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giugno 14, 2021

Inflazione USA: realtà o apparenza?

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giugno 14, 2021

Inflazione USA: realtà o apparenza?


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Inflazione USA: realtà o apparenza?

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giugno 14, 2021

 
 

Nonostante un mese movimentato a causa dei dati contrastanti sull’occupazione e sull’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC) statunitensi, l’S&P 500 ha chiuso il periodo a livelli sostanzialmente invariati (0,7% in USD) . Nelle prime due settimane i mercati hanno perso terreno, per poi recuperare nella seconda metà del mese. Finora a guidare la corsa era stata l’America, ma in aprile sono comparse le prime avvisaglie di un possibile passaggio di testimone all’Europa, dove le riaperture proseguono e l’Euro Stoxx 50 è in rialzo (2,5% in EUR). Il cambio di direzione non ha ancora toccato il Giappone, dove il Nikkei 225 non ha registrato variazioni di rilievo nel periodo (0,2%).

 
 

I dati sull’occupazione statunitense, diffusi a inizio maggio, sono stati deludenti, evidenziando uno scenario invariato con un tasso di disoccupazione ancora notevolmente superiore ai livelli pre-pandemia[1]. L’inflazione, invece, ha sorpreso al rialzo e ha dato ulteriore impulso alla flessione dei mercati statunitensi. Il 4,2% registrato dall’IPC di fondo a metà maggio negli Stati Uniti rappresenta l’aumento più consistente su base annua da settembre 2008.[2]  Sulla scia di questi eventi, dopo essere stato in calo per due mesi, l’“indice della paura”, il VIX, è stato all’altezza della sua reputazione con un balzo di 28 punti[3]. Da allora è tuttavia sceso nuovamente sotto quota 20, dove si attestava in precedenza.

La performance dell’indice è riportata esclusivamente a scopo illustrativo e non intende rappresentare la performance di alcun investimento specifico. I rendimenti passati non sono indicativi di risultati futuri.  Si rimanda alla sezione Informazioni importanti per le definizioni degli indici.

Inflazione USA: realtà o apparenza?

L’inflazione osservata è dovuta in parte all’effetto base, cioè al contrasto tra il dato relativamente basso di 12 mesi fa (in pieno lockdown) e quello attuale, spinto al rialzo dalle riaperture e dalla domanda rimasta inespressa. A sostenere l’inflazione è anche la rapidità con cui si sta colmando l’output gap. Ad ogni modo, l’economia non è ancora tornata a pieno regime. Le difficoltà sul fronte degli approvvigionamenti sono un fattore che contribuisce alla situazione e che rende difficile alle aziende raggiungere la piena operatività. Per attirare lavoratori potrebbe essere necessario un aumento dei salari, che a sua volta potrebbe contribuire ad alimentare l’inflazione. Se la presenza concomitante di una domanda elevata e di difficoltà negli approvvigionamenti dovesse proseguire, l’inflazione potrebbe salire oltre i livelli impliciti nell’effetto base. I deludenti dati sul fronte dell’occupazione statunitense rispecchiano probabilmente le difficoltà di approvvigionamento e relative ripercussioni sull’inflazione. Potrebbero anche rispecchiare il fatto che numerosi posti di lavoro collegati alla riapertura sono già stati occupati. Una percentuale significativa di chi è rimasto disoccupato potrebbe essere costituita da persone che svolgevano mansioni non più necessarie a seguito dei cambiamenti strutturali nello scenario economico (ad esempio, la chiusura dei negozi fisici) e destinate a non ritornare.

La Federal Reserve sembra ritenere l’impennata dell’inflazione un evento transitorio. La banca centrale è concentrata sulle dinamiche di lungo termine, non sulle accelerazioni temporanee. La Fed ha fatto il possibile per calmare i mercati, ma prima o poi dovrà iniziare a ridimensionare il proprio intervento, come lascia intendere nei propri verbali, e a lungo andare sarà costretta ad aumentare i tassi. Secondo il nostro scenario di base, è probabile che l’inflazione resti per qualche tempo sopra il 2% e che i tassi d’interesse aumentino prima di quanto non preveda la Fed. Anche così, però, tale scenario esclude un’inflazione fuori controllo. L’aumento dei prezzi potrebbe comunque determinare un aumento dei tassi sufficiente non solo a compensare l’inflazione, ma a incrementare anche i rendimenti reali. Inoltre, anche una robusta crescita senza effetti inflazionistici può esercitare pressione sui rendimenti reali. Un aumento significativo dei rendimenti reali potrebbe produrre volatilità sul fronte delle azioni che, considerate le attuali valutazioni elevate, si presentano vulnerabili.

Implicazioni per gli investimenti

A metà maggio abbiamo ridotto il rischio, sia per la volatilità manifestata dai mercati azionari, sia per il fatto che a nostro avviso la forza della ripresa potrebbe già essere riflessa nei prezzi, il tutto in un quadro di accelerazione dell’inflazione e di possibile aumento dei tassi d’interesse. Tutto ciò è coerente con la nostra prospettiva di un possibile aumento della volatilità verso la fine dell’anno, quando inizieranno a prospettarsi alcuni rischi, come quello di un incremento delle tasse o di un ridimensionamento del programma di acquisto di attivi da parte della Fed. Abbiamo effettuato diverse operazioni tattiche nel corso del mese, illustrate di seguito.

Credito investment grade statunitense

Nel credito investment grade statunitense siamo passati da un posizionamento neutrale a un sottopeso. Considerati i fondamentali economici favorevoli, ci attendiamo che nel breve termine gli spread dei titoli investment grade statunitensi rimangano compressi. Tuttavia, le valutazioni elevate implicano che il potenziale di rialzo da apprezzamento del capitale è minimo e il carry ridotto non offre, a nostro avviso, un premio al rischio interessante.

Azionario value statunitense

Abbiamo incrementato la nostra esposizione all’azionario value statunitense, ampliando la posizione aperta in aprile. È una conferma della nostra preferenza per i titoli ciclici e le azioni value statunitensi che stanno beneficiando delle riaperture e della forte ripresa dell’economia. Le revisioni degli utili continuano a essere favorevoli e i titoli value sono ancora scambiati a sconto rispetto a quelli growth. Sebbene a livello di fondamentali non vi siano state variazioni, dopo il nostro passaggio in sovrappeso a metà aprile, abbiamo visto confermata la nostra view e i titoli value hanno sovraperformato l’S&P 500 del 2,2%.[4]  

Posizionamento tattico

Seguono i nostri più recenti giudizi tattici:

 
 
 

Fonte: Team GBaR di MSIM; dati al 31 maggio 2021. A solo scopo informativo e non da intendersi come una raccomandazione o un’offerta per l’acquisto o la vendita di valori mobiliari o l’adozione di una qualsiasi strategia d’investimento. I giudizi tattici di cui sopra riflettono in linea di massima le opinioni e le implementazioni del nostro team e vengono riportati a scopo di comunicazione con i clienti. Le informazioni riportate nel presente documento non tengono conto degli obiettivi finanziari, della situazione e delle esigenze specifiche dei singoli investitori.

 
 

1 Bloomberg, 31 maggio 2021.

2 Il tasso di disoccupazione degli Stati Uniti al 6,1% è tuttora superiore al 3,5% del febbraio 2020, vale a dire prima dell’escalation della pandemia. Quadro occupazionale – Aprile 2021. Bureau of Labor Statistics. Pubblicato il 7 maggio 2021. www.bls.gov/news.release/pdf/empsit.pdf

3 Indice dei Prezzi al Consumo – Ad aprile 2021 l’IPC di fondo è salito del 4,2% rispetto a un anno prima (dato non destagionalizzato). Bureau of Labor Statistics. Pubblicato il 12 maggio 2021. www.bls.gov/news.release/pdf/cpi.pdf

4 Bloomberg, 12 maggio 2021.

5 Il Russell Value Futures ha sovraperformato l’S&P 500 TR (USD) del 2,2% dal 16 aprile, data di lancio, al 31 maggio 2021. Lo stesso ha fatto l’iShares MSCI USA Enhanced Value ETF rispetto all’S&P 500 TR (USD) (1,9%) nello stesso periodo.

 
 

CONSIDERAZIONI SUI RISCHI

Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo d’investimento della Strategia venga raggiunto. I portafogli sono esposti al rischio di mercato, ovvero alla possibilità che il valore di mercato dei titoli detenuti dal portafoglio diminuisca e che il valore delle azioni del portafoglio sia conseguentemente inferiore all’importo pagato dall’investitore per acquistarle.  I valori di mercato possono cambiare quotidianamente a causa di eventi economici e di altro tipo (ad es. catastrofi naturali, crisi sanitarie, terrorismo, conflitti e disordini sociali) che influenzano i mercati, i Paesi, le aziende o i governi. È difficile prevedere le tempistiche, la durata e i potenziali effetti negativi (ad esempio la liquidità del portafoglio) degli eventi.  Di conseguenza, l’investimento in questo portafoglio può comportare una perdita per l’investitore. Inoltre, la strategia può essere esposta ad alcuni rischi aggiuntivi. Esiste il rischio che, in base alle effettive condizioni di mercato, la metodologia e le ipotesi di asset allocation elaborate dal Consulente per i portafogli sottostanti si rivelino errate e che il portafoglio non raggiunga il suo obiettivo d’investimento. I corsi azionari tendono inoltre a essere volatili e la possibilità di subire perdite è significativa. Gli investimenti del portafoglio in certificati legati alle materie prime comportano rischi notevoli, ivi compreso il rischio di un sensibile deprezzamento del capitale investito. In aggiunta ai rischi inerenti alle materie prime, tali investimenti sono esposti a rischi specifici, quali il rischio di perdita di capitale e interessi, l’assenza di un mercato secondario e il rischio di livelli superiori di volatilità, che non interessano i tradizionali titoli azionari e di debito. Le oscillazioni dei cambi potrebbero annullare i guadagni generati dagli investimenti o accentuare le perdite. I titoli obbligazionari sono soggetti alla capacità dell’emittente di rimborsare puntualmente capitale e interessi (rischio di credito), alle variazioni dei tassi d’interesse (rischio di tasso d’interesse), al merito di credito dell’emittente e alle condizioni generali di liquidità del mercato (rischio di mercato). In un contesto di tassi d’interesse in rialzo, i corsi obbligazionari possono calare e dar luogo a periodi di volatilità e a maggiori richieste di rimborso. In un contesto di calo dei tassi d’interesse, il Portafoglio potrebbe generare un reddito inferiore. I titoli con scadenze più lunghe possono essere maggiormente sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse. Le azioni e i titoli esteri risentono in genere di una maggiore volatilità rispetto agli strumenti obbligazionari e sono soggetti a rischi di cambio, politici, economici e di mercato. Le quotazioni tendono a oscillare in risposta a eventi specifici in seno a una determinata società. I titoli delle società a bassa capitalizzazione comportano rischi particolari, come l’esiguità delle linee di prodotto, dei mercati e delle risorse finanziarie, e possono registrare una maggiore volatilità di mercato rispetto a quelli di società più consolidate di dimensioni maggiori. I rischi associati agli investimenti nei Mercati Emergenti sono maggiori di quelli associati agli investimenti nei Mercati Sviluppati esteri.  Le azioni degli exchange traded funds (ETF) comportano molti dei rischi associati agli investimenti diretti in azioni ordinarie od obbligazioni e il loro valore di mercato oscilla al variare del valore dell’indice sottostante. Investendo in ETF e in altri Fondi d’investimento, il portafoglio assorbe sia le proprie spese che quelle degli ETF e dei Fondi d’investimento nei quali investe. La domanda e l’offerta di ETF e dei Fondi d’investimento potrebbero non essere correlate a quelle dei titoli sottostanti. Gli strumenti derivati possono essere illiquidi, possono amplificare le perdite in maniera sproporzionata e incidere negativamente sulla performance del portafoglio. Un contratto a termine su valute è uno strumento di copertura che non implica alcun pagamento anticipato. L’uso della leva finanziaria può accentuare la volatilità del portafoglio.

 

 
andrew.harmstone
Managing Director
Global Balanced Risk Control Team
 
manfred.hui
Managing Director
Global Balanced Risk Control Team
 
laura.biancato
Vice President
 
 
 
 
 
 
 

INDEX DEFINITIONS

The indexes shown in this report are not meant to depict the performance of any specific investment, and the indexes shown do not include any expenses, fees or sales charges, which would lower performance. The indexes shown are unmanaged and should not be considered an investment. It is not possible to invest directly in an index.

Consumer Price Index: Examines the weighted average of prices of a basket of consumer goods and services.

Euro STOXX 50 Index: Provides a blue-chip representation of supersector leaders in the Eurozone.

MSCI Emerging Markets IMI Index: This index captures large, mid and small cap representation across 21 emerging market countries.

NIKKEI 225 Index: This price-weighted index is comprised of Japan's top 225 blue-chip companies on the Tokyo Stock Exchange.

S&P 500 Index: The Standard & Poor's (S&P) 500 Index tracks the performance of 500 widely held, large-capitalization US stocks.

VIX: This is a trademarked ticker symbol for the Chicago Board Options Exchange Market Volatility Index, a popular measure of the implied volatility of S&P 500 Index options. Often referred to as the fear index or the fear gauge, it represents one measure of the market’s expectation of stock market volatility over the next 30-day period.

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