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novembre 16, 2020

Un primo sguardo al 2021: troppa liquidità e pochi strumenti in cui investirla

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novembre 16, 2020

Un primo sguardo al 2021: troppa liquidità e pochi strumenti in cui investirla


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Un primo sguardo al 2021: troppa liquidità e pochi strumenti in cui investirla

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novembre 16, 2020

 
 

Salve, sono Jim Caron, gestore del team Global Fixed Income. Ci siamo ormai lasciati alle spalle le elezioni e dobbiamo iniziare a pensare ai mercati, ai flussi di investimento e alle strategie per il prossimo anno.

Uno dei principali temi di cui mi sentirete parlare abbastanza spesso è il concetto di inflazione dei titoli. Non è una novità. Lo abbiamo già osservato in passato, ma ne parlo perché è possibile che nel 2021 segni un'accelerazione, che potrebbe proseguire anche nel 2022. Si tratta di una tendenza di lungo termine i cui elementi fondamentali stanno emergendo in questo momento.

La recente crisi ha spinto banche centrali e autorità fiscali e monetarie a iniettare ingenti volumi di liquidità nei mercati per sostenere l'economia. È un argomento di cui abbiamo già parlato. È dovuto al divario negativo tra crescita e PIL tendenziale, causato dai lockdown e dal calo di utili, flussi di cassa e via dicendo. Il fatto è che tutta questa liquidità rimane nel mercato.

Le previsioni di Morgan Stanley per il 2021, che dovrebbe essere un anno di ripresa, vedono una crescita del PIL statunitense superiore al 5%. Si tratta di un'accelerazione davvero considerevole. Ma tutta questa liquidità rimarrà nei mercati anche se il PIL tornerà a crescere, non solo negli Stati Uniti ma nel resto del mondo. Morgan Stanley prevede una crescita del 6% per il PIL globale.

Sulla base di queste premesse, il 2021 dovrebbe rivelarsi un anno estremamente positivo. Abbiamo innanzittutto un'ampia liquidità che continua a circolare nel mercato, nel senso che le banche manterranno un orientamento espansivo. Non inaspriranno la politica monetaria. Non ridurranno la liquidità in circolazione. O perlomeno è quello che dicono. In aggiunta, arriveranno anche stimoli fiscali. La liquidità in circolazione nei mercati sarà quindi anche maggiore.

Emergeranno di conseguenza pressioni inflazionistiche perché non ci sono attivi sufficienti in cui investire tutta questa liquidità. So che può sembrare un concetto strano in questo momento, vista l'enorme offerta di titoli di Stato e obbligazioni societarie. Quest'anno le emissioni obbligazionarie investment grade hanno infatti già superato i 1.700 miliardi di dollari. Un livello decisamente alto. L'anno scorso avevano toccato la cifra record di 950 miliardi. Sono comunque dati che ho già menzionato.

Il punto è, comunque, che tutte queste obbligazioni venivano sottoscritte. Gli investitori le acquistavano. Uno dei motivi è che l'elevata liquidità disponibile permette di assorbire questa offerta. Avviandoci verso il 2021 dobbiamo tenere presente che i volumi di emissioni societarie potrebbero essere inferiori. Probabilmente non saranno superiori ai livelli di questa fase del 2020. La liquidità presente nel sistema dovrà però essere investita in qualche modo.

I dati sui fondi globali di EPFR Global mostrano che i saldi liquidi sono ancora molto elevati, leggermente superiori a 1.500 miliardi. Se guardiamo i flussi complessivi nei fondi dal 2019, vediamo che negli strumenti liquidi e negli attivi collegati sono confluiti circa 1.500 miliardi. Gli investimenti nell’obbligazionario hanno registrato un aumento costante di circa mille miliardi di dollari.

Al contrario, da fine 2019 gli strumenti azionari hanno registrato deflussi per circa 470 miliardi di dollari. È un divario sostanziale se si pensa a tutti i capitali investiti in strumenti liquidi e in obbligazioni, rispettivamente pari a 1500 e 1000 miliardi di dollari. Si tratta di 2500 miliardi di dollari di investimenti contro 470 miliardi di disinvestimenti. È questo il divario di cui sto parlando. Ci aspettiamo quindi una riallocazione,

che inizierà dagli strumenti liquidi perché è qui che investono gli operatori quando non hanno fiducia nel futuro. Ora che si inizia a parlare di vaccini gli investitori stanno cominciando a pensare a come reimpiegare questa liquidità, che finirà per affluire negli strumenti di investimento. È questa l'ingente liquidità che, come dicevo, bisognerà impiegare in qualche modo nei mercati. Queste condizioni sono molto favorevoli ai prezzi degli attivi e ai rendimenti obbligazionari.

Gli operatori si chiedono se con questi livelli di crescita i rendimenti dei Treasury statunitensi non finiranno per salire alle stelle. Secondo noi no. Come abbiamo già detto, i rendimenti dei Treasury decennali potrebbero salire fino all'1,2% circa il prossimo anno, ma non riteniamo che questo possa essere l'inizio di un nuovo "taper tantrum" Non crediamo che sia il principio di un forte rialzo tendenziale dei rendimenti dei Treasury a 10 anni perché la Fed continua il suo programma di Quantitative Easing. La banca centrale americana sa che è necessario fornire uno stimolo per colmare questo output gap, e anche se ci aspettiamo una buona crescita l'anno prossimo, il 2020 è stato un anno molto deludente e non sarà facile recuperare le perdite subite.

Ad ogni modo, ci troviamo di fronte a uno stimolo prociclico unito a un'abbondante liquidità, che dovrà essere impiegata nel mercato. E verrà impiegata nei titoli obbligazionari. È quindi possibile che i prodotti con spread – gli spread investment grade e high yield – scendano addirittura sui minimi di un anno fa o anche oltre. È una possibilità che dobbiamo tenere presente.

Penso che la volatilità sarà molto elevata. I mercati risentiranno di forti alti e bassi. Ma sono convinto che la tendenza di lungo periodo, se vogliamo guardare agli sviluppi strutturali, sarà determinata dall'eccesso di liquidità in circolazione e dagli insufficienti titoli in cui investirla al momento disponibili. Questo quadro creerà condizioni molto favorevoli agli strumenti d'investimento,

e sarà una situazione generalizzata. Non mi riferisco ad alcun segmento specifico. È un tema che affronterò nelle prossime settimane, ma per il momento volevo solo illustrare in modo generale questo concetto di base, come punto di partenza per le discussioni future.

E con questo concludo, ringraziando tutti dell'ascolto. Vi auguro di stare bene e in buona salute e vi faccio i migliori auguri per le imminenti vacanze. Grazie. 

 
jim.caron
Managing Director
Global Fixed Income Team
 
 
 
 

Considerazioni sui rischi

Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo d’investimento del portafoglio sarà raggiunto. I portafogli sono esposti al rischio di mercato, ovvero alla possibilità che il valore di mercato dei titoli detenuti dal portafoglio diminuisca e che il valore delle azioni del portafoglio sia conseguentemente inferiore all’importo pagato dall’investitore per acquistarle. I valori di mercato possono cambiare quotidianamente a causa di eventi economici e di altro tipo (ad es. catastrofi naturali, crisi sanitarie, terrorismo, conflitti e disordini sociali) che influenzano i mercati, i Paesi, le aziende o i governi. È difficile prevedere le tempistiche, la durata e i potenziali effetti negativi (ad esempio la liquidità del portafoglio) degli eventi. Di conseguenza, l’investimento in questo portafoglio può comportare una perdita per l’investitore. Si fa presente che questo portafoglio può essere esposto ad alcuni rischi aggiuntivi. Le obbligazioni sono soggette alla capacità dell’emittente di effettuare pagamenti di capitale e di interessi in modo puntuale (rischio di credito), alle variazioni dei tassi d’interesse (rischio di tasso d’interesse), al merito di credito dell’emittente e alla liquidità generale del mercato (rischio di mercato). In un contesto di tassi d’interesse in rialzo, i corsi obbligazionari possono calare e dar luogo a periodi di volatilità e a maggiori richieste di rimborso. In un contesto di tassi d’interesse al ribasso, il portafoglio potrebbe generare un reddito inferiore. I titoli con scadenze più lunghe possono essere maggiormente sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse. I titoli garantiti da ipoteche e da collaterale sono esposti al rischio di rimborso anticipato e a un più elevato rischio d’insolvenza e possono essere difficili da valutare e vendere (rischio di liquidità). Essi sono altresì soggetti ai rischi di credito, di mercato e di tasso d’interesse. Determinati titoli di Stato americani acquistati dalla Strategia, come quelli emessi da Fannie Mae e Freddie Mac, non sono garantiti dal “full faith and credit” (piena fiducia e credito) degli Stati Uniti. È possibile che in futuro questi emittenti non dispongano dei fondi per onorare i propri obblighi di pagamento.Le  obbligazioni high yield (dette anche “junk bond”) sono titoli con rating inferiori che possono comportare livelli più elevati di rischio di credito e di liquidità.I  prestiti bancari quotati sono soggetti al rischio di liquidità e ai rischi di credito tipici dei titoli con rating inferiori.I  titoli esteri sono soggetti a rischi di cambio, politici, economici e di mercato. I rischi associati agli investimenti nei mercati emergenti sono maggiori di quelli associati agli investimenti nei mercati sviluppati. I titoli di debito sovrani sono soggetti al rischio di insolvenza. Gli strumenti derivati possono amplificare le perdite in maniera sproporzionata e incidere significativamente sulla performance. Inoltre possono essere soggetti a rischi di controparte, di liquidità, di valutazione, di correlazione e di mercato. I titoli vincolati e illiquidi possono essere più difficili da vendere e valutare rispetto a quelli quotati in borsa (rischio di liquidità).

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