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Global Fixed Income Bulletin
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ottobre 16, 2020
Il diavolo si nasconde nei dettagli
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ottobre 16, 2020

Il diavolo si nasconde nei dettagli


Global Fixed Income Bulletin

Il diavolo si nasconde nei dettagli

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ottobre 16, 2020

 
 

Settembre si è rivelato il mese più difficile per i mercati finanziari dopo quello di marzo. Le azioni e le obbligazioni societarie hanno registrato una performance negativa, mentre i titoli di Stato hanno avuto solo un modesto incremento. La causa va ricercata principalmente nella mancanza di buone notizie e nei livelli elevati delle valutazioni. La buona performance dei titoli di Stato è una conseguenza naturale quando gli attivi rischiosi sono in difficoltà e i dati o le politiche economiche deludono. Contrariamente a quanto accaduto da aprile in poi, il flusso di dati e di notizie recepite è stato piuttosto deprimente. Dal mancato varo di un pacchetto di stimoli fiscali negli Stati Uniti alla reazione relativamente piatta all’annuncio della Fed di una nuova strategia sul fronte delle politiche monetarie, fino al peggioramento dei dati sui contagi, il mese non ha certo offerto molti motivi per celebrare. Fortunatamente, non c’è comunque molto di cui preoccuparsi, ma data la risalita dei mercati finanziari (S&P 500 in rialzo dell’8,9% nel terzo trimestre), ci si poteva aspettare una pausa. Consideriamo l’attuale sottoperformance del credito e dei mercati un semplice movimento di assestamento costruttivo, capace di creare un punto di ingresso interessante per aumentare l’esposizione al rischio. Le buone notizie sono già state scontate. La volatilità generata dalle politiche, dalla situazione politica e dall’emergenza sanitaria è aumentata, mentre le valutazioni, in generale, hanno registrato un’inversione. I fondamentali continuano a sostenere la ripresa dell’economia, anche se i progressi sono più lenti rispetto al terzo e quarto trimestre. L’occupazione continua a migliorare, il commercio e la produzione a livello globale restano saldamente in ripresa. Particolarmente robusta è la spesa al consumo che in numerosi Paesi sviluppati ha recuperato fino a superare i livelli pre-COVID.

 
 

A nostro avviso, tutto ciò indica che il nostro modesto posizionamento lungo in asset rischiosi è il modo migliore di esporre i portafogli mentre ci destreggiamo tra politiche e dati deludenti (qualsiasi rischio è eccessivo) e potenziali miglioramenti sul fronte delle politiche e della pandemia. Siamo ancora posizionati in modo da poter trarre beneficio dalla sovraperformance degli strumenti obbligazionari più rischiosi e dei movimenti laterali dei titoli di Stato a basso rischio. Queste posizioni verranno adeguate ai cambiamenti subiti dai fondamentali in ragione della correlazione con le politiche monetarie e fiscali, i dati economici, le notizie sul vaccino e, naturalmente, la persistente pandemia.

Continuiamo a mantenere un giudizio positivo e ottimista sull’andamento dell’economia e degli spread creditizi, ma i rischi permangono. L’adozione di misure di lockdown più aggressive e di maggiore portata, a causa dell’accelerazione dei contagi, potrebbe facilmente rallentare le economie e ribaltare i nostri giudizi. Riteniamo che ciò sia improbabile poiché tutti i governi sembrano optare per lockdown più selettivi e mirati per affrontare i focolai locali. Fintantoché sarà possibile bloccare la diffusione dei focolai locali e/o i tassi di ospedalizzazione e mortalità non registreranno un incremento eccessivo, le economie dovrebbero cavarsela. I vaccini continuano a essere la chiave di volta di una soluzione più generalizzata per riportare alla seminormalità alcuni settori dell’economia, come quelli dei viaggi, del tempo libero e dell’intrattenimento, consentendo pertanto un potenziale ritorno dei redditi nazionali ai livelli pre-COVID.

Nel frattempo, le politiche fiscali e monetarie continuano a rivestire un ruolo importante. La politica fiscale statunitense, in particolare, resta fondamentale. Per il prossimo anno è prevista una riduzione passiva della politica fiscale e la questione va affrontata. Sembra improbabile che la situazione di stallo a Washington venga risolta prima delle elezioni. La crescita dei redditi è stata ottima e gli elevati tassi di risparmio domestico dovrebbero attutire il contraccolpo a condizione che le aspettative di un pacchetto di stimoli per il prossimo anno rimangano intatte. In effetti, una vittoria di Biden, che sembra molto probabile alla luce della sua crescita nei sondaggi, potrebbe facilmente alzare le stime su un pacchetto di stimoli fiscali ancora più consistente per il 2021. Se ciò accadrà o meno non dipenderà solo dall’esito delle elezioni presidenziali, ma anche dagli esiti per il Senato e dalla possibilità che il Partito Democratico riesca a controllare sia la presidenza che il Congresso. Se l’anno prossimo la politica fiscale produrrà stimoli netti (tenendo in considerazione la riduzione passiva dei programmi attuali in scadenza), la crescita dovrebbe continuare a recuperare. Anche l’aumento dei tassidi risparmio domestico nel 2020 potrebbe imprimere slancio ai consumi, nella misura in cui riflette la domanda inespressa e i redditi delle famiglie permangono robusti. La chiarezza sulle modalità di attuazione del nuovo impianto di politica monetaria della Fed continua ad avere un ruolo importante. Va bene dire di volere il superamento dell’obiettivo di inflazione, ma di quanto? E per quanto tempo? Il diavolo si nasconde nei dettagli.

Sul versante più positivo, gli sviluppi futuri potrebbero portare a un’ulteriore compressione degli spread delle emissioni societarie e dei Mercati Emergenti (ME) entro fine anno o sicuramente nel 2021. Con l’inflazione abbondantemente al di sotto degli obiettivi delle banche centrali e i rischi per l’economia (crescita e inflazione) ancora sbilanciati al ribasso, è verosimile che l’orientamento di politica monetaria rimanga ultra-accomodante per gli anni a venire. La discesa dei rendimenti governativi equivale al dare ai governi la libertà (se presa!) di aumentare la spesa. Le società sono riuscite a risanare i propri bilanci a costi storicamente minimi. I dati economici continuano a segnalare un miglioramento e proseguono i progressi medici sul fronte delle terapie e dei vaccini, lasciando intravedere sia rischi al rialzo che al ribasso. Siamo ancora inclini a pensare che comprare sui ribassi sia la strategia giusta.

 
 
 
Figura 1: Andamento dei titoli da inizio anno
 

Nota: performance in USD. Fonte: Bloomberg. Dati al 30 settembre 2020. Gli indici riportati hanno scopo puramente illustrativo e non intendono rappresentare la performance di un investimento specifico. Le performance passate non sono garanzia di risultati futuri. Per le definizioni degli indici, si rimanda alla sezione che segue.

 
 
 
Figura 2: Variazioni valutarie mensili rispetto all’USD
 

Nota: per variazione positiva si intende l’apprezzamento della valuta nei confronti dell’USD. Fonte: Bloomberg. Dati al 30 settembre 2020.

 
 
 
Figura 3: Principali variazioni mensili dei rendimenti e degli spread decennali
 

Fonte: Bloomberg, JPMorgan. Dati al 30 settembre 2020.

 
 

Prospettive per il mercato obbligazionario

Il ridimensionamento delle posizioni azionarie attuato a settembre probabilmente era già nell’aria. Gli spread creditizi, sebbene si siano allargati  nel corso del mese, hanno sovraperformato rispetto all’azionario e alle loro correlazioni storiche. Ciò dimostra il potere della liquidità di trainare i mercati e la fiducia nelle capacità e nella volontà delle autorità di offrire misure di stimolo sufficienti a far continuare la crescita dell’economia al di sopra del  trend nel 2021. Questi assunti verranno sicuramente messi alla prova nei prossimi mesi, in particolare una volta reso noto il vincitore delle elezioni presidenziali americane.  

Poiché i trend di medio termine restano essenzialmente intatti, anche le nostre previsioni d’investimento rimangono perlopiù confermate. Rimaniamo cautamente ottimisti alla luce dei dati economici positivi (anche se il ritmo dei cambiamenti sta rallentando) e poiché riteniamo che siano in arrivo ulteriori stimoli monetari sotto forma di chiarimenti sulle implicazioni della nuova strategia di politica monetaria della Fed o di un più ampio programma di allentamento quantitativo (QE). Nella maggior parte degli scenari, dopo le elezioni di novembre dovrebbe rendersi disponibile un ulteriore sostegno fiscale. In effetti, le dichiarazioni rese all’inizio di ottobre dal Presidente della Fed Powell indicano che la Fed è favorevole a ulteriori interventi fiscali in quanto ritiene che il rischio di “fare troppo poco” sia maggiore del rischio di “fare troppo". Il pesante e potenzialmente duraturo impatto settoriale della pandemia sull’economia sottolinea con vigore la necessità di ulteriori interventi fiscali. Tuttavia, secondo le nostre stime, le valutazioni di gran parte dei segmenti del reddito fisso non sono più al di sotto del “fair value”, anche considerato il ridimensionamento delle posizioni di settembre, che ha generato una posizione solo moderatamente lunga in investimenti obbligazionari più rischiosi.

Permangono considerevoli rischi al ribasso. La crescita economica resta ben al di sotto del potenziale, in particolare nel settore dei servizi. Sta venendo meno la domanda inespressa, così come il sostegno fiscale. Molti Paesi sono alle prese con focolai di contagio o con un aumento generalizzato dei tassi di contagio che sta causando nuove chiusure e restrizioni e mettendo a repentaglio la crescita. Inoltre, non possiamo dimenticare i persistenti rischi geopolitici: tensioni USA/Cina, Brexit, contrasti tra Russia ed Europa e, non da ultimo, le elezioni negli Stati Uniti. Al contempo, la ricerca di potenziali vaccini contro il Covid-19 prosegue e potrebbe portare ad una risoluzione definitiva della pandemia.

La reazione del mercato all’annuncio della Fed in merito a una nuova strategia di politica monetaria e a un nuovo schema basato sul conseguimento di un obiettivo medio è stata a dir poco tiepida, in parte perché era ormai storia vecchia. In pratica il presidente Powell ne aveva già parlato durante il suo discorso a Jackson Hole. Quindi, a fronte dei pochi dettagli aggiunti a settembre, il mercato ha perso interesse. Indubbiamente è cambiato l’orientamento della Fed in merito alle variazioni che dovrà apportare ai tassi di interesse in risposta al cambiamento delle condizioni economiche, ossia crescita/disoccupazione e inflazione. Ma l’interrogativo riguarda la loro portata. Saranno variazioni modeste? Sarà una rivoluzione?  Il punto è che la Fed non ha fornito ulteriori dettagli e la formulazione utilizzata era ambigua. Inoltre, il fatto che ci siano stati oppositori e che forse vi siano altri motivi di cui non siamo a conoscenza, fa presupporre che la Fed non abbia ancora preso decisioni sui dettagli. Abbiamo bisongo di maggiori  informazioni. La cosa certa è che la Fed non ritiene che l’economia sia fuori pericolo. La politica fiscale dovrebbe essere il primo strumento impegato (i commenti del presidente Powell lo confermerebbe) ma la Fed interverrà come autorità di ultima istanza se l’economia l’economia dovesse disattendere le aspettative e se la politica fiscale non venisse insoccorso. Ciò che vale per la Fed vale anche per gran parte delle altre banche centrali. Più probabile è un ulteriore allentamento globale finalizzato a conseguire gli obiettivi d’inflazione/occupazione. Analogamente, sebbene i dati economici abbiano battuto le stime, le economie continuano ad operare su livelli nettamente inferiori alla normalità, per cui neanche il rafforzamento dei dati congiunturali rappresenta una minaccia all’orientamento accomodante delle politiche monetarie.

Riteniamo pertanto estremamente contenuto il rischio di un rialzo significativo dei rendimenti governativi di qui a breve. A nostro avviso, i recenti rialzi dei rendimenti sono stati di tipo più tecnico e/o correlati all’evoluzione delle ipotesi sul nome del futuro presidente degli Stati Uniti. Tuttavia, ulteriori flessioni dei rendimenti appaiono altrettanto improbabili, in quanto quasi tutte le banche centrali hanno ormai tagliato i tassi nella misura massima possibile. Tuttavia, non crediamo sia possibile escludere nuovi ribassi dei tassi o altre innovazioni di politica monetaria nell’eventualità di un deterioramento della situazione, pertanto la strategia migliore è quella di detenere titoli di Stato di alta qualità come copertura contro ulteriori tensioni, anche se in misura molto inferiore al normale.

La percezione che la Fed probabilmente adotterà una politica monetaria particolarmente accomodante rispetto alle altre banche ha determinato un deprezzamento del dollaro. Tuttavia, a settembre, l’elevata propensione al rischio ha consentito al dollaro di recuperare parte del terreno perso. Sebbene continuiamo ad aspettarci un modesto ribasso del dollaro nel più lungo termine, a nostro avviso non vi è sufficiente chiarezza né sull’andamento relativo dell’economia né sul nome del prossimo presidente americano da convincerci fermamente di un significativo ribasso del dollaro nel breve termine. Le valute dei ME continuano a sottoperformare in quanto la crescita dei ME accusa ritardi rispetto a quella dei mercati sviluppati (DM). Finché questa dinamica non cambierà, è prematuro essere eccessivamente ottimisti riguardo alle valute dei ME, eccetto in determinate situazioni.

Crediamo anche che le obbligazioni societarie, soprattutto investment grade, continueranno a beneficiare delle azioni delle banche centrali e in particolare dei programmi di acquisti obbligazionari. Questa buona notizia, tuttavia, è stata già scontata abbondantemente nei prezzi: non a caso i differenziali creditizi si trovano su livelli pari o inferiori alle medie di lungo termine nonostante le numerose incognite che gravano sulle prospettive economiche. Anche il segmento high yield offre opportunità ragionevoli. Il recente ampliamento degli spread di settembre ne ha migliorato la relativa appetibilità. Pur mantenendo una posizione lunga, venderemo in caso di rialzi tangibili e nel contempo continueremo a valutare significativi aumenti degli spread per rafforzare le posizioni.

I mercati emergenti rimangono una fonte allettante di potenziale miglioramento dei rendimenti. L’apertura del rubinetto monetario nei paesi sviluppati continua a imprimere forte slancio a questa asset class. Tuttavia, permangono notevoli rischi macroeconomici e molte economie emergenti non stanno registrando risultati migliori rispetto alle loro controparti avanzate. Anche le valutazioni sono aumentate, pertanto, pur ravvisando opportunità in specifiche nazioni e situazioni, ci guardiamo bene dall’implementare un’esposizione generalizzata. Le opportunità idiosincratiche giocano un ruolo di primo piano.

I prodotti cartolarizzati di alta qualità continuano silenziosamente a registrare buoni risultati, offrendo secondo noi un limitato potenziale di rialzo visti i tassi contenuti e il rischio di rifinanziamento, ma anche un rischio di ribasso altrettanto limitato grazie al supporto delle banche centrali. La scarsa volatilità attesa rende questo mercato interessante per i portafogli, anche qualora ciò dovesse implicare un abbassamento del rendimento atteso. I prodotti cartolarizzati di qualità inferiore offrono maggiori potenzialità di rendimento in quanto gli spread si sono compressi in misura inferiore, tuttavia i rischi fondamentali sono più elevati. In generale, i tassi di insolvenza sono risultati nettamente inferiori ai timori iniziali.

Tassi d’interesse e di cambio dei Mercati Sviluppati

Analisi mensile

A settembre, i mercati sono passati ad un atteggiamento di avversione al rischio dopo le varie ondate di volatilità causate dalle imminenti elezioni presidenziali statunitensi, dal coronavirus e da altri eventi geopolitici. Diverse banche centrali dei mercati sviluppati si sono riunite nel corso del mese e hanno fornito ai mercati un aggiornamento sulle prospettive per la restante parte dell’anno in termini di dati economici e politica monetaria. La ripresa economica globale sembra essersi interrotta a causa della scadenza o dell’esaurimento di alcuni pacchetti di stimolo. I rendimenti decennali si sono mossi al ribasso in tutti i mercati sviluppati ad eccezione degli Stati Uniti, dove sono rimasti sostanzialmente invariati su base mensile.

Prospettive

Nell’ultimo trimestre del 2020, prevediamo una politica monetaria accomodante anche per l’ultimo trimestre e un supporto efficace per gli attivi rischiosi nei Mercati Sviluppati. Nel breve termine, le elezioni americane e l’aumento dei contagi potrebbero causare ulteriore volatilità nei mercati finanziari. Inoltre, bisognerà trovare un’intesa sulla Brexit entro la metà di ottobre per perfezionare l’accordo a fine anno. Anche i dati economici superiori alle attese potrebbero spingere al rialzo i rendimenti, ma è probabile che tale incremento avverrà soprattutto ad opera dell’aumento dei premi al rischio sui tassi d’interesse piuttosto che delle maggiori aspettative sui tassi delle banche centrali. Continuiamo a prevedere un deprezzamento del dollaro USA nei prossimi mesi rispetto alle altre valute del G10, viste le condizioni finanziarie e monetarie ancora fortemente espansive.

Tassi d’interesse e di cambio dei Mercati Emergenti        

Analisi mensile

I rendimenti globali hanno terminato il mese di settembre in discesa, con i tassi dei Treasury USA a 10 anni in calo di 2 pb allo 0,68% e la pendenza della curva dei rendimenti in diminuzione a fronte dell’avversione al rischio degli investitori. Settembre è stato il primo mese dopo la stagione primaverile durante il quale i movimenti di prezzo sono stati dettati dall’avversione al rischio. I dati economici hanno perso parte dello slancio acquistato durante l’estate, in quanto l’aumento dei contagi ha alimentato il timore di maggiori restrizioni e di conseguenti danni economici. Ciò ha messo sotto pressione gli asset rischiosi e spinto al rialzo il dollaro, fornendo un contesto poco propizio ai mercati emergenti. A livello geografico, le obbligazioni di Venezuela, Suriname, Romania e Georgia hanno conseguito le migliori performance a settembre, benché Venezuela e Suriname rimangano in territorio ampiamente negativo da inizio anno ad oggi. Di contro, le obbligazioni di Sri Lanka, Argentina, El Salvador ed Ecuador sono state le più deboli. A livello settoriale, le aziende dei settori carta/cellulosa, trasporti e servizi diversificati hanno trainato il mercato, mentre quelle dei settori petrolio/gas, beni di consumo e metalli/estrazioni hanno sottoperformato.

Prospettive

Restiamo cautamente ottimisti sul debito emergente nel breve termine alla luce del continuo accomodamento monetario e fiscale a livello mondiale. Una continua ripresa della crescita in Cina, tale da diffondersi anche all’economia globale, dovrebbe imprimere ulteriore slancio agli attivi rischiosi, al pari di eventuali sviluppi positivi sul fronte delle terapie e dei vaccini anti-Covid. D’altra parte, il nostro giudizio relativamente ottimistico sugli attivi emergenti nel breve termine è attutito dalle valutazioni meno convincenti, dall’aumento della volatilità dovuto alle imminenti elezioni presidenziali americane e da qualche passo indietro nella lotta contro la pandemia, come evidenziato dall’aumento dei contagi in Europa, nonché dalle misure di contenimento più stringenti imposte da diversi paesi (benché riteniamo improbabile il ritorno a lockdown completi).

Credito

Analisi mensile

Gli spread si sono allargati durante questo mese  Il fattore chiave è stato la riduzione della dinamica positiva dei fondamentali, sommatosi agli ampi volumi di emissione dopo la pausa estiva. I miglioramenti dei dati economici hanno iniziato a rallentare (e in alcuni casi hanno mancato le aspettative), non sono stati aggiunti nuovi programmi di sostegno alla politica monetaria o fiscale contrariamente alle aspettative (in particolare di un ulteriore pacchetto fiscale statunitense), le notizie sul coronavirus si sono concentrate sull’aumento delle infezioni della seconda ondata senza alcuna notizia definitiva di un vaccino, insieme alle preoccupazioni sull’esito delle elezioni statunitensi.

Prospettive di mercato

In prospettiva, vediamo la correzione di settembre come una salutare rotazione del rischio in un periodo di offerta abbondante. Il nostro scenario di base riflette l’opinione di consenso secondo cui il coronavirus è transitorio e le politiche monetarie sono favorevoli al rischio di credito, il che dovrebbe spingere al ribasso i differenziali nel medio periodo portandoli su livelli prossimi alla media nel lungo termine e offrendo agli investitori opportunità di carry a fronte tuttavia di plusvalenze limitate.

Prodotti cartolarizzati

Analisi mensile

Settembre ha proseguito sulla scia del terzo trimestre che ha visto il confermarsi della tendenza per cui gli MBS di agenzia hanno offerto rendimenti mediocri e gli spread dei titoli cartolarizzati si sono mostrati in continua contrazione. Nel mese di settembre, gli MBS di agenzia erano leggermente indeboliti e sostanzialmente invariati per il terzo trimestre, sostenuti dai costanti acquisti di MBS da parte della Fed e limitati dal rischio di rimborso anticipato. A settembre, a seconda del settore e del rating, gli spread degli ABS statunitensi sono rimasti invariati o hanno registrato una contrazione. Nel mese, gli spread dei titoli garantiti da ipoteche commerciali (RMBS) europei sono rimasti sostanzialmente invariati, ma hanno quasi interamente recuperato i livelli pre-COVID. Gli ABS per finanziamenti di aeromobili, i titoli RMBS per i crediti in sofferenza e i CMBS garantiti da alberghi e centri commerciali continuano a perdere terreno rispetto agli ABS del settore automobilistico e delle carte di credito e i CMBS single asset.

Prospettive

I titoli MBS di agenzia fanno registrare un fair value alla luce delle attuali negoziazioni e dovrebbero continuare ad essere sostenuti dagli acquisti della Fed. Vediamo con particolare favore i titoli To-Be-Announced (TBA) a 30 anni a cedole basse (2% e 2,5%) con sviluppi che offrono un valore aggiunto, in virtù degli acquisti della Fed e di minori rischi di pagamento anticipato. Prevediamo un mercato immobiliare statunitense stabile e con titoli RMBS non di agenzia che continueranno a performare positivamente dal punto di vista del credito durante il quarto trimestre. Le misure di stimolo e le politiche monetarie espansive continuano a fornire sostegno, con effetti favorevoli su molte attività cartolarizzate.

 
 

CONSIDERAZIONI SUI RISCHI

Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo d’investimento del portafoglio sarà raggiunto. I portafogli sono esposti al rischio di mercato, ovvero alla possibilità che il valore di mercato dei titoli detenuti dal portafoglio diminuisca e che il valore delle azioni del portafoglio sia conseguentemente inferiore all’importo pagato dall’investitore per acquistarle. I valori di mercato possono cambiare quotidianamente a causa di eventi economici e di altro tipo (ad es. catastrofi naturali, crisi sanitarie, terrorismo, conflitti e disordini sociali) che influenzano i mercati, i Paesi, le aziende o i governi. È difficile prevedere le tempistiche, la durata e i potenziali effetti negativi (ad esempio la liquidità del portafoglio) degli eventi. Di conseguenza, l’investimento in un portafoglio può comportare una perdita per l’investitore. I titoli obbligazionari sono soggetti alla capacità dell’emittente di rimborsare puntualmente capitale e interessi (rischio di credito), alle variazioni dei tassi d’interesse (rischio di tasso d’interesse), al merito di credito dell’emittente e alle condizioni generali di liquidità del mercato (rischio di mercato). In un contesto di tassi d’interesse al rialzo, i corsi obbligazionari possono diminuire e dar luogo a periodi di volatilità e a maggiori richieste di rimborso. In un contesto di tassi d’interesse al ribasso, il portafoglio potrebbe generare un reddito inferiore. I titoli con scadenze più lunghe possono essere maggiormente sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse. Determinati titoli di Stato americani acquistati dalla strategia, come quelli emessi da Fannie Mae e Freddie Mac, non sono garantiti dal “full faith and credit” (piena fiducia e credito) degli Stati Uniti. È possibile che in futuro questi emittenti non dispongano dei fondi per onorare i propri obblighi di pagamento. I prestiti bancari quotati sono soggetti al rischio di liquidità e ai rischi di credito tipici dei titoli con rating inferiori. Le obbligazioni high yield (dette anche “junk bonds”) sono titoli con rating inferiori che possono comportare livelli più elevati di rischio di credito e di liquidità. I titoli di debito sovrani sono soggetti al rischio di insolvenza. I titoli garantiti da ipoteche e da collaterale sono esposti al rischio di rimborso anticipato e a un più elevato rischio d’insolvenza e possono essere difficili da valutare e vendere (rischio di liquidità). Essi sono altresì soggetti ai rischi di credito, di mercato e di tasso d’interesse. Il mercato valutario è altamente volatile e i suoi prezzi sono influenzati da diversi fattori, tra cui la dinamica della domanda e dell’offerta di una determinata valuta, il commercio, i programmi e le politiche fiscali, monetarie e di controllo della valuta nazionale o estera e le variazioni dei tassi d’interesse nazionali o esteri. Gli investimenti nei mercati esteri comportano rischi specifici, quali rischi di cambio, politici, economici e di mercato. Investire nei Paesi Emergenti comporta rischi maggiori che investire nei mercati esteri in generale. Gli strumenti derivati possono amplificare le perdite in maniera sproporzionata e incidere significativamente sulla performance. Inoltre possono essere soggetti a rischi di controparte, di liquidità, di valutazione, di correlazione e di mercato. I titoli vincolati e illiquidi possono essere più difficili da vendere e valutare rispetto a quelli quotati in borsa (rischio di liquidità). A causa della possibilità che i rimborsi anticipati alterino i flussi di cassa sulle collateralized mortgage obligation (CMO), non è possibile determinare in anticipo la relativa data di scadenza finale o la vita media. Inoltre, il portafoglio potrebbe subire perdite qualora le garanzie collaterali sulle CMO o eventuali garanzie di terzi fossero insufficienti per onorare i pagamenti.

 
 
 
The Global Fixed Income team follows a seamless process with a global outlook. They seek to identify and capture the potential value in situations where the market's implied forecasts are extreme.
 
 
 
 
 

DEFINIZIONI

R* è il tasso d’interesse reale a breve termine che si dovrebbe verificare quando l’economia si trova in un punto di equilibrio, segno che la disoccupazione ha raggiunto un tasso neutrale e che l’inflazione si trova al tasso di riferimento. Punti base: Un punto base = 0,01%.

DEFINIZIONI DEGLI INDICI

Gli indici utilizzati nel presente rapporto non rappresentano la performance di un investimento specifico e non comprendono spese, commissioni od oneri di vendita, che ridurrebbero la performance. Gli indici riportati non sono gestiti e non sono strumenti investibili. Non è possibile investire direttamente in un indice.

L’indice Bloomberg Barclays Euro Aggregate Corporate (Bloomberg Barclays Euro IG Corporate) è costruito per replicare l’andamento del mercato delle obbligazioni societarie investment grade denominate in euro.

L’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate Corporate è la componente societaria del Barclays Global Aggregate, un indice ad ampia base rappresentativo dei mercati obbligazionari investment grade globali.

L'indice Bloomberg Barclays U.S. Corporate (Bloomberg Barclays U.S. IG Corp) è un benchmark ad ampia rappresentatività che misura l’andamento delle obbligazioni societarie investment grade a tasso fisso soggette a imposizione fiscale.

L'indice Bloomberg Barclays U.S. Corporate High Yield misura l’andamento del mercato statunitense delle obbligazioni societarie non investment grade a tasso fisso denominate in dollari e fiscalmente imponibili. I titoli sono classificati high yield se il rating medio di Moody’s, Fitch e S&P è pari o inferiore a Ba1/BB+/BB+. L’indice non comprende le obbligazioni dei Mercati Emergenti.

L'indice Bloomberg Barclays U.S. Corporate è un benchmark ad ampia rappresentatività che misura l’andamento delle obbligazioni societarie investment grade a tasso fisso fiscalmente imponibili. L’indice Bloomberg Barclays U.S. Corporate è un benchmark ad ampia rappresentatività che misura l’andamento delle obbligazioni societarie investment grade a tasso fisso fiscalmente imponibili.

L’indice Bloomberg Barclays U.S. Mortgage Backed Securities (MBS) replica l’andamento dei titoli pass-through di agenzia garantiti da ipoteche (sia ARM a tasso fisso che ibridi), garantiti da Ginnie Mae (GNMA), Fannie Mae (FNMA) e Freddie Mac (FHLMC). L’indice è costruito aggregando vari gruppi di titoli MBS con regolamento futuro in data da definirsi all’interno di portafogli generali sulla base delle condizioni di rimborso, cedole e anno di emissione. Introdotti nel 1985, gli indici a tasso fisso GNMA, FHLMC e FNMA per i titoli a 30 e 15 anni sono stati rispettivamente retrodatati a gennaio 1976, maggio 1977 e novembre 1982. Nell’aprile del 2007 sono entrati a far parte dell’indice anche i titoli ipotecari pass-through ibridi di agenzia a tasso variabile (ARM).

L’indice dei prezzi al consumo (CPI) è una misura che esamina la media ponderata dei prezzi di un paniere di beni e servizi di consumo, come trasporti, alimenti e assistenza medica.

Euro vs. USD – rendimento totale dell’euro rispetto al dollaro USA.

Titoli di Stato tedeschi a 10 anni—Germany Benchmark 10-Year Datastream Government Index; titoli di Stato giapponesi a 10 anni —Japan Benchmark 10-Year Datastream Government Index; titoli di Stato USA a 10 anni—U.S. Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

L’indice ICE BofAML European Currency High-Yield Constrained Index (ICE BofAML Euro HY constrained) è concepito per replicare la performance delle obbligazioni societarie in euro e sterline di qualità inferiore a investment grade emesse da emittenti internazionali nei mercati eurobond o in sterline ed euro locali.

L’indice ICE BofAML U.S. Mortgage-Backed Securities (ICE BofAML U.S. Mortgage Master) segue la performance dei titoli pass-through garantiti da ipoteche residenziali a tasso fisso e ibridi denominati in dollari, emessi da agenzie statunitensi nel mercato interno USA.

L’indice ICE BofAML U.S. High Yield Master II Constrained (ICE BofAML U.S. High Yield) è un indice ponderato per il valore di mercato di tutte le obbligazioni high yield domestiche e “Yankee”, comprese le obbligazioni a interesse posticipato e i titoli con pagamento “in natura”. I titoli che lo compongono hanno scadenze di almeno un anno e un rating di credito inferiore a BBB-/Baa3, ma non sono insolventi.

L’indice ISM del settore manifatturiero è basato su indagini condotte presso oltre 300 aziende manifatturiere dall’Institute of Supply Management. L’indice ISM del settore manifatturiero monitora i livelli di occupazione, le scorte di produzione, i nuovi ordini e le consegne dei fornitori. L’indice di diffusione composito è stato creato al fine di monitorare le condizioni del settore manifatturiero nazionale sulla base dei dati risultanti da tali indagini.

L’andamento delle obbligazioni governative decennali italiane è seguito dall’indice ufficiale Datastream per l’Italia.

L’indice JP Morgan CEMBI Broad Diversified è un benchmark globale del debito societario liquido dei Mercati Emergenti che replica l’andamento delle obbligazioni societarie denominate in USD emesse da società dei Mercati Emergenti.

L’indice JPMorgan Government Bond Index—Emerging Markets (JPM local EM debt) replica l’andamento delle obbligazioni in valuta locale emesse dai governi dei Paesi Emergenti. L’indice è posizionato come benchmark investibile che comprende soltanto quei Paesi accessibili da gran parte del parterre di investitori internazionali (escluse Cina e India dal settembre 2013).

L’indice JPMorgan Government Bond Index Emerging Markets (JPM External EM Debt) replica l’andamento delle obbligazioni in valuta locale emesse dai governi dei Paesi Emergenti. L’indice è posizionato come benchmark investibile che comprende soltanto quei Paesi accessibili da gran parte del parterre di investitori internazionali (escluse Cina e India dal settembre 2013).

L’indice JP Morgan Emerging Markets Bond Index Global (EMBI Global) replica i rendimenti totali di strumenti di debito in valuta estera negoziati nei Mercati Emergenti ed è una versione ampliata del JPMorgan EMBI+. Come per l’EMBI+, l’indice EMBI Global include obbligazioni Brady denominate in dollari statunitensi, prestiti ed eurobond con valore nominale in circolazione minimo di USD 500 milioni.

L’indice JP Morgan GBI-EM Global Diversified è un benchmark globale liquido, ponderato per la capitalizzazione di mercato, delle obbligazioni societarie dei Mercati Emergenti denominate in dollari USA, rappresentativo delle regioni Asia, America Latina, Europa e Medio Oriente/Africa.

JPY vs. USD – rendimento totale dello yen giapponese rispetto al dollaro USA.

L’indice di accessibilità delle abitazioni compilato dalla National Association of Realtors confronta il reddito medio con il costo medio delle abitazioni.

L’indice Nikkei 225 (Japan Nikkei 225) è un indice ponderato per il prezzo che segue l’andamento delle 225 maggiori società nipponiche quotate alla Borsa di Tokyo.

L’indice MSCI AC Asia ex-Japan Index (MSCI Asia ex-Japan) replica l’andamento delle società large e mid cap di due dei tre Mercati Sviluppati asiatici (Giappone escluso) e di otto Mercati Emergenti della regione.

L’indice MSCI All Country World (ACWI, MSCI global equities) è un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato corretta per il flottante che misura la performance dei listini azionari dei Mercati Sviluppati ed Emergenti. Il termine “flottante” è riferito alla quota di azioni in circolazione considerate disponibili per l’acquisto da parte degli investitori sui mercati azionari quotati. La performance dell’indice è espressa in dollari USA e prevede il reinvestimento dei dividendi netti.

L’indice MSCI Emerging Markets (MSCI emerging equities)  raggruppa titoli rappresentativi di società a media e alta capitalizzazione di 23 mercati emergenti.

L’indice MSCI World (MSCI developed equities) raggruppa titoli rappresentativi di società a media e alta capitalizzazione di 23 mercati sviluppati.

L’indice dei direttori degli acquisti (PMI) è un indicatore dello stato di salute economica del settore manifatturiero.

L’indice S&P 500® (U.S. S&P 500) misura la performance del segmento delle large cap nel mercato azionario statunitense e copre all’incirca il 75% di tale mercato. L’indice comprende 500 tra le principali società che operano nei settori di punta dell’economia statunitense.

L’indice S&P/LSTA U.S. Leveraged Loan 100 (S&P/LSTA Leveraged Loan Index) è costruito per replicare l’andamento dei prestiti di maggiore entità del mercato dei prestiti con leva.

L’indice S&P GSCI Copper (Copper) è un sottoindice dell’S&P GSCI che costituisce un benchmark affidabile e pubblicamente disponibile della performance del mercato del rame.

L’indice S&P GSCI Softs (GSCI soft commodities) è un sottoindice dell’S&P GSCI che misura la performance delle soft commodity ponderata per la produzione mondiale. Nel 2012 l’indice S&P GSCI Softs comprendeva le seguenti materie prime: caffè, zucchero, cacao e cotone.

Titoli di Stato spagnoli a 10 anni—Spain Benchmark 10-Year Datastream Government Index.

Il Thomson Reuters Convertible Global Focus USD Hedged Index è un indice di mercato ponderato con una dimensione minima di inclusione di USD 500 milioni (USA), EUR 200 milioni (Europa), YEN 22 miliardi e USD 275 milioni (altri paesi) di obbligazioni convertibili equity-linked.

L’andamento delle obbligazioni governative decennali britanniche è seguito dall’indice ufficiale Datastream per il Regno Unito. Gli indici di riferimento Datastream per i seguenti titoli di Stato si basano su singole emissioni. L’emissione scelta per ciascuna serie è la più rappresentativa disponibile per una data scadenza in ciascun momento. I titoli di riferimento sono selezionati sulla base delle convenzioni prevalenti all’interno di ciascun mercato. In generale il titolo di riferimento è sempre l’ultima emissione di una data fascia di scadenze, tuttavia vengono considerati anche i rendimenti, la liquidità, le dimensioni dell’emissione e le cedole.

L’indice U.S. Dollar (DXY) è un indice che misura il valore del dollaro statunitense rispetto a un paniere di valute estere, generalmente quelle dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti.

L’indice Chicago Board Options Exchange (CBOE) Market Volatility (VIX) mostra le aspettative del mercato per la volatilità a 30 giorni.

DISTRIBUZIONE

Questa comunicazione è destinata e sarà distribuita solo ai soggetti residenti nelle giurisdizioni dove la sua distribuzione o circolazione non siano vietate dalle leggi e normative vigenti.

Regno Unito – Morgan Stanley Investment Management Limited è autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority. Registrata in Inghilterra. N. di registrazione: 1981121. Sede legale: 25 Cabot Square, Canary Wharf, London E14 4QA, autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority. Dubai – Morgan Stanley Investment Management Limited (Representative Office, Unit Precinct 3-7th Floor-Unit 701 and 702, Level 7, Gate Precinct Building 3, Dubai International Financial Centre, Dubai, 506501, Emirati Arabi Uniti. Telefono: +97 (0)14 709 7158). Germania – Morgan Stanley Investment Management Limited Niederlassung Deutschland, Grosse Gallusstrasse 18, 60312, Francoforte sul Meno, Germania (Gattung: Zweigniederlassung (FDI) gem. § 53b KWG). Irlanda – Morgan Stanley Investment Management (Ireland) Limited. Sede legale: The Observatory, 7-11 Sir John Rogerson’s Quay, Dublino 2, Irlanda. Società registrata in Irlanda con il numero 616662. Regolamentata dalla Banca Centrale d’Irlanda. Italia – Morgan Stanley Investment Management Limited, Milan Branch (Sede Secondaria di Milano) è una filiale di Morgan Stanley Investment Management Limited, una società registrata nel Regno Unito, autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority (FCA), con sede legale a 25 Cabot Square, Canary Wharf, London E14 4QA. Morgan Stanley Investment Management Limited Milan Branch (Sede Secondaria di Milano), con sede in Palazzo Serbelloni, Corso Venezia 16, 20121 Milano, Italia, è registrata in Italia con codice fiscale e P. IVA 08829360968. Paesi Bassi – Morgan Stanley Investment Management, Rembrandt Tower, 11th Floor Amstelplein 1 1096HA, Paesi Bassi. Telefono: +31 2-0462-1300. Morgan Stanley Investment Management è una filiale di Morgan Stanley Investment Management Limited. Morgan Stanley Investment Management Limited è autorizzata e regolamentata dalla Financial Conduct Authority nel Regno Unito. Svizzera – Morgan Stanley & Co. International plc, London, filiale di Zurigo, autorizzata e regolamentata dall’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (“FINMA”). Iscritta al Registro di commercio di Zurigo CHE-115.415.770. Sede legale: Beethovenstrasse 33, 8002 Zurigo, Svizzera, telefono +41 (0) 44 588 1000. Facsimile Fax: +41(0)44 588 1074.

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Stati Uniti –

I conti a gestione separata potrebbero non essere adatti a tutti gli investitori. I conti separati gestiti in base alla Strategia illustrata comprendono diversi valori mobiliari e potrebbero non replicare la performance di un indice. Si raccomanda di valutare attentamente gli obiettivi d’investimento, i rischi e i costi della Strategia prima di effettuare un investimento. È richiesto un livello patrimoniale minimo. Il modulo ADV, Parte 2, contiene informazioni importanti sul gestore degli investimenti.

Prima di investire si consiglia di valutare attentamente gli obiettivi d'investimento, i rischi, le commissioni e le spese dei comparti. I prospetti contengono queste e altre informazioni sui comparti. Una copia del prospetto può essere scaricata dal sito morganstanley.com/im o richiesta telefonando al numero +1-800-548-7786. Si prega di leggere attentamente il prospetto prima di investire.

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