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marzo 27, 2020
Coronavirus: riflettori ora puntati sugli Stati Uniti
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Coronavirus: riflettori ora puntati sugli Stati Uniti

Coronavirus: riflettori ora puntati sugli Stati Uniti

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marzo 27, 2020

 
 

Nel nostro commento della settimana scorsa abbiamo approfondito i provvedimenti adottati dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo a sostegno dell’economia. Gli stimoli monetari e fiscali varati finora sono chiaramente un segnale positivo. Ciò nonostante ci troviamo ora in un punto d’inversione. Perché ci sia una vera svolta, è necessaria un’azione coordinata a livello globale sul fronte sanitario, ma questo non sta ancora accadendo. Mentre in Asia le misure di contenimento del contagio hanno generalmente funzionato e la regione si sta riprendendo, l’attenzione si è ora spostata verso l’Europa e gli Stati Uniti, dove molti paesi sono tuttora in piena fase di escalation. Un segno positivo sarebbe il raggiungimento del picco dei nuovi contagi in Europa e negli USA.

Ma gli Stati Uniti stanno adesso diventando chiaramente l’epicentro di questa pandemia. In America, il numero di nuovi casi è in rapida crescita mentre la credibilità delle azioni intraprese a livello federale è minata dall’annuncio di Trump di voler fare ripartire l’economia entro Pasqua. Le azioni più determinanti sono invece state prese a livello di singoli stati o municipale, sotto forma di limitazioni al movimento delle persone. Nonostante in altri Paesi, come la Corea del Sud, l’efficacia dei tamponi preventivi sia stata ampiamente dimostrata, negli Stati Uniti questa azione non ha ancora raggiunto la portata che sarebbe necessaria. Il fatto più preoccupante è che in molte parti degli USA sembra esserci ancora una mancata consapevolezza della gravità e dell’impatto del virus. Siamo dell’avviso che finché da Washington non partiranno iniziative credibili per il contenimento del contagio, il Paese non potrà imboccare il cammino verso la ripresa e questo finirà per avere ripercussioni sulla ripresa economica globale.

 
 

Stimoli fiscali negli Stati Uniti: la velocità è cruciale

Fornire una soluzione finanziaria a un problema di natura medica non funzionerà. Gli stimoli fiscali e monetari non possono recare alcun vero beneficio a un’economia “chiusa per malattia”. La vera soluzione è contenere il virus, applicando le misure attualmente disponibili, come il “distanziamento sociale”. Tuttavia bisogna dare priorità al sistema sanitario, dotandolo di attrezzature indispensabili (come i respiratori) e di personale medico mobile, dislocabile nei punti nevralgici, ovvero le zone più colpite. Solo così sarà possibile ridurre al minimo le ripercussioni negative sull’economia provocate dal virus. Gli stimoli monetari possono attutire le sofferenze e gli stimoli fiscali possono far ripartire un’economia in sofferenza, ma non possono né arrestare la crisi né riportare tutto alla normalità.

Assisteremo probabilmente a un graduale aumento delle pressioni sulle imprese che sono impossibilitate a funzionare normalmente. Il Congresso degli Stati Uniti si appresta a varare un pacchetto di stimoli senza precedenti da 2000 miliardi di dollari (quasi il 10% del PIL statunitense1), ma l’interrogativo chiave rimane: quanto ci vorrà ad implementarlo? È fondamentale anche sapere quale percentuale di un simile pacchetto si tradurrà in una spesa reale, compensando in parte la riduzione del PIL prevista per l’anno in corso. Temiamo un aumento dei fallimenti tra le piccole e medie imprese, il segmento che crea il maggior numero di posti di lavoro negli Stati Uniti e, di conseguenza, rappresenta uno dei principali motori della crescita economica. Mediamente, le PMI statunitensi hanno riserve liquide per 27 giorni circa2, ma per molte è molto meno. Il 25% delle piccole imprese dispone di liquidità per meno di 13 giorni. La rapidità degli interventi, quindi, è fondamentale poiché queste imprese potrebbero subire gravi ripercussioni in un arco di tempo estremamente breve. Se vogliamo che gli aiuti salvino le imprese e contengano l’ondata di una potenziale disoccupazione di massa, le misure di stimolo devono arrivare a queste aziende prima che possano fallire.

Tuttavia, anche tenendo conto degli stimoli le prospettive sono poco entusiasmanti. Forse il pacchetto di stimoli deciso dal governo degli Stati Uniti riuscirà a evitare una depressione, ma riteniamo comunque probabile che Stati Uniti e, allo stadio attuale, anche Europa e Giappone entreranno in recessione. Tale prospettiva dipende quasi totalmente dall’efficacia delle misure di controllo del contagio in Europa e, in particolare, negli Stati Uniti.

I segnali per tornare sul mercato

Ci aspettiamo che il virus continuerà a diffondersi quindi siamo ancora dell’avviso che sia troppo presto per ritornare sui mercati. La questione centrale è la pressione a cui è sottoposto il sistema sanitario globale. Il progressivo spostamento del virus a occidente inizierà a mettere il sistema sanitario statunitense in difficoltà. In base ai dati disponibili, il 5% circa delle vittime versa in condizioni gravi o critiche3. Se la diffusione del contagio non viene controllata, quasi certamente il numero di persone che necessiteranno di un ricovero ospedaliero nelle regioni colpite supererà la capacità disponibile nei sistemi sanitari, con probabile impennata dei decessi. Se ciò dovesse accadere, la popolazione potrebbe invocare misure di controllo ancor più drastiche che inciderebbero ulteriormente sull’economia.

Il primo e più importante segnale che indicherà che è arrivato il momento di reinvestire, è quando questo circolo vizioso verrà spezzato. Ciò accadrà non appena le misure di contenimento del virus inizieranno a sortire i primi effetti. Solo allora gli stimoli economici potrebbero iniziare a produrre risultati tangibili. Su questa base, ecco un elenco dei principali indicatori che, a nostro avviso, potrebbero segnalare che è arrivato il momento di tornare a investire negli attivi rischiosi.

  • Misure credibili per contenere i contagi: devono essere adottate misure credibili e sensate dal punto di vista medico. L’applicazione di rigidi divieti alla circolazione rientrano tra simili misure di contenimento. Alcuni Paesi europei le hanno adottate, ma gli Stati Uniti sono il Paese che è potenzialmente più esposto. La maggior parte degli stati, infatti, non ha imboccato questa strada e Trump stesso ha auspicato che le aziende americane possano riaprire i battenti entro Pasqua. Le prospettive relative a questo provvedimento cruciale rimangono poco chiare. 
  • Stabilizzazione o appiattimento della curva dei contagi negli Stati Uniti e in Europa: la curva sta ancora registrando un’escalation e riteniamo che prima di osservare un appiattimento potrebbero passare ancora dalle 2 alle 3 settimane, sempre che le misure di contenimento vengano attuate con fermezza.
  • Valutazioni estreme: le valutazioni azionarie statunitensi sono di poco inferiori al “fair value”, ma non ancora estreme.
  • Posizionamento estremo: i mercati si sono mossi da un estremo all’altro (da +10% a -10%, ad esempio), ma sebbene alla luce di cambiamenti così repentini una correzione sia poco probabile, alcune parti del mercato sono ancora esposte alla debolezza.
  • Politica monetaria e fiscale efficace: questo punto sembra essere ampiamente realizzato. Le banche centrali sono intervenute con decisione in materia di politica monetaria: da un lato la Federal Reserve ha annunciato un programma di acquisto di titoli per 700 miliardi di dollari mentre la BCE ha disposto un pacchetto di stimoli da 750 miliardi di euro. Il governo degli Stati Uniti ha annunciato stimoli fiscali per 2000 miliardi di dollari, una misura che il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ha descritto come il “pacchetto di salvataggio più consistente della storia d’America”. L’effetto più importante di queste iniziative è quello di “lenire” l’impatto prodotto dal virus sull’economia e gettare le basi per una rapida ripresa una volta che la diffusione dei contagi sarà stata messa sotto controllo. Tali politiche, tuttavia, non spezzano il circolo vizioso dell’aumento delle infezioni che potrebbe travolgere i sistemi sanitari con un aumento dei decessi evitabili e delle pressioni pubbliche per l’adozione di misure di contenimento ancor più drastiche (che devasterebbero ulteriormente l’economia). Si tratta senz’altro di provvedimenti positivi, ma prima di tornare a investire dobbiamo poter osservare i primi effetti positivi delle misure di contenimento.
 
 

Nel frattempo, in attesa di un’opportunità per ritornare sui mercati, stiamo adeguando il nostro posizionamento tattico e, nei portafogli che lo consentono, la nostra strategia di copertura delle opzioni.  

Nella tabella riportata di seguito forniamo le più recenti stime delle allocazioni per i quattro fondi Luxembourg SICAV al 26 marzo 2020.

 
 
  VOLATILITÀ ANNUA 1

AZIONARIO %

OBBLIGAZIONARIO % MATERIE PRIME %

LIQUIDITÀN %

MS INVF Global Balanced Risk Control Fund of Funds (EUR) 4% – 10% 17.0 50.8 4.3 27.9
MS INVF Global Balanced Income Fund (EUR) 4% – 10% 22.1 49.9 4.3 23.7
MS INVF Global Balanced Fund (EUR) 4% – 10% 19.8 50.3 4.5 25.5
MS INVF Global Balanced Defensive Fund (EUR) 2% – 6% 5.7 66.4 3.6 24.3
 
 

Fonte: team Global Balanced Risk Control, Morgan Stanley Investment Management. Le allocazioni sono soggette a variazioni su base giornaliera e senza preavviso. La presente comunicazione viene fornita unicamente a scopo informativo e non costituisce una raccomandazione ad acquistare o vendere una strategia d’investimento particolare. 1. L’obiettivo di volatilità è un intervallo indicativo. Non vi è alcuna garanzia che gli obiettivi saranno raggiunti.

 
 

CONSIDERAZIONI SUI RISCHI

Non vi è alcuna garanzia che l’obiettivo d’investimento della Strategia venga raggiunto. I portafogli sono esposti al rischio di mercato, ovvero alla possibilità che il valore di mercato dei titoli detenuti dal portafoglio diminuisca e che il valore delle azioni del portafoglio sia conseguentemente inferiore all’importo pagato dall’investitore per acquistarle. Di conseguenza, l’investimento in questo portafoglio può comportare una perdita per l’investitore. Inoltre, la strategia può essere esposta ad alcuni rischi aggiuntivi. Esiste il rischio che, in base alle effettive condizioni di mercato, la metodologia e le ipotesi di asset allocation elaborate dal Consulente per i portafogli sottostanti si rivelino errate e che il portafoglio non raggiunga il suo obiettivo d’investimento. I corsi azionari tendono inoltre a essere volatili e la possibilità di subire perdite è significativa. Gli investimenti del portafoglio in certificati legati alle materie prime comportano rischi notevoli, ivi compreso il rischio di un sensibile deprezzamento del capitale investito. In aggiunta ai rischi inerenti alle materie prime, tali investimenti sono esposti a rischi specifici, quali il rischio di perdita di capitale e interessi, l’assenza di un mercato secondario e il rischio di livelli superiori di volatilità, che non interessano i tradizionali titoli azionari e di debito. Le oscillazioni dei cambi potrebbero annullare i guadagni generati dagli investimenti o accentuare le perdite. I titoli obbligazionari sono soggetti alla capacità dell’emittente di rimborsare puntualmente capitale e interessi (rischio di credito), alle variazioni dei tassi d’interesse (rischio di tasso d’interesse), al merito di credito dell’emittente e alle condizioni generali di liquidità del mercato (rischio di mercato). In un contesto di tassi d’interesse in rialzo, i corsi obbligazionari possono calare e dar luogo a periodi di volatilità e a maggiori richieste di rimborso. In un contesto di tassi d’interesse al ribasso, il portafoglio potrebbe generare un reddito inferiore. I titoli con scadenze più lunghe possono essere maggiormente sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse.Le azioni e i titoli esteri risentono in genere di una maggiore volatilità rispetto agli strumenti obbligazionari e sono soggetti a rischi di cambio, politici, economici e di mercato. Le quotazioni tendono a oscillare in risposta a eventi specifici in seno a una determinata società. I titoli delle società a bassa capitalizzazione comportano rischi particolari, come l’esiguità delle linee di prodotto, dei mercati e delle risorse finanziarie, e possono registrare una maggiore volatilità di mercato rispetto a quelli di società più consolidate di dimensioni maggiori. I rischi associati agli investimenti nei Mercati Emergenti sono maggiori di quelli associati agli investimenti nei Mercati Sviluppati esteri.  Le azioni degli exchange traded funds (ETF) comportano molti dei rischi associati agli investimenti diretti in azioni ordinarie od obbligazioni e il loro valore di mercato oscilla al variare del valore dell’indice sottostante. Investendo in ETF e in altri Fondi d’investimento, il portafoglio assorbe sia le proprie spese che quelle degli ETF e dei Fondi d’investimento nei quali investe. La domanda e l’offerta di ETF e di Fondi d’investimento potrebbero non essere correlate a quelle dei titoli sottostanti. Gli strumenti derivati possono essere illiquidi, amplificare le perdite in misura più che proporzionale e avere un impatto negativo potenzialmente consistente sulla performance del portafoglio.  Un contratto a termine su valute è uno strumento di copertura che non implica alcun pagamento anticipato. L’uso della leva finanziaria può accentuare la volatilità del Portafoglio. La diversificazione non protegge dalle perdite in un particolare mercato, tuttavia permette di distribuire il rischio tra le varie classi di attività. 

 
 

1 Fonte: 25 marzo 2020, CNBC.

2 “Cash is king”: flussi, saldi e giorni di riserve liquide. JP Morgan Chase Institute. Settembre 2016. I giorni di riserve liquide corrispondono al periodo stimato, misurato in giorni, durante il quale una società è in grado di effettuare pagamenti attingendo al proprio saldo liquido, qualora le entrate dovessero arrestarsi.

3 Worldometers. www.worldometers.info/coronavirus/coronavirus-cases/ Sito consultato il 26 marzo 2020. A livello globale, il 95% di chi viene colpito dal COVID-19 presenta sintomi leggeri, mentre il 5% versa in condizioni gravi se non critiche.

 
andrew.harmstone
Managing Director
Global Balanced Risk Control Team
 
manfred.hui
Managing Director
Global Balanced Risk Control Team
 
christian.goldsmith
Executive Director
Global Balanced Risk Control Team
 

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