Gate Precinct Building 3, Dubai International Financial Centre, Dubai, 506501, Emirati Arabi Uniti. Telefono: +97 (0)14 709 7158).

EVMI si avvale di un’organizzazione terza in Medio Oriente, Wise Capital (Middle East) Limited (“Wise Capital”), per promuovere le competenze di investimento di Eaton Vance presso gli investitori istituzionali. Per questi servizi, Wise Capital riceve una commissione basata sugli attivi sui quali Eaton Vance fornisce consulenza d’investimento grazie a queste presentazioni.

Stati Uniti
I conti a gestione separata potrebbero non essere adatti a tutti gli investitori. I conti separati gestiti in base alla Strategia illustrata comprendono diversi valori mobiliari e potrebbero non replicare la performance di un indice. Si raccomanda di valutare attentamente gli obiettivi d’investimento, i rischi e i costi della Strategia prima di effettuare un investimento. È richiesto un livello patrimoniale minimo. Il modulo ADV, Parte 2, contiene informazioni importanti sui gestori degli investimenti.

Prima di investire si consiglia di valutare attentamente gli obiettivi d’investimento, i rischi, le commissioni e le spese dei comparti. I prospetti contengono queste e altre informazioni sui comparti. Una copia del prospetto di un comparto Morgan Stanley può essere scaricata dal sito morganstanley.com/im o richiesta telefonando al numero +1-800-548-7786. Si prega di leggere attentamente il prospetto prima di investire.

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