Approfondimento macro
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dicembre 13, 2018
Prospettive di mercato 2019: Cosa ci aspetta dopo la correzione del settore tecnologico?
 

Approfondimento macro

Prospettive di mercato 2019: Cosa ci aspetta dopo la correzione del settore tecnologico?

Prospettive di mercato 2019: Cosa ci aspetta dopo la correzione del settore tecnologico?

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dicembre 13, 2018

 
 

Negli ultimi tre anni la correlazione tra i rendimenti del settore tecnologico negli Stati Uniti e nei Paesi Emergenti ha continuato ad aumentare, di conseguenza gli squilibri dei rendimenti dei Mercati Emergenti hanno toccato livelli estremi. In termini settoriali, in questo triennio il segmento high-tech ha rappresentato circa il 40% dei rendimenti dei Mercati Emergenti, un contributo comparabile solo a  quello apportato dal settore energetico nel 2007.In passato, quando rendimenti di questa portata erano generati quasi interamente dai leader nazionali e settoriali dell’indice MSCI EM, la correzione segnalava il ritorno a una situazione di equilibrio più normale e un cambiamento dei leader.

A causa dell’ossessione degli investitori per i grandi nomi del settore tecnologico, la performance relativa delle small e mid cap è scesa (in base a un indice equiponderato) di quasi due deviazioni standard sotto la media storica dei Mercati Emergenti, come mostra la Figura 1 Si tratta di una situazione estremamente insolita. Le piccole e medie imprese dei Paesi Emergenti non hanno mai toccato livelli così bassi dall’introduzione dell’indice equiponderato 20 anni fa, e solo una volta, durante la bolla delle grandi società tecnologiche statunitensi del 2000, si sono avvicinate a questo livello. Negli Stati Uniti, in base allo stesso parametro, la performance relativa delle piccole e medie aziende è scesa di due deviazioni standard solo tre volte negli ultimi 100 anni: durante la grande depressione, la “Nifty Fifty Bubble” degli anni settanta e la bolla delle Dot-com della fine degli anni novanta.2 In tutti e tre i casi, le small e mid cap hanno iniziato a sovraperformare in corrispondenza, o anche prima, del rallentamento delle mega cap.

 
Display 1: MSCI Emerging Markets: Equal-Weight Index/Cap-Weighted Index
 
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Dati al of November 28, 2018. Fonte: MSIM, Bloomberg, Factset, Haver.


 
 

Già da tempo abbiamo rilevato che gli squilibri dei mercati di norma non durano quando si fanno troppo estremi. Ora che le aziende del settore tecnologico e dell’indice high-tech MSCI China hanno iniziato ad accusare consistenti ribassi, bisogna vedere come si evolverà il processo di ribilanciamento. Dopo le crisi del 2000 e del 2008 i settori maggiormente penalizzati hanno recuperato terreno, le small e mid cap hanno ripreso quota e gli investitori hanno riscoperto Paesi in precedenza trascurati.

Negli ultimi anni gli investitori si sono concentrati ossessivamente sui mercati asiatici esposti al settore tecnologico, dimenticandosi apparentemente dei fondamentali della crescita economica. Dal lancio dell’indice MSCI EM, nel 1988, i migliori rendimenti sono stati generati dalle economie in crescita più rapida. Viceversa, dopo il 2016, le economie con i tassi di crescita più alti hanno sottoperformato l’indice MSCI EM e quelle con i tassi di crescita più bassi hanno sovraperformato. Tra le società che hanno generato rendimenti elevati, molte appartenevano al settore high-tech.

Anche dopo gli ultimi ribassi, le valutazioni di mercato delle large cap tecnologiche superano quelle degli indici di intere economie emergenti di primo piano. La capitalizzazione di borsa di Apple è stata la prima a raggiungere la soglia di mille miliardi di dollari, e anche se oggi è scesa sotto i 900 miliardi resta comunque quasi pari al valore di Indonesia e Malesia messe assieme, e quasi tre volte maggiore della Polonia.3 L’ultima volta che il valore di un’azienda ha superato quello di un’intera economia è stato in Asia, dopo la crisi del 1998, quando la valutazione di GE, ad esempio, era superiore al valore combinato delle economie di Russia, Malesia e Corea del Sud, che al tempo erano in crisi. Questa volta, la grossa differenza è che molti dei Paesi più penalizzati non sono in crisi e le loro economie si stanno espandendo rapidamente.

Oggi, alcuni di questi mercati stanno tornando in auge. Gli investitori in fuga dal settore tecnologico stanno riscoprendo alcuni mercati dell’Europa Orientale e dell’America Latina in precedenza trascurati. Questi listini avevano risentito in parte del rafforzamento del dollaro, che ha sempre l’effetto di ostacolare gli investimenti nei Mercati Emergenti, ma è possibile che questa volta si tratti di una corsa di breve durata. Infatti, sin dall’inizio degli anni ottanta, la quotazione del dollaro ha raramente superato del ±15% la media di lungo termine e ora si trova nella fascia alta dell’intervallo rialzista.4 I ribassi del dollaro in genere tendono a durare circa sette anni. A nostro avviso, il rafforzamento del biglietto verde nel 2018 è un fenomeno temporaneo nel contesto della fase di ribasso iniziata ai primi del 2016, forse destinata a durare a lungo.

Alcune delle valute emergenti più sfavorite si sono stabilizzate e non abbiamo motivo di temere che riprendano la parabola discendente. Nel complesso, le economie emergenti hanno bilance commerciali positive, con disavanzi di parte corrente mediamente bassi dopo il netto calo registrato sulla scia del “taper tantrum” del 2013 da Paesi come Brasile e India. Anche se molti analisti si preoccupano dell’aumento del debito dei Mercati Emergenti, questo rischio riguarda essenzialmente la Cina. Il debito non finanziario dei Mercati Emergenti è aumentato del 20% in proporzione al PIL dall’inizio della crisi finanziaria globale del 2008, mentre quello cinese di oltre il 100%.5 Infatti, fino alla recente correzione, anche l’ascesa del mercato cinese è stata trainata essenzialmente dai titoli tecnologici.

Ma qual è il modo migliore per sfruttare il tema dei Mercati Emergenti ora che la mania dei titoli tecnologici sta passando?

La risposta a questa domanda è: tornare a concentrarsi sui fondamentali che hanno sostenuto i mercati nel corso del tempo. Il nostro “vademecum” dell’investimento identifica i 10 fattori chiave per individuare i Paesi con le migliori probabilità di registrare una crescita elevata o in accelerazione, e quindi di sovraperformare nei prossimi 3-5 anni. Al momento alcuni dei mercati più trascurati sono quelli di economie promettenti come Polonia, Indonesia, Filippine e persino il Messico.

Una delle regole più importanti da ricordare è che una moneta sottovalutata è un segnale positivo, in particolare per i Paesi le cui valute sono crollate nel corso dell’anno malgrado l’assenza di rischi di crisi. Gli analisti che si preoccupano della vittoria del leader della sinistra Andrés Manuel López Obrador alle presidenziali in Messico dimenticano che il corso del peso scontava già gli impatti di questo esito prima delle elezioni di giugno. In base al nostro indicatore composito, il peso messicano è al momento la valuta più sottovalutata del mondo.6

Le azioni dei Mercati Emergenti appaiono in media relativamente convenienti rispetto a quelle dei Paesi Sviluppati (in base al rapporto prezzo/valore contabile) e, in alcuni casi, addirittura sottovalutate su base storica. Il livello del listino messicano è oggi, in dollari, il più basso da vent’anni a questa parte. La Polonia, con lo zloty in forte ribasso, si avvicina ai minimi degli ultimi 25 anni. Entrambi questi mercati risentono dell’assenza di società tecnologiche di primo piano nei rispettivi indici.

Più in generale, tutto il complesso dei Mercati Emergenti era stato in un certo senso trascurato anche prima del ribasso di quest’anno. Infatti, a fine dello scorso dicembre solo il 4-6% circa degli investimenti mondiali nei listini azionari era allocato ai Mercati Emergenti, una quota troppo bassa in rapporto a qualsiasi dei tre approcci standard di asset allocation. Se si prende come base di investimento il peso dei listini emergenti nei mercati azionari globali, l’allocazione di portafoglio raccomandata sarebbe del 12%;7 se si utilizza invece come base il contributo dei ME al PIL globale l’allocazione dovrebbe raggiungere come minimo il 15%, mentre con un approccio ottimizzato sale al 30%.8

Il vantaggio che ciò comporta è, a nostro avviso, che molti Mercati Emergenti oggi offrono eccellenti opportunità d’investimento a lungo termine. Molti dei Paesi più penalizzati sono al riparo dalla crisi e si trovano imprigionati in una bolla anticiclica: soffocano nel vuoto a causa dello scarso interesse degli investitori, che invece continuano a concentrarsi sui titoli high-tech e i listini esposti al settore tecnologico come l’indice MSCI China. La normalizzazione delle condizioni di mercato dovrebbe consentire ad altri settori e Paesi di riprendere quota. Poiché è impossibile indovinare il punto di svolta degli indici, il momento di effettuare investimenti a lungo termine è proprio nei periodi come quello attuale, cioè quando le azioni di molti Mercati Emergenti in rapida crescita sono sottovalutate senza un buon motivo.

 
ruchir.sharma
 
Head of Emerging Markets and Chief Global Strategist
 
 

1 MSIM, Bloomberg, FactSet, Haver, dati al 28 novembre 2018.

2 MSIM, Bloomberg, FactSet, Haver, dati al 28 novembre 2018.

3 FactSet, Haver, dati al 28 novembre 2018.

4 MSIM analisi del team EME di MSIM, FactSet, dati al 28 novembre 2018.

5 FactSet, BIS, IMF, Haver, analisi del team EME di MSIM, Bloomberg. Dati al 28 novembre 2018.

6 MSIM analisi del team EME di MSIM, Haver, dati al 28 novembre 2018.

7 FactSet. Dati a dicembre 2017.

8 FactSet, MSCI, HSBC, stime MSIM. Dati a dicembre 2017.

Considerazioni sui rischi

Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo d’investimento del Portafoglio sarà raggiunto. I portafogli sono esposti al rischio di mercato, ovvero alla possibilità che il valore di mercato dei titoli detenuti dal Portafoglio diminuisca e che il valore delle azioni del Portafoglio sia conseguentemente inferiore all’importo pagato dall’investitore per acquistarle. Di conseguenza l’investimento in questo Portafoglio può comportare una perdita per l’investitore. Si fa altresì presente che questo Portafoglio può essere esposto ad alcuni rischi aggiuntivi. Le valutazioni dei titoli azionari tendono in genere a oscillare anche in risposta a eventi specifici in seno a una determinata società. Gli investimenti nei mercati esteri comportano rischi specifici, come quelli di cambio, politici, economici, di mercato e di liquidità. Gli strumenti derivati possono amplificare le perdite in maniera sproporzionata e incidere significativamente sulla performance. Inoltre possono essere soggetti a rischi di controparte, di liquidità, di valutazione, di correlazione e di mercato. I titoli illiquidi possono essere più difficili da vendere e valutare rispetto a quelli quotati in borsa (rischio di liquidità). 

DEFINIZIONI: Il deficit delle partite correnti è il valore monetario di tutte le merci finite e di tutti i servizi prodotti all’interno dei confini di un Paese in un dato lasso di tempo. Comprende tutti i consumi pubblici e privati, la spesa pubblica, gli investimenti e le esportazioni nette. L’indice MSCI Emerging Markets (MSCI EM) è un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato e corretto per il flottante che misura la performance del mercato azionario dei Paesi Emergenti. L’indice MSCI China raggruppa titoli rappresentativi di società a media e alta capitalizzazione delle A-share, B-share, H-share, red chip e P chip cinesi. L’indice riflette le opportunità dei mercati della Cina continentale e di Hong Kong aperte agli investitori internazionali. Gli indici non sono gestiti e non includono spese, commissioni o oneri di vendita. Non è possibile investire direttamente in un indice. Il rapporto prezzo/valore contabile (P/BV)confronta il valore di mercato di un titolo con il valore contabile per azione delle attività totali meno le passività totali. Questo indicatore viene utilizzato per valutare se un’azione è sottovalutata o sopravvalutata.

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CRC 2346065 Exp: 12/31/2019

 

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